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il caso del paziente morto

Legionella, S.Anna contro tutti: «Ci tuteleremo in sede legale» 

Legionella, S.Anna contro tutti: «Ci tuteleremo in sede legale» 

Ferrara, l’azienda sta valutando un’azione penale per diffamazione, danno d’immagine e procurato allarme. La società che assiste la famiglia dell’anziano: «Noi non accusiamo nessuno, vogliamo solo la verità»

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FERRARA. Diffamazione e danno d’immagine per aver sottinteso una responsabilità specifica dell’azienda Sant’Anna nella morte del paziente per legionella; e procurato allarme per aver suggerito un rischio concreto di contagio all’interno dell’ospedale di Cona.
È una controffensiva a tutto campo quella che l’azienda ospedaliera Sant’Anna si prepara a sferrare a propria tutela, stigmatizzando la modalità con cui la notizia è stata diffusa. La vicenda è quella di un anziano di 87 anni, Mendes Bergamini, che viene ricoverato in Medicina Interna a Cona dal 17 al 30 marzo, per essere poi trasferito a Cento dal 31 marzo all’11 aprile. Dopo un periodo trascorso a casa, l’anziano viene di nuovo ricoverato a Cona dal 18 al 25 maggio, giorno della sua morte.

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La diagnosi di legionella viene eseguita proprio al Sant’Anna, già il 19 maggio, rendendo così l’ipotesi di un contagio all’interno di Cona ben poco plausibile. Alla diagnosi, inoltre, era subito seguita una segnalazione alla magistratura da parte della stessa azienda. Riguardo al ricovero di marzo, oltre ai tempi, a favore dell’estraneità dell’azienda Sant’Anna intervengono anche i risultati del monitoraggio delle condotte idriche (pubblicati sul sito) che nel primo trimestre 2017 non ha rilevato la presenza del batterio.
Eppure, lamenta il Sant’Anna, le modalità con cui i patrocinatori che assistono la famiglia dell’anziano - la società 3A - ha diffuso la notizia dell’apertura dell’inchiesta contro ignoti, sembrano invece attribuire al Sant’Anna la responsabilità di quanto accaduto, a cominciare dall’attacco del comunicato stampa («Torna l’incubo legionella a Cona») e proseguire con la citazione di altri due casi, uno nel 2011 pendente in Appello dopo la condanna in primo grado di due dirigenti, e uno nel 2015 per cui l’inchiesta è ancora aperta.

Contro quella che ritiene essere una strumentalizzazione, ora il Sant’Anna annuncia il proposito di «valutare tutte le opportune tutele legali nei confronti di tutti i soggetti che hanno preso posizione su questa vicenda». L’elenco potrebbe comprendere dunque non solo la società di patrocinatori stragiudiziali 3A, ma anche il Comitato “Vittime della Pubblica Amministrazione” con il suo portavoce Aldo Ferrante e la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Raffaella Sensoli.
«Noi non abbiamo accusato nessuno - replica l’avvocato Luigi Peron della società 3A - nè abbiamo detto che a Cona c’è la legionella. Speriamo anzi che gli accertamenti della magistratura smentiscano ogni ipotesi di malasanità. Attendiamo gli esiti dell’autopsia del paziente e delle verifiche della procura mirate a capire dove l’anziano possa aver contratto l’infezione».
Alessandra Mura

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