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«Unione dei Comuni ferma da tre anni Non resta che uscire» 

di Maurizio Barbieri
«Unione dei Comuni ferma da tre anni Non resta che uscire» 

Lagosanto, la proposta e provocazione di Menegatti (M5S) «Nessuno collabora e l’intenzione di andare avanti è nulla»

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LAGOSANTO. «Se Jolanda di Savoia esce dall’Unione Terre e Fiumi perché a Lagosanto non si discute per la permanenza con revisione o l’uscita vista la totale inattività nell’arco di tre anni? Amministrazione, se ci sei batti un colpo. Ci sarebbe anche l'argomento fusione da discutere, in alternativa. Le proposte dalla nostra parte, certo non mancano».
Così Federico Menegatti, capogruppo e portavoce di Lagosanto in Movimento (M5S). L'Unione dei comuni è stata creata nel 2013, inaugurata con elezione di secondo livello del consiglio dell'Unione. In tutta la storia dell'Unione dei Comuni del Delta del Po si sono svolti in tutto due consigli. Durante questo tormentato percorso, nell'aprile 2015, Alessandro Menegatti si è dimesso dal consiglio comunale di Lagosanto (con lui tutta la lista si è dimessa tanto da lasciare gli scranni vuoti in consiglio), con tale decisione perde il diritto di sedere all'interno del consiglio dell'Unione, lasciando così il posto a Federico Menegatti.
«Ad oggi, sono ancora in attesa di entrare all'interno del consiglio dell'Unione, questa cosa la dice lunga rispetto alla funzionalità effettiva di questo nuovo ente scatola-vuota, l'unico consiglio fatto a seguito della costituzione è stato per decidere per la gestione di alcuni fondi pubblici che, in assenza di una delibera di consiglio dell'unione, sarebbero stati persi. Ma ad ora non ve ne è più traccia».
«Noi come Movimento 5 Stelle abbiamo proposto, già da tempo (2015) all'amministrazione laghese - afferma Menegatti - di aprire una seria discussione riguardo a fusioni e unioni di comuni, la quale ha procrastinato senza produrre risultati, nè tantomeno discussioni. La nostra analisi riguardante la scelta tra sostegno a favore dell'unione o a favore della fusione non può che propendere per quest'ultima in quanto garantisce una elezione diretta, da parte dei cittadini, dei propri rappresentanti, cosa che non avviene in regime di unione». «L'esperienza dell'Unione dei Comuni del Delta del Po è fallimentare - prosegue Menegatti - da qualsiasi punto di vista la si analizzi, nessun comune ha ceduto alcuna competenza all'unione e nessuno ha intenzione di farlo in tempi brevi-medi: non esiste una piattaforma di dialogo comune, non esistono politiche condivise di nessun tipo/settore/argomento, non vi sono confronti se non a livello di sindaci all'interno del partito».
«L'Unione così com'è è una scatola vuota, senza senso, senza prospettiva, senza scopo. Esiste uno statuto, non aggiornato (vi sono ancora i tre comuni separati: Massafiscaglia, Migliaro, Migliarino), non esiste un regolamento, non esiste una road-map per renderla funzionale, tutta apparenza senza sostanza. I motivi del fallimento dell'unione è relativo al fatto che ogni comune ha il proprio "quadratino di potere" e non vuole demandarlo a terzi in quanto significherebbe cambiare gli equilibri preesistenti; da qui si evince una cosa: manca la volontà da parte di tutte le amministrazione dei Comuni che hanno costituito l'Unione per farla partire realmente ed effettivamente. Allora perché è stata fatta? Che senso ha la sua esistenza? Tanto vale chiuderla, cosa del tutto fattibile visto che non ha neanche un bilancio».

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