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Caso Lazzari, maxi confisca annullata dalla Cassazione 

Caso Lazzari, maxi confisca annullata dalla Cassazione 

I giudici romani ordinano la revisione del sequestro di 13 milioni e di villa Filangeri Nuovo processo in appello. L’imprenditore: «Ma il mio patrimonio è delle banche» 

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Dopo quasi due anni di tappe giudiziarie, la confisca dei beni di Paolo Lazzari, imprenditore ferrarese, per un valore di 13 milioni di euro, viene bocciata e torna indietro: la corte di Cassazione ha infatti «annullato con rinvio» il provvedimento che il tribunale di Ferrara (sezione speciale”misure di prevenzione”) aveva adottato nell’inverno 2016. Saranno dunque altri giudici della Corte d’appello di Bologna e altri pm a discutere in un nuovo “processo” le ragioni di chi ha chiesto e ottenuto la confisca dei beni (procura e finanza di Ferrara) e Paolo Lazzari e i suoi legali, Dario Bolognesi e Alberto Bova. Bolognesi interpellato, spiega di «attendere le motivazioni della Cassazione, ma a mio parere in ipotesi i giudici potrebbero aveva rinviato all’appello per un difetto di motivazione sulla ritenuta “pericolosità sociale” di Lazzari». Questioni tecniche ma non troppo. Tutta ruota attorno alla «pericolosità sociale » per cui Paolo Lazzari, imprenditore conosciuto dagli inquirenti ferraresi come bancarottiere, evasore, truffatore per decenni non ha dichiarato nessun reddito ma può vantare un patrimonio di 13 milioni di euro. La misura della confisca venne adottata contro di lui (sigili alla villa Filangeri-Gulinelli di Sant’Egidio) applicando la legge antimafia. Che dai “mafiosi” si estende anche a persone per le quali è dimostrata una sproporzione tra reddito e i beni che può vantare. In questo caso, i giudici della Cassazione potrebbero aver evidenziato - non che il provvedimento sia sbagliato - ma che non sono spiegati bene i motivi per cui Lazzari è ritenuto pericoloso socialmente. Lui, ieri annunciava: «Attendo questo nuovo procedimento e spiegherò ad altri giudici che il mio progetto di villa Filangeri -Gulinelli è costruito sulla base di un patrimonio non mio, ma delle banche mi hanno concesso mutui. E che le teste di legno che secondo i giudici partecipano in modo illecito per mio conto a questo progetto, sono in realtà persone che hanno creduto in esso investendo i propri soldi». (d.p.)



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