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«Non si può morire in quel modo» 

«Non si può morire in quel modo» 

Bando, i sindacati prendono posizione dopo la tragedia nell’azienda agricola

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BANDO. Sul tragico infortunio che si è verificato in un’azienda agricola in località Fiorana di Bando, costato la vita al giovane operaio Ahmed Saifeddine, 24 anni, intervengoo anche le segreterie provinciali di Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil. «La notizia del tragico infortunio sul lavoro dove ha trovato la morte il giovane operaio ci riempie di dolore e rabbia - esordiscono i sindacati - la dinamica dell’incidente, ancora in corso di accertamento dalle autorità competenti, non può però essere slegata dal fatto che nel 2017 si possa morire sul lavoro per una tragica fatalità. Il lavoro dovrebbe dare speranza e futuro, non causare morte e disperazione nelle famiglie delle vittime. Prevenzione e formazione devono essere gli strumenti necessari per evitare che si verifichino simili infortuni che in questi ultimi anni sono stati sempre più frequenti anche nel comparto agricolo. nell’esprimere tutto il nostro cordoglio ai familiari di Ahmed - concludono i sindacati - ribadiamo il nostro impegno per una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro, auspicando inoltre controlli sempre più serrati. La sicurezza sul lavoro non deve essere considerata un costo o una perdita di tempo ma un investimento costante per la tutela dei lavoratori. Crediamo che sia semplicemente un diritto».Ahmed era arrivato da pochissimi giorni a Bando. Sul terreno di via Campello, a Bando ha invece trovato la morte. Si trovava sui rostri del trattore guidato da un collega quando improvvisamente, per cause che sono ancora in corso di accertamento da parte della Medicina del lavoro, avrebbe perso l’equilibrio facendo sbilanciare in qualche modo lo stesso trattore e finendo schiacciato dal pesante mezzo che si era ribaltato. Quando il corpo è stato liberato dalla morsa del mezzo agricolo, per Ahmed non c’era più nulla da fare. Gli operai stavano spostando con l’ausilio del trattore alcuni pesanti tubi che sarebbero poi stati utilizzati come pompe da innestare nel’;acqua di un canale confinante ed irrigare così i terreni. Inutili, purtroppo, sono stati i soccorsi prestati dai colleghi. Ahmed risiedeva a Filo assieme ad alcuni parenti. Le forze dell’ordine stanno anche verificando se sul luogo di lavoro sussistevano, al momento della tragedia, tutte le condizioni di sicurezza previste dalla legge. Probabilmente per sapere qualcosa di più occorrerà attendere la fine degli accertamenti delle autorità. Dovrebbe essere l’autopsia a chiarire eventuali dubbi sul decesso.

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