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Coppia uccisa in casa: chiusura indagini e giudizio immediato

di Annarita Bova
Coppia uccisa in casa: chiusura indagini e giudizio immediato

Sei mesi fa il delitto dei coniugi Vincelli  L’accusa: prove schiaccianti, ragazzini subito a processo 

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PONTELANGORINO. Sono passati quasi sei mesi dal quel tragico 10 gennaio, quando i coniugi Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni sono stati barbaramente uccisi nella loro villetta di Pontelangorino da un amico del figlio Riccardo, mandante dell’omicidio ed entrambi minorenni. I due hanno confessato subito e non ci dovrebbero essere colpi di scena, tanto che in questi giorni il pubblico ministero potrebbe già chiedere il rinvio a giudizio per i due.

Quello di Pontelangorino è stato un vero massacro ma tanto la dinamica quanto il movente sembrano chiari agli inquirenti e l’accusa potrebbe dunque chiedere il giudizio immediato. Si va a giudizio quindi, saltando la fase preliminare davanti al gip e con un impianto accusatorio che, se possibile, è ancora più solido. Perché il pubblico ministero infatti possa chiedere il giudizio immediato occorre l’evidenza della prova (e per il delitto di Pontelangorino non ci sono dubbi) e che la persona sottoposta alle indagini sia stata interrogata sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova. Si ritiene che l’interrogatorio effettuato in sede di convalida dell’arresto o del fermo o l’interrogatorio di garanzia siano comunque idonei a consentire l’instaurazione del rito speciale.

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Per il duplice delitto di Pontelangorino, l’impianto accusatorio è più che solido, rafforzato ulteriormente dall’analisi che gli specialisti dei carabinieri hanno svolto sulle memorie dei telefonini dei ragazzi, così come riportato da "Repubblica", analisi dalle quali emerge che i due si erano scambiati messaggi espliciti su come seguire il duplice omicidio fin dai primi di dicembre 2016. Ossia un mese prima della tragica notte tra il 9 e il 10 gennaio scorsi. Dai messaggi, che peraltro coincidono con le confessioni dei minori, risulta che i due si erano scambiati opinioni sull’arma da utilizzare per il delitto e che inizialmente avevano pensato di usare una spada custodita in casa o altre armi da taglio di diverso tipo.

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Poi la scelta sarebbe caduta su un’ascia da «usare dalla parte del retro e non dalla lama», per evitare un eccessivo spargimento di sangue. Quindi le buste di plastica per avvolgere la testa delle vittime e le corde per legare i corpi da inabissare dove le acque del fiume sono più profonde. Particolari agghiaccianti che, secondo l’accusa, dimostrano la premeditazione.
 

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