«Essere parroco resta una scelta coraggiosa»
Il passaggio di testimone tra monsignor Vincenzi e don Andrea Pesci Due amici che per anni hanno lavorato insieme per l’intera comunità
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BONDENO. Don Andrea Pesci è da ieri il nuovo arciprete della parrocchia Natività di Maria. Questo al termine di una toccante cerimonia, che ha scaldato i cuori dell’intera comunità di Bondeno. Sul sagrato del Duomo, in un simbolico abbraccio, monsignor Vincenzi ha lasciato il testimone a don Andrea, l’amico con cui ha lavorato a stretto contatto per tanti anni.
«Un momento di successione e continuità della chiesa» è stato definito. Una giornata in cui i saluti di “benvenuto” si sono mescolati a quelli di commiato, perché è stata anche l’ultima uscita pubblica in qualità di arcivescovo di Ferrara-Comacchio, per monsignor Luigi Negri. Al quale è stato dedicato il primo omaggio della giornata: cominciata con una processione, il saluto del sindaco Fabio Bergamini, davanti ad autorità, forze dell’ordine, associazioni.
«L’arcivescovo Negri – ha detto dall’altare monsignor Vincenzi – ha trascorso con noi anni brevi, in contatto con la comunità, alla ricerca di quella verità che va perseguita con impegno. Essere parroco – continua – è una scelta coraggiosa e meritoria, è un dono di sé». Poi, un’esitazione: «Scusate, è l’emozione...» E scoppia spontaneo l’applauso. All’omelia del vescovo, segue il Credo, con la promessa di fedeltà di don Andrea Pesci. E’ il cancelliere dell’arcivescovato, D’Urso, a leggere il decreto di nomina. «Il giorno dell’Ascensione – prende la parola Luigi Negri – è uno dei più grandi paradossi: il Signore che va in cielo, ma che rimane. Ho visto te in me – dice a don Andrea – e per questo sono tranquillo: non hai chiesto di essere nominato a Bondeno e chi può fare una carriere migliore di chi non desidera farla? Quando alla sera ti sentirai abbattuto – e magari riceverai qualche offesa come è accaduto a me – nessuno potrà dirti: “l’hai voluto tu!”. Perché non lo hai chiesto. Anche le offese ricevute – dice Negri, quasi per chiarire il suo operato – sono per avere testimoniato le parole di Cristo». Don Andrea parla per ultimo, porgendo il suo delicato saluto, ringraziando tutti. «Se sbaglierò, mi correggerete», dice citando Giovanni Paolo II. Commosso, raccoglie due fiori dall’altare e li porta a due persone individuate tra i presenti (una delle quali, probabilmente, la madre): «Perdonatemi, non mi vedrete più fare un gesto del genere – si scusa -. L’augurio – dice alla sua comunità – è che ciascuno di voi possa collaborare, perché non ci possiamo permettere di essere spettatori della vita, dobbiamo sporcarci le mani, ciascuno con i propri limiti e carismi, per poter migliorare assieme.» Il sindaco Fabio Bergamini rivolge un ultimo saluto di commiato a monsignor Marcello Vincenzi, capace «di forgiare – secondo il sindaco – un nuovo concetto di comunità». Per questo, gli dona le chiavi della Città. A don Andrea, da ieri, sono invece affidate “chiavi” altrettanto importanti: quelle della fede e della speranza.
Mirco Peccenini
«Un momento di successione e continuità della chiesa» è stato definito. Una giornata in cui i saluti di “benvenuto” si sono mescolati a quelli di commiato, perché è stata anche l’ultima uscita pubblica in qualità di arcivescovo di Ferrara-Comacchio, per monsignor Luigi Negri. Al quale è stato dedicato il primo omaggio della giornata: cominciata con una processione, il saluto del sindaco Fabio Bergamini, davanti ad autorità, forze dell’ordine, associazioni.
«L’arcivescovo Negri – ha detto dall’altare monsignor Vincenzi – ha trascorso con noi anni brevi, in contatto con la comunità, alla ricerca di quella verità che va perseguita con impegno. Essere parroco – continua – è una scelta coraggiosa e meritoria, è un dono di sé». Poi, un’esitazione: «Scusate, è l’emozione...» E scoppia spontaneo l’applauso. All’omelia del vescovo, segue il Credo, con la promessa di fedeltà di don Andrea Pesci. E’ il cancelliere dell’arcivescovato, D’Urso, a leggere il decreto di nomina. «Il giorno dell’Ascensione – prende la parola Luigi Negri – è uno dei più grandi paradossi: il Signore che va in cielo, ma che rimane. Ho visto te in me – dice a don Andrea – e per questo sono tranquillo: non hai chiesto di essere nominato a Bondeno e chi può fare una carriere migliore di chi non desidera farla? Quando alla sera ti sentirai abbattuto – e magari riceverai qualche offesa come è accaduto a me – nessuno potrà dirti: “l’hai voluto tu!”. Perché non lo hai chiesto. Anche le offese ricevute – dice Negri, quasi per chiarire il suo operato – sono per avere testimoniato le parole di Cristo». Don Andrea parla per ultimo, porgendo il suo delicato saluto, ringraziando tutti. «Se sbaglierò, mi correggerete», dice citando Giovanni Paolo II. Commosso, raccoglie due fiori dall’altare e li porta a due persone individuate tra i presenti (una delle quali, probabilmente, la madre): «Perdonatemi, non mi vedrete più fare un gesto del genere – si scusa -. L’augurio – dice alla sua comunità – è che ciascuno di voi possa collaborare, perché non ci possiamo permettere di essere spettatori della vita, dobbiamo sporcarci le mani, ciascuno con i propri limiti e carismi, per poter migliorare assieme.» Il sindaco Fabio Bergamini rivolge un ultimo saluto di commiato a monsignor Marcello Vincenzi, capace «di forgiare – secondo il sindaco – un nuovo concetto di comunità». Per questo, gli dona le chiavi della Città. A don Andrea, da ieri, sono invece affidate “chiavi” altrettanto importanti: quelle della fede e della speranza.
Mirco Peccenini
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