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Madre chiusa nel silenzio  È accusata di omicidio  

Madre chiusa nel silenzio  È accusata di omicidio  

Ieri l’interrogatorio nel reparto di Rianimazione dove la donna è ricoverata I difensori: «È ancora provata, daremo tutte le risposte quando starà meglio»

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Entrano tutti insieme nel reparto di Rianimazione, con i camici antisettici verdi, ieri alle 15.30, a Cona e un’accusa devastante da chiarire: omicidio e occultamento. Ci sono la pm Cavallari e il dirigente di polizia Crucianelli, più altri due ispettori e i due avvocati di Mirka Rolfini, Gianluigi Pieraccini e Monica Guerzoni. Restano dentro la camera appena 5 minuti: il tempo di verbalizzare l’atto che avrebbe invece potuto chiarire il dramma vissuto da Mirka Rolfini. Che «si avvale della facoltà di non rispondere». Nessuna strategia difensiva, spiegano i legali. «Abbiamo chiesto alla signora se se la sentiva di rispondere - spiegava ieri ieri l’avvocato Pieraccini -, se era nelle condizioni di essere interrogata e ci ha detto che era troppo provata, ancora sotto choc». Ma è solo tutto rimandato: «Risponderemo a tutto - aggiungono i legali - quando starà meglio, la nostra non vuole essere strategia». La donna è ancora in rianimazione, non è in pericolo di vita, parla ancora a fatica e comunque i due difensori ora sono concentrati, così come gli inquirenti, sull’autopsia fissata per martedì prossimo. Monica Guerzoni, la collega di Pieraccini, conosce la famiglia da tempo: il marito della Rolfini, Stefano Gessi è stato suo cliente e sia lei che Pieraccini confermano quanto gli stessi inquirenti hanno ribadito: «Siamo davanti ad una famiglia che lavora, il padre coi due figli più grandi, tranquilla, che non ha mai dato problemi», spiega quando gli facciamo presente del degrado materiale fotografato con gli occhi degli inquirenti.

Aspetti, al momento secondari. «Occorrerà verificare con gli esami se la bambina è nata viva o morta», taglia corto Pieraccini: «attendiamo l’autopsia e i risultati, poi faremo le nostre valutazioni». Un altro problema che si sta facendo concreto è il fatto che la Rolfini dopo un choc emorragico («aveva emoglobina, quasi compatibile col decesso», ribadisce il legale. E aggiunge «Gli stessi sanitari hanno riferito che una persona che vive in un quello choc ha ricordi offuscati, per questo abbiamo preferito non rispondere: lo faremo quando la signora starà meglio e daremo tutti chiarimenti possibili». Le risposte arriveranno, le domande sono già pronte: perché avrebbe nascosto la bambina nel freezer? Perchè non ha riferito di essere incinta all’accesso al pronto soccorso? Perché non ha detto che caduta e svenimento del venerdì sera potrebbero essere stati dovuti a parto o aborto spontaneo? (d.p.)



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