non volevano essere trasferiti
Botte agli agenti penitenziari Cinque detenuti a processo
Sfilano uno dopo l’altro in aula, al processo che li vede vittime di offese, minacce e botte: nove agenti di polizia penitenziaria in servizio presso l’istituto dell’Arginone che ieri sono comparsi...
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Sfilano uno dopo l’altro in aula, al processo che li vede vittime di offese, minacce e botte: nove agenti di polizia penitenziaria in servizio presso l’istituto dell’Arginone che ieri sono comparsi in tribunale davanti al giudice Carlo Negri e al pm onorario Alessandro Rossetti per testimoniare, appunto, sui fatti accaduti nell’ottobre 2014 quando cinque detenuti di nazionalità marocchina, chi in un modo (offese e minacce) chi in un altro (botte e lesioni che portarono gli agenti a essere refertati), reagirono alla notizia di essere trasferiti dal carcere dell’Arginone in altro istituto per motivi di sicurezza. Il fatto - o meglio i ripetuti fatti, al plurale - sono stati messi a fuoco ieri mattina al processo che è partito e che è stato poi rinviato al 9 gennaio 2018 quando entrerà nel vivo con altri testi. Ieri le testimonianza dei vari agenti di polizia penitenziaria hanno confermato quanto sia duro e delicato il lavoro che svolgono quotidianamente in un mondo a parte, le carceri italiane, in questa circostanza quello di Ferrara. Nella gestione soprattutto di detenuti che per protesta mettono in atto atti di autolesionismo, nascondendo lamette dentro la gola e poi usarla per tagliarsi e tagliare altri.
Dal canto loro i 5 imputati sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, minacce e offese, perché non volevano essere trasferiti. Del resto il cambio di carcere era dovuto e motivato dal fatto che aveva già creato problemi non da poco all’interno delle celle, anche con episodi di autolesionismo. Dunque la amministrazione penitenziaria aveva scelto e deciso il loro trasferimento. Contro il quale avevano resistito nei modi che il processo sta mettendo a fuoco. E che continuerà nel gennaio 2018.
Dal canto loro i 5 imputati sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, minacce e offese, perché non volevano essere trasferiti. Del resto il cambio di carcere era dovuto e motivato dal fatto che aveva già creato problemi non da poco all’interno delle celle, anche con episodi di autolesionismo. Dunque la amministrazione penitenziaria aveva scelto e deciso il loro trasferimento. Contro il quale avevano resistito nei modi che il processo sta mettendo a fuoco. E che continuerà nel gennaio 2018.
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