Carife cantiere aperto rischiano 40 sportelli
Slitta ancora la firma dell’integrativo ma la nuova banca prende forma Uscite volontarie, ipotesi 1 agosto. Intanto il numero di addetti diminuisce
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Con il mega-ponte di inizio giugno sono state spente quattro candeline da quando i portoni della Cassa di Risparmio di Ferrara vennero varcati dal primo commissario, Bruno Inzitari, e ancora non c’è nero su bianco sulla sorte della banca, né dei suoi dipendenti. Della nuova deadline per la vendita della banca a Bper, il 30 giugno, si è detto, mentre si accumulano mal di fegato per come sta dipanando la trama del salvataggio delle banche Venete e adriatiche (per entrambi i gruppi s’ipotizza l’intervento di quel Fondo interbancario che venne stoppato nel 2015 sulla soglia dell’ingresso in Carife): l’intervento del Fondo di risoluzione e di Atlante per la ricapitalizzazione più vendita di crediti deteriorati non è in discussione, ma di operazioni concluse non ce ne sono e l’impressione che si debbano prima chiudere le partite più grosse si rafforza.
Molti, tra sportelli e uffici centrali, speravano di andare in ponte almeno con la certezza della firma sull’accordo sindacale per il ripristino di gran parte dell’integrativo perduto da aprile, ma anche quest’attesa è andata delusa. Il testo dell’accordo, è quanto filtra sia da parte sindacale che aziendale, è sostanzialmente pronto, si lavora sui dettagli: la sostanza è il riconoscimento dell’80% delle voci monetarie consolidate in busta paga, più benefici accessori come buoni pasto e polizza sanitaria. Il nodo resta il trattamento dei 343 dipendenti che hanno scelto l’uscita volontaria, cioè il nocciolo duro dei firmatari delle oltre 400 lettere di diffida a ripristinare per intero l’integrativo: l’azienda, e quindi Bper, chiede di non trascinare contenziosi legali, e di conseguenza che chi accetta l’accordo s’impegni a non ricorrere in giudizio, ma i diretti interessati sono poco propensi a questo passo.
In attesa di sbloccare il doppio impasse, il mare Carife sotto la superficie dell’acqua è comunque mosso da correnti che modelleranno il nuovo volto della banca. Il gruppo di lavoro ferrarese ha consegnato nelle mani del transition team modenese i dati e le indicazioni del lavoro svolto sulla rete di filiali, che dev’essere pesantemente ridimensionata. Gli uomini Bper non comunicheranno ovviamente decisioni prima della chiusura della procedura di acquisto, ma l’ipotesi di un taglio attorno a 40 sportelli, dei 102 formalmente ancora aperti, è una base di partenza plausibile. Ci sono valutazioni incrociate da fare, nelle zone (nel Basso Ferrarese, ad esempio) dove si sovrappongono filiali di Carife e Bper, con l’una in edificio di proprietà e l’altra in affitto, ma la ricaduta numerica dovrà essere proporzionata ai tagli attuali tra il personale. A proposito di questi ultimi, lo slittamento del primo scaglione di uscite sta mettendo in difficoltà chi, tra i dipendenti in esubero, aveva già ipotizzato nuovi impegni a partire dalla tarda primavera. Ora si parla dell’1 agosto come data possibile per l’avvio degli esuberi, ma per poche unità soprattutto negli uffici centrali: le ferie incombenti e la complessità della congiunzione con i benefici Naspi, per i firmatari dell’opzione C, oltre alle esigenze operative delle filiali, assottigliano le fila di coloro che possono uscire rapidamente. C’è chi aveva tra l’altro preso una decisione, a febbraio, basandosi anche sull’assunto che i 500 euro in meno su una busta paga di 2.500, garantiti dall’integrativo, non sarebbero più tornati in pagamento, mentre oggi l’80% garantito dall’accordo farebbe forse riflettere un secondo in più.
Il conteggio dei dipendenti al momento dell’ingresso di Bper, comunque, potrebbe essere differente rispetto a quello previsto, perché in queste settimane d’incertezza il rubinetto delle dimissioni extra-esuberi non è mai rimasto del tutto chiuso. Escono consulenti e addetti ai servizi centrali, per diverse ragioni visto che i primi sono figure appetibili per la concorrenza e i secondi sono incentivati ad evitare il probabile trasferimento a Modena, dove si attende siano accentrati i servizi.
Per uscire da questo clima di perenne attesa, quindi, si... attende almeno un punto fermo, che dovrebbe arrivare all’inizio della prossima settimana con la firma dell’accordo sull’integrativo, in grado di accompagnare i dipendenti all’ingresso nella nuova realtà a guida modenese. Uno scenario differente aprirebbe un solco piuttosto profondo con Bper, il cui amministratore delegato Alessandro Vandelli, qualche giorno fa, aveva speso queste parole sulla trattativa: «Siamo spettatori, perché in questo momento non abbiamo nessun titolo per essere presenti in questo contratto, ma spero che si riesca ad avere da parte di tutti, azienda, dipendenti e sindacati, un po’ di buon senso».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Molti, tra sportelli e uffici centrali, speravano di andare in ponte almeno con la certezza della firma sull’accordo sindacale per il ripristino di gran parte dell’integrativo perduto da aprile, ma anche quest’attesa è andata delusa. Il testo dell’accordo, è quanto filtra sia da parte sindacale che aziendale, è sostanzialmente pronto, si lavora sui dettagli: la sostanza è il riconoscimento dell’80% delle voci monetarie consolidate in busta paga, più benefici accessori come buoni pasto e polizza sanitaria. Il nodo resta il trattamento dei 343 dipendenti che hanno scelto l’uscita volontaria, cioè il nocciolo duro dei firmatari delle oltre 400 lettere di diffida a ripristinare per intero l’integrativo: l’azienda, e quindi Bper, chiede di non trascinare contenziosi legali, e di conseguenza che chi accetta l’accordo s’impegni a non ricorrere in giudizio, ma i diretti interessati sono poco propensi a questo passo.
In attesa di sbloccare il doppio impasse, il mare Carife sotto la superficie dell’acqua è comunque mosso da correnti che modelleranno il nuovo volto della banca. Il gruppo di lavoro ferrarese ha consegnato nelle mani del transition team modenese i dati e le indicazioni del lavoro svolto sulla rete di filiali, che dev’essere pesantemente ridimensionata. Gli uomini Bper non comunicheranno ovviamente decisioni prima della chiusura della procedura di acquisto, ma l’ipotesi di un taglio attorno a 40 sportelli, dei 102 formalmente ancora aperti, è una base di partenza plausibile. Ci sono valutazioni incrociate da fare, nelle zone (nel Basso Ferrarese, ad esempio) dove si sovrappongono filiali di Carife e Bper, con l’una in edificio di proprietà e l’altra in affitto, ma la ricaduta numerica dovrà essere proporzionata ai tagli attuali tra il personale. A proposito di questi ultimi, lo slittamento del primo scaglione di uscite sta mettendo in difficoltà chi, tra i dipendenti in esubero, aveva già ipotizzato nuovi impegni a partire dalla tarda primavera. Ora si parla dell’1 agosto come data possibile per l’avvio degli esuberi, ma per poche unità soprattutto negli uffici centrali: le ferie incombenti e la complessità della congiunzione con i benefici Naspi, per i firmatari dell’opzione C, oltre alle esigenze operative delle filiali, assottigliano le fila di coloro che possono uscire rapidamente. C’è chi aveva tra l’altro preso una decisione, a febbraio, basandosi anche sull’assunto che i 500 euro in meno su una busta paga di 2.500, garantiti dall’integrativo, non sarebbero più tornati in pagamento, mentre oggi l’80% garantito dall’accordo farebbe forse riflettere un secondo in più.
Il conteggio dei dipendenti al momento dell’ingresso di Bper, comunque, potrebbe essere differente rispetto a quello previsto, perché in queste settimane d’incertezza il rubinetto delle dimissioni extra-esuberi non è mai rimasto del tutto chiuso. Escono consulenti e addetti ai servizi centrali, per diverse ragioni visto che i primi sono figure appetibili per la concorrenza e i secondi sono incentivati ad evitare il probabile trasferimento a Modena, dove si attende siano accentrati i servizi.
Per uscire da questo clima di perenne attesa, quindi, si... attende almeno un punto fermo, che dovrebbe arrivare all’inizio della prossima settimana con la firma dell’accordo sull’integrativo, in grado di accompagnare i dipendenti all’ingresso nella nuova realtà a guida modenese. Uno scenario differente aprirebbe un solco piuttosto profondo con Bper, il cui amministratore delegato Alessandro Vandelli, qualche giorno fa, aveva speso queste parole sulla trattativa: «Siamo spettatori, perché in questo momento non abbiamo nessun titolo per essere presenti in questo contratto, ma spero che si riesca ad avere da parte di tutti, azienda, dipendenti e sindacati, un po’ di buon senso».
Stefano Ciervo
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