Elezioni, difficoltà di ricambio per il Pd
Bratti e Bertuzzi smontano, Boldrini non è sicura. Possono candidarsi Modonesi, Fiorentini e Bianchi, ma c’è da sgomitare
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L’accordo sulla nuova legge elettorale tra Pd, M5s e Forza Italia resta appeso ad un filo, e con esso la stagione delle prossime elezioni politiche: ma se dovesse confermarsi in qualche modo il quadro delineato nei giorni scorsi, le urne a fine settembre-inizio ottobre, con conseguente campagna elettorale sotto l’ombrellone, diventerebbero l’approdo più probabile. Non è quindi fuori luogo cominciare a ragionare sul grande risiko delle candidature, visto che, senza troppo rumore e in maniera del tutto informale, i vertici quantomeno dei partiti maggiori ci stanno pensando eccome.
Il Pd è in prima fila, anche perché l’attuale rappresentanza parlamentare è destinata ad un profondo rinnovamento. L’unico praticamente certo di esserci, nel nuovo parlamento, è l’attuale ministro Dario Franceschini, che dovrebbe conquistare uno dei 25 ambitissimi posti di capolista bloccato in una circoscrizione, scelti direttamente da Renzi; l’alternativa è di finire nel listino emiliano, in una posizione comunque sicura, non certo in un collegio uninominale della Camera o in quello del Senato a sgomitare per un seggio. Alessandro Bratti e Maria Teresa Bertuzzi hanno completato le due legislature di prammatica per il partito, e l’eccezione dei 15 anni scatta solo per leader nazionali: il presidente della commissione Ecomafie, poi, sembra lanciato verso orizzonti in linea con le sue attitudini professionali. Paola Boldrini è subentrata alla Camera per una porzione di legislatura, può sicuramente ricandidarsi ma non è detto che i meccanismi di selezione (primarie di collegio o consultazioni con gli organismi dirigenti a decidere) possano premiarla.
Il sindaco Tiziano Tagliani sembra fuori gioco, perché il Pd non intende affrontare una campagna elettorale parallela mettendo in palio la città, e i consiglieri regionali Paolo Calvano, che è anche segretario regionale e avrebbe il profilo giusto per entrambi i collegi, e Marcella Zappaterra (più Bassa-Argenta-Portomaggiore) dovrebbero lasciare la poltrona alla poco inquadrata Irene Tagliani, imprenditrice di area Cna. Il nuovo collegio di Ferrara, disegnato dall’emendamento Fiano, sembra adattarsi ad una candidatura di Aldo Modonesi, assessore ai Lavori pubblici, che punta peraltro anche alla poltrona di sindaco 2019, oppure del sindaco di Vigarano, Barbara Paron, mentre più delicata per il Pd si presenta la situazione nel collegio del Basso Ferrarese, che dà minori chance. In assenza di un candidato forte della società civile, potrebbe essere presentato un sindaco come Antonio Fiorentini o Nicola Minarelli. Al Senato potrebbe avanzare una candidatura l’assessore regionale Patrizio Bianchi. Serve almeno una donna. Luigi Marattin? Sembra più un profilo da listino circoscrizionale che da collegi.
Nell’M5s anche i deputati uscenti come Vittorio Ferraresi dovranno sottoporsi alle parlamentarie online, ai quali potrebbero partecipare anche alcuni tra gli attuali consiglieri comunali. In Forza Italia l’attesa è tiepida perché le possibilità di successo nei collegi è minima, la coordinatrice Paola Peruffo è comunque il pole position, tra i papabili anche Diego Contri o Matteo Fornasini. Visto il meccanismo ipotizzato, potrebbe avere notevoli chance di elezione un esponente della Lega Nord in buona posizione nel listino regionale: Alan Fabbri? A sinistra l’Mdp, appena strutturato, potrebbe giocare un nome in grado d’infastidire non poco il Pd: Annalisa Felletti, appena giubilata da Tagliani tra proteste nel mondo associativo.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Pd è in prima fila, anche perché l’attuale rappresentanza parlamentare è destinata ad un profondo rinnovamento. L’unico praticamente certo di esserci, nel nuovo parlamento, è l’attuale ministro Dario Franceschini, che dovrebbe conquistare uno dei 25 ambitissimi posti di capolista bloccato in una circoscrizione, scelti direttamente da Renzi; l’alternativa è di finire nel listino emiliano, in una posizione comunque sicura, non certo in un collegio uninominale della Camera o in quello del Senato a sgomitare per un seggio. Alessandro Bratti e Maria Teresa Bertuzzi hanno completato le due legislature di prammatica per il partito, e l’eccezione dei 15 anni scatta solo per leader nazionali: il presidente della commissione Ecomafie, poi, sembra lanciato verso orizzonti in linea con le sue attitudini professionali. Paola Boldrini è subentrata alla Camera per una porzione di legislatura, può sicuramente ricandidarsi ma non è detto che i meccanismi di selezione (primarie di collegio o consultazioni con gli organismi dirigenti a decidere) possano premiarla.
Il sindaco Tiziano Tagliani sembra fuori gioco, perché il Pd non intende affrontare una campagna elettorale parallela mettendo in palio la città, e i consiglieri regionali Paolo Calvano, che è anche segretario regionale e avrebbe il profilo giusto per entrambi i collegi, e Marcella Zappaterra (più Bassa-Argenta-Portomaggiore) dovrebbero lasciare la poltrona alla poco inquadrata Irene Tagliani, imprenditrice di area Cna. Il nuovo collegio di Ferrara, disegnato dall’emendamento Fiano, sembra adattarsi ad una candidatura di Aldo Modonesi, assessore ai Lavori pubblici, che punta peraltro anche alla poltrona di sindaco 2019, oppure del sindaco di Vigarano, Barbara Paron, mentre più delicata per il Pd si presenta la situazione nel collegio del Basso Ferrarese, che dà minori chance. In assenza di un candidato forte della società civile, potrebbe essere presentato un sindaco come Antonio Fiorentini o Nicola Minarelli. Al Senato potrebbe avanzare una candidatura l’assessore regionale Patrizio Bianchi. Serve almeno una donna. Luigi Marattin? Sembra più un profilo da listino circoscrizionale che da collegi.
Nell’M5s anche i deputati uscenti come Vittorio Ferraresi dovranno sottoporsi alle parlamentarie online, ai quali potrebbero partecipare anche alcuni tra gli attuali consiglieri comunali. In Forza Italia l’attesa è tiepida perché le possibilità di successo nei collegi è minima, la coordinatrice Paola Peruffo è comunque il pole position, tra i papabili anche Diego Contri o Matteo Fornasini. Visto il meccanismo ipotizzato, potrebbe avere notevoli chance di elezione un esponente della Lega Nord in buona posizione nel listino regionale: Alan Fabbri? A sinistra l’Mdp, appena strutturato, potrebbe giocare un nome in grado d’infastidire non poco il Pd: Annalisa Felletti, appena giubilata da Tagliani tra proteste nel mondo associativo.
Stefano Ciervo
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