Il Palaspecchi rinasce con 260 appartamenti
di Alessandra Mura
Via al recupero: entro giugno l’inizio dei lavori di demolizione e costruzione Il nuovo complesso, Le Corti di Medoro, sarà pronto nel giugno del 2019
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Una comunità di 600 persone distribuita in 260 appartamenti, con a disposizione attività commerciali, servizi per la persona e culturali, zone verdi, aree per il fitness e spazi di condivisione: ecco come dalle ceneri del Palaspecchi nascerà le Corti di Medoro. Il sofferto, pluriennale percorso a ostacoli intrapreso dall’amministrazione comunale per recuperare la struttura-simbolo del degrado cittadino è approdato alla tanto attesa svolta. Pochi giorni fa, la firma a Roma della convenzione e il varo del Fondo Immobiliare Ferrara Social Housing; ieri, la presentazione del progetto complessivo di riqualificazione che, secondo la tabella di marcia illustrata ieri, dovrebbe concludersi tra due anni, nel giugno del 2019.
«È una fine e un inizio», ha riassunto il sindaco Tiziano Tagliani tenendo a battesimo l’iniziativa imprenditoriale rivolta a tutta la città. Si volta pagina, anche nel nome. «Il Palaspecchi è il passato, per il futuro abbiamo pensato alle Corti di Medoro, come il personaggio dell’Orlando Furioso che, partito da una condizione povera e umile, alla fine ha la sua rivalsa conquistando la bellissima Angelica». Una parabola che si auspica possa intraprendere anche il malnato Palaspecchi, «frutto di una scelta urbanistica non congrua e per questo destinato al degrado, bloccando per decenni un intero quartiere».
Accanto al primo cittadino, oltre all’assessore all’Urbanistica Roberta Fusari, i rappresentanti di tutti i soggetti-soci del Fondo Immobiliare: Fabio Carlozzo e Cinzia Lorusso di InvestiRe spa, la società incaricata prima di mettere insieme tutti i segmenti dell’operazione, e ora di gestirne la realizzazione; Paola Del Monte, Alessandra Susanna ed Emanuele Zannoni della Cassa Depositi e Prestiti; Fabio Dolfato della Intercantieri Vittadello, la ditta che eseguirà i lavori; Katia Palisi di Ferrara 2007, la società proprietaria (Gruppo Parnasi) che di fatto ha devoluto la struttura al Fondo Immobiliare, e Diego Carrara, presidente Acer, a cui spetterà di gestire i 4 milioni di euro assicurati al Comune di Ferrara con la firma della convenzione. Il patto di stabilità ne impediva infatti l’intero impiego nel 2017, e per questo sono stati “girati” ad Acer perché istruisca la gara di appalto per la realizzazione, nella parte di struttura assegnata al Comune, della sede della polizia municipale e degli Uffici di delegazione.
Il resto sarà destinato a 260 appartamenti, modulati secondo quattro tipologie di residenti: single/giovani coppie; famiglie; giovani; anziani. A ciascuno la propria casa, dunque, scegliendo tra bi-tri e quadrilocali. I primi avranno dimensioni comprese tra i 55 e i 70 metri quadri, con prezzi di locazione tra i 240 e i 300 euro; i trilocali vanno dai 75 ai 105 metri quadri, con affitti fra i 330 e i 460 euro; gli appartamenti più grandi, quadrilocali, conteranno dai 95 ai 130 metri quadri, con canoni di locazione compresi tra i 420 e i 570 euro. I prezzi di acquisto vanno invece da un minimo di 90 a un massimo di 210mila euro.
Tipologie e dimensioni, ha chiarito il direttore Acer Carrara «stabiliti dopo un’indagine sul fabbisogno abitativo cittadino, e che ha permesso di intercettare una fascia grigia di utenza con disponibilità medie e medio-basse». Sarà, è stato sottolineato, la più importante operazione di riqualificazione urbana a Ferrara dopo il Barco, la seconda in Regione per dimensioni con i suoi 48mila metri quadrati di superficie lorda.
La partenza è ormai imminente: da lunedì è cominciato l’accantieramento e i lavori saranno avviati entro giugno; prima la demolizione (circa 7-8 mesi) e la definizione ultima dei progetti da presentare alla Commissione consiliare; a questa fase si sovrapporrà quella della ricostruzione, il tutto impiegando 24 mesi per chiudere nel giugno 2019.
La parola d’ordine, in ogni caso, sarà “social housing”. È stato ripetuto più volte, ieri, tra sfilze di ringraziamenti reciproci. Quello che sorgerà al posto del vecchio Palaspecchi dovrà essere un complesso vivo, partecipato, connesso con il resto della città, e non un quartiere-dormitorio.
Rispondono a questa esigenza i 3000 metri quadrati della base del complesso destinati ad attività commerciali e culturali e servizi alla persona, così come la creazione di spazi di fruizione comune come parchi pubblici e aree fitness. La dislocazione degli alloggi ha inoltre tenuto conto della necessità di “mescolare” i residenti di diverse generazioni, anziché ragionare per blocchi uniformi, per favorire la socializzazione e lo scambio attraverso programmi mirati.
«È una fine e un inizio», ha riassunto il sindaco Tiziano Tagliani tenendo a battesimo l’iniziativa imprenditoriale rivolta a tutta la città. Si volta pagina, anche nel nome. «Il Palaspecchi è il passato, per il futuro abbiamo pensato alle Corti di Medoro, come il personaggio dell’Orlando Furioso che, partito da una condizione povera e umile, alla fine ha la sua rivalsa conquistando la bellissima Angelica». Una parabola che si auspica possa intraprendere anche il malnato Palaspecchi, «frutto di una scelta urbanistica non congrua e per questo destinato al degrado, bloccando per decenni un intero quartiere».
Accanto al primo cittadino, oltre all’assessore all’Urbanistica Roberta Fusari, i rappresentanti di tutti i soggetti-soci del Fondo Immobiliare: Fabio Carlozzo e Cinzia Lorusso di InvestiRe spa, la società incaricata prima di mettere insieme tutti i segmenti dell’operazione, e ora di gestirne la realizzazione; Paola Del Monte, Alessandra Susanna ed Emanuele Zannoni della Cassa Depositi e Prestiti; Fabio Dolfato della Intercantieri Vittadello, la ditta che eseguirà i lavori; Katia Palisi di Ferrara 2007, la società proprietaria (Gruppo Parnasi) che di fatto ha devoluto la struttura al Fondo Immobiliare, e Diego Carrara, presidente Acer, a cui spetterà di gestire i 4 milioni di euro assicurati al Comune di Ferrara con la firma della convenzione. Il patto di stabilità ne impediva infatti l’intero impiego nel 2017, e per questo sono stati “girati” ad Acer perché istruisca la gara di appalto per la realizzazione, nella parte di struttura assegnata al Comune, della sede della polizia municipale e degli Uffici di delegazione.
Il resto sarà destinato a 260 appartamenti, modulati secondo quattro tipologie di residenti: single/giovani coppie; famiglie; giovani; anziani. A ciascuno la propria casa, dunque, scegliendo tra bi-tri e quadrilocali. I primi avranno dimensioni comprese tra i 55 e i 70 metri quadri, con prezzi di locazione tra i 240 e i 300 euro; i trilocali vanno dai 75 ai 105 metri quadri, con affitti fra i 330 e i 460 euro; gli appartamenti più grandi, quadrilocali, conteranno dai 95 ai 130 metri quadri, con canoni di locazione compresi tra i 420 e i 570 euro. I prezzi di acquisto vanno invece da un minimo di 90 a un massimo di 210mila euro.
Tipologie e dimensioni, ha chiarito il direttore Acer Carrara «stabiliti dopo un’indagine sul fabbisogno abitativo cittadino, e che ha permesso di intercettare una fascia grigia di utenza con disponibilità medie e medio-basse». Sarà, è stato sottolineato, la più importante operazione di riqualificazione urbana a Ferrara dopo il Barco, la seconda in Regione per dimensioni con i suoi 48mila metri quadrati di superficie lorda.
La partenza è ormai imminente: da lunedì è cominciato l’accantieramento e i lavori saranno avviati entro giugno; prima la demolizione (circa 7-8 mesi) e la definizione ultima dei progetti da presentare alla Commissione consiliare; a questa fase si sovrapporrà quella della ricostruzione, il tutto impiegando 24 mesi per chiudere nel giugno 2019.
La parola d’ordine, in ogni caso, sarà “social housing”. È stato ripetuto più volte, ieri, tra sfilze di ringraziamenti reciproci. Quello che sorgerà al posto del vecchio Palaspecchi dovrà essere un complesso vivo, partecipato, connesso con il resto della città, e non un quartiere-dormitorio.
Rispondono a questa esigenza i 3000 metri quadrati della base del complesso destinati ad attività commerciali e culturali e servizi alla persona, così come la creazione di spazi di fruizione comune come parchi pubblici e aree fitness. La dislocazione degli alloggi ha inoltre tenuto conto della necessità di “mescolare” i residenti di diverse generazioni, anziché ragionare per blocchi uniformi, per favorire la socializzazione e lo scambio attraverso programmi mirati.
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