tragedia di massenzatica
Caso Ponte Trapella «Quel parapetto non era sicuro»
MASSENZATICA. «Il consulente tecnico d’ufficio del Tribunale abbraccia la nostra tesi: quel parapetto non era sicuro». Sono ancora più forti della loro posizione gli avvocati della famiglia Carli e a...
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MASSENZATICA. «Il consulente tecnico d’ufficio del Tribunale abbraccia la nostra tesi: quel parapetto non era sicuro». Sono ancora più forti della loro posizione gli avvocati della famiglia Carli e a parlare è Giacomo Forlani, in attesa della decisone dei giudici il prossimo 22 giugno.
Il tragico incidente stradale, costato la vita il 18 marzo 2014 a quattro giovanissimi amici, finiti nel canal Bianco sulla Bmw guidata dal comacchiese Matteo Carli, era stato all'origine di un contenzioso che aveva visto il coinvolgimento anche della Provincia e del Comune di Mesola. Il processo penale si è chiuso senza condanne, mentre procede quello in sede civile. A gennaio in tribunale, il giudice aveva conferito l’incarico per una nuova perizia tecnica sull’incidente e quindi l’udienza era stata chiusa: si tornerà in aula il 22 giugno. Il procedimento in sede civile è stato aperto dopo che i legali della famiglia Carli hanno depositato l’estate scorsa una citazione per danni al tribunale civile di Ferrara contro la Provincia di Ferrara e il Comune di Mesola. Gli avvocati Carlo Costantino e Giacomo Forlani, a nome della famiglia Carli, hanno riletto le carte del procedimento penale archiviato sulla base della perizia del giudice che ha stabilito che l'auto era troppo veloce (non meno di 75 chilometri all’ora) e un parapetto a più sicuro non avrebbe evitato la fuoriuscita. Poi, partendo dalle conclusioni dell'inchiesta penale avevano dato incarico ad un loro consulente, l'ingegner Francesco Rendine, arrivando a sostenere che l'auto viaggiava ai 30 chilometri orari, la metà della velocità calcolata dal perito del giudice (tra i 68 e i 75 orari) che aveva poi accolto l'archiviazione presentata dalla procura.
Il tragico incidente stradale, costato la vita il 18 marzo 2014 a quattro giovanissimi amici, finiti nel canal Bianco sulla Bmw guidata dal comacchiese Matteo Carli, era stato all'origine di un contenzioso che aveva visto il coinvolgimento anche della Provincia e del Comune di Mesola. Il processo penale si è chiuso senza condanne, mentre procede quello in sede civile. A gennaio in tribunale, il giudice aveva conferito l’incarico per una nuova perizia tecnica sull’incidente e quindi l’udienza era stata chiusa: si tornerà in aula il 22 giugno. Il procedimento in sede civile è stato aperto dopo che i legali della famiglia Carli hanno depositato l’estate scorsa una citazione per danni al tribunale civile di Ferrara contro la Provincia di Ferrara e il Comune di Mesola. Gli avvocati Carlo Costantino e Giacomo Forlani, a nome della famiglia Carli, hanno riletto le carte del procedimento penale archiviato sulla base della perizia del giudice che ha stabilito che l'auto era troppo veloce (non meno di 75 chilometri all’ora) e un parapetto a più sicuro non avrebbe evitato la fuoriuscita. Poi, partendo dalle conclusioni dell'inchiesta penale avevano dato incarico ad un loro consulente, l'ingegner Francesco Rendine, arrivando a sostenere che l'auto viaggiava ai 30 chilometri orari, la metà della velocità calcolata dal perito del giudice (tra i 68 e i 75 orari) che aveva poi accolto l'archiviazione presentata dalla procura.
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