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Reddito pro capite quasi invariato ma la ricchezza crolla 

I dati del “Sole”: la differenza la fanno i contribuenti “spariti” Govoni (Cciaa): aiutare le imprese. La Uil: tocca alla Regione

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Segnali in apparenza contraddittori arrivano dalle dichiarazioni dei redditi dei ferraresi messe a confronto con il resto d’Italia. L’analisi del Sole 24 Ore su quanto accaduto tra il 2007, l’anno prima della grande crisi, e il 2015, attribuisce solo segni “meno” a Ferrara, su questo in compagnia di quasi tutte le altre province, ma con differenze non trascurabili tra i tre indicatori presi in esame. Se infatti il reddito pro-capite ha tenuto meglio che altrove, la caduta del reddito totale provinciale e soprattutto dei contribuenti attivi è verticale.
Nella classifica del reddito medio, come detto, Ferrara è riuscita a stare a galla in questi anni. Il -0.05%, in assenza o quasi d’inflazione, certifica una sostanziale invarianza, a quota 20.567 euro, poco al di sotto dei 28 territori che hanno mostrato un segno positivo: in Emilia, per dire, hanno fatto meglio solo Ravenna, Parma e Piacenza, oltre che Rovigo e sorprese come Vibo, Brindisi e Ogliastra. In questi otto anni, però, la nostra provincia ha perso 17.500 contribuenti attivi (-6,15%), che sono scesi a 270.567, e questo è uno dei dati peggiori a livello nazionale poiché solo 23 province hanno fatto peggio (nessuna emiliana). Ci sta, dentro questo dato, anche l’immersione nell’economia irregolare, come annotano anche gli analisti del Sole. La conseguenza sta nella terza graduatoria, quella del reddito imponibile totale: solo 37 province hanno fatto peggio di Ferrara, tutte nel centro-sud con l’eccezione di Liguria e Venezia-Giulia.
Non si accontenta del dato sul reddito medio, il presidente della Camera di commercio, Paolo Govoni, che invita a non «cadere in facili ottimismi. C'è ancora troppa difficoltà di vita quotidiana in diverse fasce sociali, troppo malessere tra i cittadini e tra le imprese». Per questo, aggiunte, «dobbiamo saper guardare in positivo al mondo com'è cambiato, e all'impegno e allo sforzo che esso ci richiede. Tante nostre imprese lo hanno già fatto trovando, nella dimensione della crescita sostenibile, la forza e l'abilità d’intercettare i fabbisogni emergenti del mercato». La ricetta? «Il federalismo che serve alle imprese. Quel federalismo fatto di responsabilità nella solidarietà, di valorizzazione delle eccellenze per metterle al servizio di tutti. Non quello che moltiplica le normative, che ricostruisce a livello locale burocrazie antiquate, che frammenta anziché unire i mercati. Dobbiamo fare avanzare il Paese alla stessa velocità, sospingendo la nave più lenta, non rallentando quella che guida il convoglio».
Massimo Zanirato, segretario Uil, commenta i dati a margine di un incontro con Cgil e Cisl volto a predisporre idee per il rilancio dell’economia: «Il reddito medio cala tra le province con più ore di ammortizzatori sociali, e bisogna tener conto del tasso d’invecchiamento che ha portato molti a transitare dallo stipendio alla pensione, più bassa. E per fortuna che qualche intervento sulla previdenza è stato fatto, in questi anni». Per Zanirato, comunque, «questi dati certificano lo stato molto grave della nostra economia, e la Regione non può consentire che una provincia sia di peso e non d’aiuto alla crescita e all’occupazione emiliana».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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