Deficit di 3,7 milioni Il sindaco accusa l’ex ragioniere capo
Portomaggiore, maxi disavanzo nei conti del Comune Minarelli: conseguenza di scelte tecniche e non politiche
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PORTOMAGGIORE. Un disavanzo di 3,7 milioni di euro, «conseguenza di scelte tecniche e non politiche». A tanto ammonta la cifra che il Comune di Portomaggiore dovrà impegnarsi a recuperare con un piano di rientro che sarà realizzato nel più breve tempo possibile, entro un mese e mezzo circa, stando alle parole del sindaco Nicola Minarelli. Un disavanzo di 3,7 milioni di euro, stralcio di crediti per 5 milioni, su un bilancio di 10 milioni. Ora il Comune deve trovare il modo per far rientrare 3,7 milioni di euro.
Per inquadrare la situazione, è necessario fare un passo indietro. La giunta portuense, in seguito al secondo rilievo della Corte dei Conti, del 2016 riferito all’annualità 2013, ha sentito la necessità di inserire una figura professionale esterna per supportare il lavoro dell’ex dirigente Marina Zeccoli e per iniziare un controllo del bilancio. «Il 26 aprile scorso l’ex ragioniera Marina Zeccoli a pochi giorni dalla presentazione consultiva 2016 ha improvvisamente e inaspettatamente rassegnato le dimissioni, cioè si è licenziata», spiega il sindaco Nicola Minarelli, che a stento nasconde la propria preoccupazione.
«Il nostro bilancio - continua il sindaco - è stato oggetto negli anni scorsi di 2 rilievi dalla Corte dei Conti che hanno comportato un consistente piano di rientro per oltre 2 milioni. Ma a seguito del secondo rilievo, nel 2016, abbiamo sentito la necessità di ricercare una figura esterna, per supportare nel lavoro la dirigente e per iniziare un controllo a 360 gradi del nostro bilancio. Per questo nel giro di tre giorni, dopo le dimissioni, abbiamo trovato una persona che facesse questo, che sarebbe venuta dopo il consultivo 2016. Le dimissioni hanno poi accelerato le cose».
A seguito dell’attività «del consulente Alessandro Caravita, svolta in autonomia, sono emerse - spiega MInarelli - anomalie e criticità, anche dovute ad operazioni contabili difficilmente comprensibili, compiute in un tempo molto lungo», continua il primo cittadino. La verifica del consulente esterno è stata a 360 gradi, ma si è concentrata in particolare sull’analisi dei residui attivi (crediti) e passivi (debiti) gestiti direttamente dall’ex dirigente. «È emersa una situazione di poste di bilancio - continua il sindaco - mantenendo in entrate crediti che non dovevano esserci, per un ammontare di circa 5 milioni, divisi in 2 milioni di investimenti e 3 di parte corrente. Di fatto, una situazione analoga a quella rilevata dalla Corte dei Conti, ma riferite ad altre tipologie di entrate. La totalità di queste anomalie è stata riscontrata su capitali di bilancio gestiti direttamente dall’ex dirigente, ora dobbiamo riparare questa situazione drammatica attraverso la formulazione di un piano di rientro del disavanzo, che risulta essere di 3,7 milioni di euro». Da notare, rileva Minarelli, «che 15 giorni prima di dimettersi, dalle tabelle dell’allora ragioniera risultava un avanzo di mezzo milione». Profondo è il senso di frustrazione provato dal sindaco, e anche dalla sua giunta, costretti «ora a pagare scelte non politiche ma tecniche, e in particolare di un tecnico». Il sindaco sottolinea che a riprova che sono scelte tecniche, «le anomalie sono state ripetute dall’ ex dirigente per almeno 20 anni. Abbiamo stralciato crediti fin dal 1996,’97,’98, attraversando più amministrazioni, anche di colore partitico diverso, più sindaci, più assessori, più consiglieri, più revisori», afferma Minarelli. Il piano di rientro non c’è, ma nelle prossime settimane la giunta si dedicherà solo a questo, secondo la priorità indicata dal sindaco che reputa «ingiusto per l’amministrazione che presiedo e per la comunità a maggior ragione, perché il saldo del bilancio degli ultimi 5 anni è sempre stato positivo». Una situazione, quella creata dall’ex ragioniera, che non emergeva, perché i numeri che mostrava e che venivano sottoposti alla giunta, al consiglio e alla struttura tecnica, erano parziali, non emergevano i dati gestiti dalla ragioniera.
Veronica Capucci
Per inquadrare la situazione, è necessario fare un passo indietro. La giunta portuense, in seguito al secondo rilievo della Corte dei Conti, del 2016 riferito all’annualità 2013, ha sentito la necessità di inserire una figura professionale esterna per supportare il lavoro dell’ex dirigente Marina Zeccoli e per iniziare un controllo del bilancio. «Il 26 aprile scorso l’ex ragioniera Marina Zeccoli a pochi giorni dalla presentazione consultiva 2016 ha improvvisamente e inaspettatamente rassegnato le dimissioni, cioè si è licenziata», spiega il sindaco Nicola Minarelli, che a stento nasconde la propria preoccupazione.
«Il nostro bilancio - continua il sindaco - è stato oggetto negli anni scorsi di 2 rilievi dalla Corte dei Conti che hanno comportato un consistente piano di rientro per oltre 2 milioni. Ma a seguito del secondo rilievo, nel 2016, abbiamo sentito la necessità di ricercare una figura esterna, per supportare nel lavoro la dirigente e per iniziare un controllo a 360 gradi del nostro bilancio. Per questo nel giro di tre giorni, dopo le dimissioni, abbiamo trovato una persona che facesse questo, che sarebbe venuta dopo il consultivo 2016. Le dimissioni hanno poi accelerato le cose».
A seguito dell’attività «del consulente Alessandro Caravita, svolta in autonomia, sono emerse - spiega MInarelli - anomalie e criticità, anche dovute ad operazioni contabili difficilmente comprensibili, compiute in un tempo molto lungo», continua il primo cittadino. La verifica del consulente esterno è stata a 360 gradi, ma si è concentrata in particolare sull’analisi dei residui attivi (crediti) e passivi (debiti) gestiti direttamente dall’ex dirigente. «È emersa una situazione di poste di bilancio - continua il sindaco - mantenendo in entrate crediti che non dovevano esserci, per un ammontare di circa 5 milioni, divisi in 2 milioni di investimenti e 3 di parte corrente. Di fatto, una situazione analoga a quella rilevata dalla Corte dei Conti, ma riferite ad altre tipologie di entrate. La totalità di queste anomalie è stata riscontrata su capitali di bilancio gestiti direttamente dall’ex dirigente, ora dobbiamo riparare questa situazione drammatica attraverso la formulazione di un piano di rientro del disavanzo, che risulta essere di 3,7 milioni di euro». Da notare, rileva Minarelli, «che 15 giorni prima di dimettersi, dalle tabelle dell’allora ragioniera risultava un avanzo di mezzo milione». Profondo è il senso di frustrazione provato dal sindaco, e anche dalla sua giunta, costretti «ora a pagare scelte non politiche ma tecniche, e in particolare di un tecnico». Il sindaco sottolinea che a riprova che sono scelte tecniche, «le anomalie sono state ripetute dall’ ex dirigente per almeno 20 anni. Abbiamo stralciato crediti fin dal 1996,’97,’98, attraversando più amministrazioni, anche di colore partitico diverso, più sindaci, più assessori, più consiglieri, più revisori», afferma Minarelli. Il piano di rientro non c’è, ma nelle prossime settimane la giunta si dedicherà solo a questo, secondo la priorità indicata dal sindaco che reputa «ingiusto per l’amministrazione che presiedo e per la comunità a maggior ragione, perché il saldo del bilancio degli ultimi 5 anni è sempre stato positivo». Una situazione, quella creata dall’ex ragioniera, che non emergeva, perché i numeri che mostrava e che venivano sottoposti alla giunta, al consiglio e alla struttura tecnica, erano parziali, non emergevano i dati gestiti dalla ragioniera.
Veronica Capucci
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