La Nuova Ferrara

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DISAGGREGAZIONI

E Jolanda se ne va dall'Unione

di LUCA TRAINI
Elisa Trombin, sindaco di Jolanda
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Elisa Trombin, sindaco di Jolanda

Il sindaco Elisa Trombin annuncia la clamorosa rottura con i Comuni dell'area copparese: troppe spese, pochi servizi. Nuovo asse verso il mare

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JOLANDA DI SAVOIA. Mesi di tensioni, dispute sui conti, accuse incrociate e più spesso di sponda: un fiume di polemiche che a tratti riemerge, come un torrente carsico, paradosso geografico-amministrativo in una pianura piatta a perdita d’occhio, che ha per dislivelli solo vaste depressioni, sotto il livello del mare, e gli argini di canali che scorrono lenti e placidi. Un fiume di polemiche che a valle esplode in una dichiarazione destinata a trovare repliche affilate: l’amministrazione di Jolanda di Savoia ha deciso, con il nuovo anno uscirà dall’Unione che la lega a Copparo, Berra, Ro, Tresigallo e Formignana. Il paese della bonifica si volta verso il mare in cerca di nuove alleanze e di quelle sinergie che sono necessarie per legge e per sopravvivere, ma ancora per anni sarà chiamata a pagare le rate delle vecchie annualità “di condominio” non saldate. Il sindaco Elisa Trombin è determinata. Anche a togliersi qualche pietruzza dalla scarpa.


Sindaco, avete dunque deciso?
«Sì, lasciamo l’Unione Terre e Fiumi. È una scelta importante che come amministrazione abbiamo ben ponderato. Siamo sicuri e sereni».


Con quale iter?
«Lo statuto prevede che sia il consiglio a decidere, serve una delibera».


Che tempi prevedete?
«Vogliamo uscire con il primo gennaio dell’anno prossimo. Per farlo dovremo formalizzare la scelta entro il mese di giugno».


Da quanto ci state pensando?
«I problemi con l’Unione si trascinano da anni. Già durante il mio primo mandato da sindaco mi dimisi da assessore per segnalare una questione di mancata trasparenza. Ma è dall’estate scorsa che abbiamo aperto un approfondimento, impegnandoci a verificare l’economicità e l’efficienza di servizi per i quali versiamo 440mila euro».


Con che risultati?
«Le porto un esempio: ci ritroviamo con lo sportello dei vigili aperto appena un’ora e mezzo alla settimana. Che dire... la qualità dei servizi è in genere buona, ma i costi sono uno degli aspetti che ci spingono ad uscire».


I conti di Jolanda sono argomento di ripetuti attacchi alla sua amministrazione. Fugge per non pagare dazio?
«Io sono in regola con tutti i pagamenti all’Unione, anche con le quote della rateizzazione».
Giusto quelle. Secondo l’accordo raggiunto lo scorso anno, Jolanda deve 10mila euro al mese di arretrati.

Come vi regolerete?
«Continueremo ad onorare il debito, ovviamente, fino alla naturale scadenza del 2021».


Uscite dall’Unione, ma Jolanda non potrà certo restare da sola.
«No. I piccoli comuni devono stare sotto la copertura di una unione o convenzionarsi con altri su specifiche funzioni. Ma mi lasci dire che il nostro paese ha il motore di una Ferrari che farà cambiare la vita dei suoi cittadini, in meglio. Credo ci siano amministrazioni più lungimiranti che ci vorranno con loro».


Avrete già tastato il terreno, preso contatti e imbastito intese...
«Preferisco non rispondere (sorride, ndr)».


Non voglio credere che vi bruciate i ponti alle spalle senza aver trovato un nuovo approdo. E poiché gli accordi sui servizi hanno come condizione necessaria la vicinanza, se non la contiguità, tagliati fuori i comuni dell’ex mandamento, non vi resta che guardare verso il mare.
«Lo dice lei...».


La sua è una amministrazione ostentatamente civica in una Unione a forte connotazione Pd. Quanto pesa la politica nella decisione di divorziare?
«Non abbiamo alcun problema con il Pd, anzi. Lo dimostra l’incontro che ho avuto con Renzi nella sua recente visita a Bonifiche. In quell’occasione il futuro segretario, che da noi ha riscosso una percentuale altissima alle primarie, a colloquio con me ha definito Jolanda esempio per il futuro dell’Italia. La verità è che qui da noi è in atto una vera rivoluzione, anche grazie al Pd. E qualche esponente locale di quel partito proprio non riece a digerirlo».


Il riferimento è agli amministratori dell’Unione?
«Leggo ciò che scrivono. Assomigliano molto ai 5 Stelle che tanto criticano».


Si spieghi meglio.
«Dicono di avere una forte preoccupazione e disturbo, forse fastidio, per la presenza di Jolanda nell’Unione. Bene, ce ne andiamo noi e li togliamo dall’imbarazzo. Se il problema dell’Unione è Jolanda, allora non ne avranno più. Saranno liberi di spendere il grande avanzo di bilancio che hanno e non saranno più costretti a strizzare l’occhio alla mia opposizione per cercare stratagemmi contro Jolanda».


Ne fa una questione personale.
«Lo dica a loro, al “re” Nicola Rossi (sindaco di Copparo, ndr) e al suo paggetto Eric Zaghini (sindaco di Berra, ndr) più impegnati a far dispetto all’Elisa che a far conoscere l’Unione ai cittadini che ancora dopo otto anni si chiedono cosa sia, o a tracciare una strategia di crescita per il territorio. Potrei scrivere un libro, con tanto di virgolettati, sui comportamenti che hanno tenuto nei nostri confronti».


La sua amministrazione è al centro delle cronache per un importante buco di bilancio: 900mila euro di rosso. In consiglio dovrete discutere di quello, prima ancora che dell’uscita dall’Unione. Come affronterà la questione?
«Il buco è stato generato sia da un errore contabile legato all’applicazione di una norma, che è capitato anche in tanti altri Comuni e che risolveremo senza togliere servizi ai concittadini, sia per l’esosa quota fissa che paghiamo all’Unione, per niente proporzionale al costo dei servizi per il numero di abitanti che ha portato i cittadini di Jolanda a pagare anche i servizi di Copparo. Va da sé che uscendo dall’Unione questo problema non ci sarà più».


È un ragionamento rivolto agli anni futuri. Per il debito che si è accumulato, che soluzioni ha?
Le illustreremo nei prossimi consigli comunali. Del buco di bilancio di Jolanda me ne occupo io, stiano tranquilli nell’Unione, non è più un loro problema. E l’Unione non sarà più un problema per i miei concittadini ai quali dico che se devo decidere tra tenere aperta una scuola o restare in Terre e Fiumi, io scelgo la scuola».


Luca Traini
 

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