Furlani dice addio alla Bondi
Il coach tra amarezze e soddisfazioni ripercorre l'ultima stagione. «Qualcosa non è andato e alla fine ho pagato io e non altri»
FERRARA. «Il futuro? Devo incrementare la raccolta funghi. Scherzi a parte, sono abbastanza sereno”. Adriano Furlani, l’ormai ex coach della Pallacanestro Ferrara, ha salutato tutti. Lo ha fatto davanti a un caffè in un bollente sabato mattina di inizio giugno. “Anzitutto desidero ringraziare Fabio Bulgarelli – dice Furlani -, anche perché mi ha dato l’opportunità di condividere assieme a giocatori e tifosi alcuni momenti di vera esaltazione sportiva: certi risultati, come i successi contro le bolognesi, resteranno nella storia cestistica ferrarese. È arrivata la salvezza dopo una situazione molto precaria. Alla fine ne è uscita un’esperienza sportiva esaltante e gratificante. Dopo di che deve essere successo qualcosa…».
Che cosa?
«Non so, c’è qualcosa che non mi torna. Dico semplicemente che sono cambiate le situazioni di potere e la mia figura era scomoda per qualcuno, di conseguenza non andavo più bene per questa nuova gestione di potere. Ciò che mi fa veramente male è vedere che uno staff che ha rincorso importanti risultati negli ultimi anni o si trova ai margini o completamente fuori: faccio riferimento a Rossano Bonati, a Carlo Piacentini e Maurizio Menatti. A queste persone, come al dottor Mario Capozza e a Claudio Mandosso, va la mia riconoscenza».
I tifosi.
«Alla cena di fine anno è successo qualcosa che non mi aspettavo, che mi ha colpito e mi ha lasciato una grande sensazione di positività in un momento difficile. I tifosi mi hanno tributato un riconoscimento emotivamente fortissimo: grazie a loro, con la speranza che possano esaltarsi e gioire nel futuro».
La conferma.
«Tempo fa, Pasi aveva il mandato di rinnovare il progetto tecnico, era molto carico. Dopo sono successe cose particolari, come l’approdo del giocatore inglese Steel. Roderick? Un mese prima che scappasse avevo chiesto che la sua situazione si chiarisse, nessun provvedimento è stato preso, nel momento in cui la situazione è esplosa, beh, era troppo tardi. Da lì, la ricerca di un giocatore nuovo. Dovevamo prendere chi fosse buono in caso di play out. Pasi mi ha fatto una serie di nomi che non mi convincevano. Arriviamo alla gara a Trieste, Pasi voleva una decisione immediata e l’arrivo di un giocatore nuovo, io non la presi e dissi che non avevo visto alcun filmato, Pasi mi apostrofò in maniera non positiva, ci fu un duro scontro che Pasi non digerì. L’islandese era il meno peggio, anche se dissì che in caso di play out non ci avrebbe dato una mano, ero convinto che ci saremmo salvati con il gruppo che avevamo. Mi è stata fatta un’offerta molto bassa, il mio procuratore chiese un minimo adeguamento, capimmo che si usava il pretesto dei soldi per rinunciare a me, chiamai il presidente e dissi che avrei accettato comunque l’offerta. Ho pagato io e non altri».
Lorenzo Montanari
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