«Incassò somme destinate al cliente», avvocato a processo per truffa aggravata
Il giudice rimanda gli atti alla Procura per riformulare l'imputazione nei confronti di Gianluigi Carpeggiani
FERRARA. Non appropriazione indebita, ma il più grave reato di truffa aggravata. È la conclusione a cui è arrivato il giudice del tribunale di Bologna Sandro Pecorella alla fine del processo a carico dell'avvocato ferrarese Gianluigi Carpeggiani, accusato dalla Procura di aver trattenuto per sé, nel 2011, somme di denaro destinate in realtà a un suo cliente.
Gli atti saranno ritrasmessi ai Pm per formulare una nuova contestazione. L'indagine partì con una querela di un bolognese di 61 anni, ora assistito dall'avvocato Matteo Murgo e costituito parte civile nel processo. All'esito di due diverse vertenze, un amministratore di un condominio di via del Pratello, tramite un altro legale, fece avere all'avvocato Carpeggiani due assegni non trasferibili dall'importo di circa duemila euro ciascuno, intestati uno al cliente e l'altro alla figlia della sua socia. L'avvocato allora contattò il cliente dicendogli degli assegni, poi proprio in quei giorni, fu revocato dal mandato. A quel punto l'avvocato avrebbe richiesto la reintestazione degli assegni a proprio nome, adducendo l'impossibilità dei clienti di incassarli per problemi con le banche, cosa che - osserva ora il giudice Pecorella - si è dimostrata non vera. Secondo il giudice si trattò dunque di truffa attraverso l'induzione in errore e non di appropriazione indebita: un fatto diverso da quello contestato, come si legge nell'ordinanza con cui vengono rimandati gli atti alla Procura perché venga riformulata l'imputazione.
Carpeggiani ha alle spalle una condanna a un anno a Ferrara per falsità in foglio firmato in bianco, sentenza emessa dal tribunale di Ferrara.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
