Il tasso di occupazione ha tenuto
È al 66,63%, 19esimo in Italia. Gandini (Cds): anche il reddito non va così male
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Nel 2004, in un’altra epoca economica, Ferrara era al terzo posto in Italia per tasso di occupazione, cioè la percentuale di occupati sulla popolazione in età da lavoro. Il 69,74% che ci attribuiva allora l’Istat, infatti, era dietro solo a Modena e Reggio Emilia. Dodici anni e due crisi dopo, il calo è stato non trascurabile (-1.87% solo 43 province hanno fatto peggio) ma il 66,63% con il quale si è chiuso il 2016 mantiene Ferrara tra le prime venti province italiane, per l’esattezza al 19esimo posto. A livello regionale ci hanno così superato Ravenna, Forlì-Cesena e soprattutto Parma, entrata nella “top five” nazionale.
Parte da questo indicatore, in assoluto il più importante per il mercato del lavoro in quanto non influenzato da fattori soggettivi come il tasso di scoraggiamento, l’analisi dell’economista Andrea Gandini, responsabile del centro studi Cds, in risposta allo studio del Sole 24 Ore sui redditi. «Nonostante siamo sempre una provincia debole in Emilia Romagna, non dobbiamo trascurare di essere in una delle regioni più forti d'Europa. Ferrara - sottolinea Gandini ha infatti ancora un tasso di occupazione buono (19° posto nel 2016 tra le province italiane) ed ha recuperato molto terreno dal 2013, l'anno peggiore in cui avevamo perso ben il 10% degli occupati sul 2008 (l'anno migliore) da cui poi è partita la crisi. Nel 2016 la perdita sul 2008 (che risulta essere l'anno migliore) è diminuita in modo rilevante e circa 6 posti sui 10 persi sono stati recuperati. Ciò è avvenuto soprattutto per la ripresa dell'industria manifatturiera che rappresenta tuttora un'ancora di salvezza per il ferrarese». E qui Gandini fa un nome molto evocato in queste settimane per motivi extraeconomici, «Vetroresina, una manifattura locale che finanzia la Spal è indicativa».
Anche per i redditi, sostiene l’economista, «le cose non vanno così male come spesso vengono dipinte (in rapporto alle altre province) per la diffusa presenza dei pensionati che hanno ridotto i colpi della crisi dei redditi». Dall’analisi alle proposte, anzitutto a livello nazionale: «Ecco perché sarebbe necessario ridurre le pensioni sopra i 3mila euro al mese che non sono sorrette dai contributi versati e usare queste risorse a favore dei giovani con un servizio civile generalizzato di un anno e riducendo il costo del lavoro dei giovani assunti. Infine - è la conclusione di Gandini - usare le risorse dello Youth Guarantee per favorire davvero processi di transizione dagli studi al lavoro».
C’è una postilla che andrà sviluppata: «Ovviamente molto rimane da fare anche a livello locale».
Parte da questo indicatore, in assoluto il più importante per il mercato del lavoro in quanto non influenzato da fattori soggettivi come il tasso di scoraggiamento, l’analisi dell’economista Andrea Gandini, responsabile del centro studi Cds, in risposta allo studio del Sole 24 Ore sui redditi. «Nonostante siamo sempre una provincia debole in Emilia Romagna, non dobbiamo trascurare di essere in una delle regioni più forti d'Europa. Ferrara - sottolinea Gandini ha infatti ancora un tasso di occupazione buono (19° posto nel 2016 tra le province italiane) ed ha recuperato molto terreno dal 2013, l'anno peggiore in cui avevamo perso ben il 10% degli occupati sul 2008 (l'anno migliore) da cui poi è partita la crisi. Nel 2016 la perdita sul 2008 (che risulta essere l'anno migliore) è diminuita in modo rilevante e circa 6 posti sui 10 persi sono stati recuperati. Ciò è avvenuto soprattutto per la ripresa dell'industria manifatturiera che rappresenta tuttora un'ancora di salvezza per il ferrarese». E qui Gandini fa un nome molto evocato in queste settimane per motivi extraeconomici, «Vetroresina, una manifattura locale che finanzia la Spal è indicativa».
Anche per i redditi, sostiene l’economista, «le cose non vanno così male come spesso vengono dipinte (in rapporto alle altre province) per la diffusa presenza dei pensionati che hanno ridotto i colpi della crisi dei redditi». Dall’analisi alle proposte, anzitutto a livello nazionale: «Ecco perché sarebbe necessario ridurre le pensioni sopra i 3mila euro al mese che non sono sorrette dai contributi versati e usare queste risorse a favore dei giovani con un servizio civile generalizzato di un anno e riducendo il costo del lavoro dei giovani assunti. Infine - è la conclusione di Gandini - usare le risorse dello Youth Guarantee per favorire davvero processi di transizione dagli studi al lavoro».
C’è una postilla che andrà sviluppata: «Ovviamente molto rimane da fare anche a livello locale».
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