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Il questore: "Espulsi che restano, problema frustrante"

Il questore: "Espulsi che restano, problema frustrante"

Ferrara, il capo della polizia spiega la procedura: la legge non prevede il carcere in attesa dell’identificazione o del posto nel Cie

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FERRARA. Antonio Sbordone, questore di Ferrara, firma ogni anno parecchie richieste di decreti di espulsione per cittadini extracomunitari che dovrebbero lasciare Ferrara e il territorio nazionale. Il più delle volte si ritrova sulla scrivania, dopo qualche tempo, provvedimenti fotocopia per le stesse persone, che evidentemente sono rimaste ugualmente in città o se ne sono allontanate per poco. Stessa cosa per i decreti di allontanamento nei confronti dei comunitari, come nel caso di un 53enne rumeno, pochi giorni fa. Sono le situazioni che scatenano le reazioni più forti nei cittadini ferraresi, ma anche le più complicate da affrontare per le forze dell’ordine: «È importante che l’opinione pubblica e anche la stampa comprendano che devono essere rispettate le garanzie che uno stato democratico deve a tutti. Detto questo - ammette in questore - sono evidenti a tutti le difficoltà ad allontanare i clandestini».

Proviamo a spiegarle ai cittadini, queste difficoltà.

«La prima e più importante è l’identificazione. Nella maggioranza dei casi, noi fermiamo una persona che dichiara di non avere né documenti, né permesso di soggiorno. Siamo dunque costretti a chiedere a lui le informazioni necessarie. Mettiamo che ci dica di essere cittadino marocchino: bene, in questo caso bisogna contattare il consolato del Marocco, inviare loro impronte e foto e chiedere l’eventuale riconoscimento. Il Marocco, che è uno degli stati più collaborativi, ci mette tre mesi a rispondere, altri nemmeno si preoccupano di farlo».

Nel frattempo cosa succede alla persona fermata?

«Appunto, non lo si può mandare in carcere né trattenerlo, perché la legge non lo consente. Si inoltra così la richiesta a Roma di trovargli posto in un Cie, i centri d’identificazione ed espulsione. Di Cie ce ne sono rimasti pochi in Italia, e sono tutti sovraffollati: succede spesso che il posto non si trovi subito e quindi si deve dire alla persona interessata di ripresentarsi. Intendiamoci, se diciamo che l’extracomunitario ha magari precedenti per reati gravi, allora un posto si trova subito».

Cosa succede quando riuscite a trovare il posto?

«Allora bisogna accompagnare la persona magari a Torino o Caltanissetta, impegnando personale della Questura. Al Cie hanno 60 giorni per tentare d’identificarlo, se non ci riescono devono rilasciarlo».

È quanto capitato, tra gli altri, a Norbert/Igor, che poi è diventato un killer imprendibile. Se invece si riesce ad identificare subito la persona interessata, che succede?

«Se l’extracomunitario ha documenti è in effetti tutto più semplice. Nel giro di poche ore, su mia richiesta e approvazione del Prefetto, viene emesso un decreto di espulsione che in genere viene subito avallato dal giudice di pace, e il giorno dopo la persona in questione viene accompagnata in genere all’imbarco aereo per il Nord Africa o la Nigeria. Il costo non è un problema, viene sempre autorizzato, semmai capita a volte che la tratta sia servita solo due volte alla settimana e bisogna quindi dire all’espulso di... ritornare dopo qualche giorno. Trattenerlo? Lo facciamo in una stanza, qui in Questura, ma solo per una notte, di più non è possibile».

La procedura per i comunitari come i rumeni, ad esempio, è diversa?

«Se dopo tre mesi di permanenza non hanno motivi validi per restare, possono essere oggetto di provvedimenti di allontanamento. Se dopo 30 giorni l’interessato non ha ottemperato, si emette un secondo provvedimento e solo la terza volta è possibile l’accompagnamento alla frontiera. L’allontanato ha però solo l’obbligo di presentarsi al consolato, nel suo paese, poi magari torna indietro».

Con quale stato d’animo si lavora in queste condizioni?

«È frustrante, certo, ma devo tenere alto il morale del personale, gli addetti all’Ufficio immigrazione sono encomiabili. Contiamo che le norme del decreto Minniti possano migliorare la situazione».

Stefano Ciervo

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