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È caduto in mare con la bicicletta 

È caduto in mare con la bicicletta 

Il mezzo è stato trovato nello stesso punto in cui è riemerso il corpo del pescatore ed ex calciatore Diego Turola

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GORO. È stata trovata esattamente nello stesso punto dove il corpo senza vita di Diego Turola, pescatore di 61 anni di Goro, è riemerso all’alba di venerdì la bicicletta su cui l’uomo viaggiava. I sommozzatori, chiamati dalla famiglia, sono arrivati sulla banchina del porto ieri mattina e nel giro di pochi minuti hanno trovato quello che cercavano. O meglio, all’appello mancano ancora i documenti che potrebbero essere stati sepolti dal fango presente in maniera massiccia sul fondale.

«Mio cognato è quindi caduto in acqua con la bicicletta - spiega l’ex assessore Sergio Ferrari - e tutto dovrebbe essere stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza che ci sono qui sul porto. Dai filmati la dinamica dell’incidente potrebbe venire fuori». Una morte che si sarebbe potuta in qualche modo evitare? È quello che vuole capire la famiglia di Diego Turola, che chiederà una perizia anche sulla passerella mobile montata dalla ditta che sta portando avanti i lavori di rifacimento della banchina.

Stando ad una prima ricostruzione, il pescatore (ed ex calciatore) è andato via attorno alla mezzanotte dal bar Belvedere ed aveva forse esagerato bevendo un bicchiere di troppo, tanto che i gestori si sono offerti di riaccompagnarlo a casa ma lui non ha voluto e si è allontanato in bicicletta. Non ha però imboccato la strada che porta alla banchina, ma ha fatto il giro tornando poi sul porto dall’ingresso opposto a quello del bar. Ed è da questa parta che, con ogni probabilità, avrebbe deciso di percorrere la passerella che a detta di Ferrari «non è stabile, basta percorrerla per rendersene conto. I galleggianti ballano in maniera significativa, Diego pesava oltre un quintale e in più aveva la bici...facile che abbia perso l’equilibrio, anche la corda che dovrebbe garantire la sicurezza soprattutto in alcuni punti serve davvero a poco. Andremo fino in fondo».

Intanto a Goro tutti piangono Diego Turola, l’omone forte che riuscì a regalare sogni a grandi e piccini. Tutti ricordano l’estate del 1984, quella delle grandi stelle per il calcio italiano: arrivarono Diego Armando Maradona, Junior, Rummenigge...Ecco, Kalle Rummenigge. Una stella, appunto, che brillò il 22 agosto, quando l’Inter giocò a Ferrara contro la Spal per la prima giornata della Coppa Italia 84/85. E quella serata rappresentò anche l’apice della carriera per Diego Turola, che contro i nerazzurri si trovò spesso ad incrociare il dirompente attaccante teutonico. A dispetto del numero 3, Turola giocò difensore centrale, il terzino sinistro lo faceva Pregnolato, con il 6. Due forze della natura, Kalle e Turola, masse muscolari impressionanti per l’uno come per l’altro, cosce da far paura. Rummenigge ebbe ovviamente la meglio (segnò anche un gol, l’Inter vinse 3-0), ma quella sera Diego Turola entrò nell’immaginario collettivo, e da molti fu ribattezzato Diego “Armando” Turola...

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