La tragedia dopo anni di liti «Scaveremo nel passato e nel rapporto della coppia»
Nel 2013 e nel 2014 gli uomini dell’Arma avevano sedato alcune discussioni Ai carabinieri che l’hanno arrestata la donna ha detto di essersi liberata
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AMBROGIO. Si scava nel passato del nucleo familiare per capire cosa può aver portato Lara Mazzoni ad uccidere a coltellate il compagno Mirko Barioni. I carabinieri del nucleo radiomobile di Copparo sono giunti nella notte tra sabato e domenica, poco dopo la mezzanotte, sul luogo del delitto. Il cadavere dell’uomo in giardino accanto all’automobile. La famiglia era appena rientrata ad Ambrogio dopo una giornata trascorsa al mare. «Dai primi accertamenti - ha spiegato ieri il colonnello Andrea Desideri, comandante della compagnia provinciale dei carabinieri di Ferrara - nel corso della serata c’è stato un uso abbondante di bevande alcoliche e nella fase di rientro, a bordo dell’auto, ci sono stati diversi litigi tra la coppia che poi hanno portato una volta rientrati ad Ambrogio intorno alle 23.50 a questo gesto violento da parte della donna che ha accoltellato il compagno». Sul posto, insieme a carabinieri e 118, è giunto il pm di turno, la dottoressa Isabella Cavallari.
Come ha spiegato ieri il comandante Desideri, all’interno del gruppo familiare c’erano problemi e dissidi. Presso i comandi dell’Arma di Ambrogio e Copparo erano state depositate diverse denunce, querele reciproche e c’erano state in più circostanze liti violente. «La questione era abbastanza conosciuta anche dai vicini che spesso - spiega il colonnello - avevano sentito liti violente e in diverse circostanze, tra il 2013 e il 2014, erano intervenute anche pattuglie dell’Arma. Poi la questione sembrava essere rientrata però di fatto avevano spesso diverbi verbali all’interno dell’abitazione». Quando i carabinieri sono giunti sul posto si sono trovati davanti a una scena efferata. L’arma del delitto, un coltello da cucina con una lama di circa 25 centimetri, affilata, appuntita, stretta, lunga e leggermente ricurva. Sono stati inferti due fendenti, uno nella parte dell’omero e uno nella parte sotto la scapola che ha reciso il cuore. Il personale del 118 non ha potuto far altro che constatare il decesso della vittima. La pattuglia del nucleo operativo radiomobile intervenuta ha bloccato immediatamente la donna che successivamente è stata portata in caserma per essere ascoltata e poi arrestata per omicidio.
«Ha ammesso le proprie responsabilità e sembrerebbe che sia stata, vediamo se verrà confermato nei prossimi giorni, come una forma di liberazione dalla situazione in cui viveva da diversi anni. Una situazione - dice il colonnello - che andava avanti tra ingiurie, minacce, varie forme di violenza privata, maltrattamenti. Ma agli atti non ci sono referti medici o particolari interventi che hanno potuto constatare aggressioni o lesioni; all’improvviso è successo questo».
La Mazzoni, risultata positiva al test alcolemico, aveva in corpo un certo quantitativo di alcol, e ieri è stata portata alla Dozza, carcere femminile di Bologna. «Nel corso dei prossimi giorni seguiranno una serie di accertamenti necessari e doverosi per fare sempre più chiarezza su quanto accaduto e sul contesto familiare. È opportuno - prosegue Desideri - approfondire gli episodi che c’erano stati in passato tra i due conviventi». Entrambi lavoravano, lei come operatrice socio sanitaria in una struttura privata e lui in un’azienda, prima era stato anche rappresentante di commercio.
Le due figlie (una di 15 anni nata da una precedente relazione avuta dalla donna e una di 3 nata dal rapporto tra i due) verranno affidate in base a quello che stabilirà il tribunale a zii ed ex convivente nei prossimi giorni. Giorni in cui i carabinieri svolgeranno le indagini del caso per capire se anche durante la giornata al mare, a Lido Nazioni, c’erano stati segnali di tensione tra la coppia o se la situazione è precipitata al momento del rientro. Alla base delle liti ci sarebbero stati grossi dissidi tra i due e forti disagi a livello familiare, ormai percepiti anche dalle figlie.
Samuele Govoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Come ha spiegato ieri il comandante Desideri, all’interno del gruppo familiare c’erano problemi e dissidi. Presso i comandi dell’Arma di Ambrogio e Copparo erano state depositate diverse denunce, querele reciproche e c’erano state in più circostanze liti violente. «La questione era abbastanza conosciuta anche dai vicini che spesso - spiega il colonnello - avevano sentito liti violente e in diverse circostanze, tra il 2013 e il 2014, erano intervenute anche pattuglie dell’Arma. Poi la questione sembrava essere rientrata però di fatto avevano spesso diverbi verbali all’interno dell’abitazione». Quando i carabinieri sono giunti sul posto si sono trovati davanti a una scena efferata. L’arma del delitto, un coltello da cucina con una lama di circa 25 centimetri, affilata, appuntita, stretta, lunga e leggermente ricurva. Sono stati inferti due fendenti, uno nella parte dell’omero e uno nella parte sotto la scapola che ha reciso il cuore. Il personale del 118 non ha potuto far altro che constatare il decesso della vittima. La pattuglia del nucleo operativo radiomobile intervenuta ha bloccato immediatamente la donna che successivamente è stata portata in caserma per essere ascoltata e poi arrestata per omicidio.
«Ha ammesso le proprie responsabilità e sembrerebbe che sia stata, vediamo se verrà confermato nei prossimi giorni, come una forma di liberazione dalla situazione in cui viveva da diversi anni. Una situazione - dice il colonnello - che andava avanti tra ingiurie, minacce, varie forme di violenza privata, maltrattamenti. Ma agli atti non ci sono referti medici o particolari interventi che hanno potuto constatare aggressioni o lesioni; all’improvviso è successo questo».
La Mazzoni, risultata positiva al test alcolemico, aveva in corpo un certo quantitativo di alcol, e ieri è stata portata alla Dozza, carcere femminile di Bologna. «Nel corso dei prossimi giorni seguiranno una serie di accertamenti necessari e doverosi per fare sempre più chiarezza su quanto accaduto e sul contesto familiare. È opportuno - prosegue Desideri - approfondire gli episodi che c’erano stati in passato tra i due conviventi». Entrambi lavoravano, lei come operatrice socio sanitaria in una struttura privata e lui in un’azienda, prima era stato anche rappresentante di commercio.
Le due figlie (una di 15 anni nata da una precedente relazione avuta dalla donna e una di 3 nata dal rapporto tra i due) verranno affidate in base a quello che stabilirà il tribunale a zii ed ex convivente nei prossimi giorni. Giorni in cui i carabinieri svolgeranno le indagini del caso per capire se anche durante la giornata al mare, a Lido Nazioni, c’erano stati segnali di tensione tra la coppia o se la situazione è precipitata al momento del rientro. Alla base delle liti ci sarebbero stati grossi dissidi tra i due e forti disagi a livello familiare, ormai percepiti anche dalle figlie.
Samuele Govoni
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