«Processi troppo lunghi» Gli avvocati in sciopero
La presidente Palma: la nostra protesta contro l’allungamento delle prescrizioni A Ferrara via alla raccolta firme per la separazione delle carriere dei magistrati
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Da quasi un mese processi a singhiozzo. Per scioperi e astensioni. Di avvocati e giudici di pace. Anche ieri mattina, tanto che un addetto ai lavori: «In un mese si è lavorato non più di 4/5 giorni». E non finisce qui. Anche se oggi gli avvocati tornano in aula, ma - anticipa Alessandra Palma, presidente Camera penale a Ferrara - «è già stata programmata una nuova astensione dal 12 al 16 giugno prossimi». Con una alta adesione come già accaduto a marzo, aprile e ai primi di maggio (le altre tre astensioni). Alta adesione anche all’iniziativa che l’Unione camere penali sta proponendo in tutta Italia e anche in città, con la raccolta di firme per chiedere la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. «Stiamo raccogliendo le firme a Ferrara, finora oltre 150 mentre a livello nazionale siamo a quota 20mila in appena una ventina di giorni, per una proposta di legge promossa dall’ Unione camere penali italiane, e andremo avanti per sei mesi, fino a novembre». In città gli avvocati hanno raccolto firme due volte alla sede dell’Ordine avvocati, una all’Università in occasione di un convegno e con un banchetto in piazza. Altra cosa è l’astensione, per protesta contro la nuova riforma del processo penale (in corso lo sciopero anche dei giudici di pace e a breve dei vice procuratori anche loro contro riforma della giustizia onorario per cui c’è stato l’appello delle procure in tutta Italia, Ferrara compresa, affinché non venga accolto il decreto. «Per quanto riguarda la nostra astensione, le Camere penali sono schierate contro due provvedimenti contenuti nel disegno legge del governo: la prescrizione con l’allungamento dei termini e la celebrazione dei processi con videoconferenza a distanza», spiega la Palma. «Ancor più preoccupante il fatto che il governo abbia messo la fiducia sul decreto alla Camera e lo ripropone al Senato, impedendo il dialogo parlamentare: ciò è intollerabile». La protesta dei legali, continua la presidente ferrarese « non ha come base rivendicazioni per interessi di categoria ma va nel rispetto di diritti umani e sociali, uno su tutto il principio della ragionevole durata del processo e di poter partecipare attivamente al processo». Insomma, evitare che i processi durino 20 anni prima di ottenere verità, giustizia, chiarezza sui fatti. «Perché tutti i processi vanno celebrati per tutti, non solo imputati anche e soprattutto le vittime dei reati che non possono attendere anni per le sentenze». E allora allungare la prescrizione non serve, non risolve i problemi: «Uno Stato che non riesce a far celebrare processi per carenze strutturali non può scaricare sui cittadini l’incapacità di gestire questo problema: semplice, lo stato non riesce a fare i processi e allora allunga tempi e termini: l’Europa ci ha già detto che non si può». (d.p.)
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