La Nuova Ferrara

Ferrara

«Domiciliari scelta umana per la bimba» 

«Domiciliari scelta umana per la bimba» 

Delitto di Ambrogio, l’omicida mandata a casa I criminologi Bruno e Bruzzone: bene così

4 MINUTI DI LETTURA





AMBROGIO. L’udienza davanti alla magistratura era appena finita e già per Lara Mazzoni cominciava su Facebook il processo mediatico. Decine e decine di commenti per esprimere stupore e condanna, ma anche odio e pietà nei confronti della donna che sabato sera ha ucciso il compagno Mirko Barioni con due coltellate e che mercoledì, quattro giorni dopo l’omicidio, ha ottenuto dal giudice gli arresti domiciliari al termine dell’udienza di convalida dell’arresto. Lara si trova ora nella casa delle zie, dove potrà restare con la figlia più piccola, ancora in tenera età e la maggiore..

Una decisione, in attesa del processo, che a molti è suonata come un’assoluzione, confondendo magari domiciliari con scarcerazione, scatenando parole di rabbia e anche polemiche di genere. Lo sottolinea Lorenzo Pellegrinelli, osservando: «Se fosse accaduto il contrario lui sarebbe stato crocifisso in piazza». Scrive invece Antonella Telloli: «Io penso che quando una donna arriva a tanto è perché tanto ha sopportato!»

Più di uno dimostra insofferenza per la concessione dei domiciliari. Come Andrea Nieddu: «Ai domiciliari? Roba da pazzi, non ci sono attenuanti! C'è gente che commette reati minori per mandare avanti la famiglia e sfamarla e magari sta dentro e questa sta fuori, assurdo». E ancora Lorella Marzola: «È comunque certo che io non affiderei nessun figlio a chi ha ucciso». Rincara la dose Federico Guerzoni: «Ma tu lasceresti dei figli a dei genitori che hanno ucciso? Un raptus di follia come l'ha avuto nei confronti del compagno può averlo anche verso i figli». Sbotta Roberto Rossi: «Da oggi è ufficiale, si può ammazzare tanto in 4 giorni si fa ritorno a casa liberato/a dal convivente uomo/donna che sia, questa è la legge salva assassini». Aggiunge Matteo Benetti: «Un omicidio è un omicidio. Avranno avuto le loro ragioni per liberarla. Speriamo solo che non ripeta il gesto in caso di altre minacce».

Ma c’è anche chi mostra di comprendere la decisione della magistratura e, come Ciro Cozzolino, controbatte: «Io odio la facilità con cui taluni liquidano con i loro giudizi superficiali e privi di qualunque cognizione di causa, situazioni come queste. Penso che bisogna solo fare una riflessione sul dramma e capire che se il giudice ha preferito gli arresti domiciliari è per garantire le cure ai figli». Si associa Gloria Pellegrini: «Realtà come queste ce ne sono tante. Donne che tacciono le violenze fisiche e psicologiche che subiscono dall'uomo. Una donna che ha reagito. Che si è difesa. Che ha detto basta. Nel modo sbagliato. Ma la paura può far questo. E nessuno può giudicare. Solo fermarsi a pensare».

Di fronte a opinioni così diverse e spesso esasperate, abbiamo raccolto il contributo di due esperti, il criminologo Francesco Bruno e la criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone. Che, sostanzialmente concordano: premessa l’assenza delle tre condizioni necessarie per la carcerazione preventiva (pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato) il giudice ha pensato a chi in quel momento era in soggetto più debole e svantaggiato, la figlia piccola della coppia. «Non automaticamente chi ha commesso un delitto va subito in carcere - afferma la Bruzzone - ma questo avviene nel momento in cui la Cassazione rende definitiva la sentenza. Nel caso specifico, la donna ha confessato, si è consegnata, e il suo gesto è stato dettato da una situazione precisa, i contrasti con il compagno, quindi le esigenze cautelari non ci sono. Premesso questo, la presenza di una figlia piccola è un elemento che di certo il magistrato avrà preso in considerazione per arrivare a quella decisione, che considero peraltro equilibrata».

Concorda il criminologo Francesco Bruno: «La decisione del giudice è stata giusta, bene ha fatto a concederle i domiciliari e consentirle di rimanere a contatto con la sua bambina. In casi come questi la logica punitiva non deve trasformarsi in una tragedia per la piccola, che si troverebbe privata all’improvviso di entrambi i genitori in una volta sola. La giustizia non può e non deve essere cieca ma valutare la cose nel suo complesso. Qui c’è una vittima che è diventata omicida». C’è anche una donna che «certamente ha sbagliato» e un’imputata che «certamente dovrà pagare, ma in termini umani, a cominciare dalla possibilità di prendersi cura della bimba. Credo che prima della concessione dei domiciliari sia stata valutata l’assenza di sentimenti di violenza nei confronti dei figli». Una decisione, dunque «dettata dall’umanità. Ora è importante che non venga lasciata sola, ma venga assistita da un’istituzione competente, come un centro per donne maltrattate. Tenendo presente che è un fatto eccezionale che sia la donna, maltrattata, a reagire con violenza».

Alessandra Mura

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google