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Neonata nel freezer, un medicinale può aver occultato la gravidanza

di Alessandra Mura
Neonata nel freezer, un medicinale può aver occultato la gravidanza

Ecco la difesa della donna che ha nascosto il corpo della neonata. Gli inquirenti cercano riscontri, il precedente di sette anni fa

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MIGLIARINO. Sette-otto mesi con una creatura in grembo senza saperlo, dopo aver portato a termine altre sei gravidanze. E quel precedente del 2010 quando, su consiglio e su insistenza dell’Ufficiale giudiziario, Mirka Rolfini si presentò al Pronto soccorso con un lattante in braccio, l’ultimo arrivato dei suoi sei figli, dicendo di aver fatto tutto da sola, di averlo partorito undici giorni prima al termine, ancora una volta, di una gravidanza di cui non era consapevole.

Ci sono anche questi aspetti, al vaglio degli inquirenti che indagano sul caso del cadavere della neonata nascosto nel freezer, a Migliarino. In attesa degli esiti dell’autopsia, un punto importante è la credibilità della prima, ancora confusa ricostruzione della vicenda resa nell’immediatezza dei fatti dalla madre, indagata per omicidio e occultamento di cadavere.

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Emerge ora un elemento significativo, che se lascia ancora aperti, apertissimi, tutti gli interrogativi più inquietanti, almeno fornisce o potrebbe fornire una spiegazione a una delle domande più ovvie: come è possibile che una donna, sei volte madre, non si sia accorta di essere incinta? Da diversi anni Mirka Rolfini, fa sapere l’avvocato Gian Luigi Pieraccini (difensore della donna insieme alla collega Monica Guerzoni) assume un farmaco che ha tra i suoi effetti quello di mantenere sempre attivo il ciclo mestruale, con sanguinamenti mensili che si verificano anche in caso di gravidanza. Questo nuovo elemento spiegherebbe l’assenza della principale spia di allarme di una gravidanza in corso. Va anche aggiunto che la donna è di corporatura piuttosto robusta, e anche questo potrebbe aver contribuito a non rendere evidente, né alla diretta interessata né al compagno, l’essere incinta.

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Certo, alla luce della tragedia di pochi giorni fa, il precedente del 2010 assume una connotazione ben più allarmante di un caso-limite, soprattutto per quegli undici giorni trascorsi dalla nascita del piccolo (14 dicembre) alla sua registrazione all’anagrafe (25 dicembre), e per quella gravidanza occulta, andata avanti per tutti i nove mesi senza mai un controllo ginecologico, senza un banale esame del sangue. Anche allora Mirka recise il cordone ombelicale senza l’aiuto di nessuno e quando l’inconsapevole marito quella mattina si svegliò lei lo avrebbe salutato così: «Abbiamo il sesto figlio». Poi undici giorni di ombra, durante i quali il piccino rimase nascosto al mondo. Solo giorni dopo la mamma andò in Comune per registrare la nascita del bimbo all’anagrafe, incontrando la comprensibile resistenza dell’Ufficiale giudiziario che, in assenza di un certificato medico e di fronte al tergiversare della donna, la indirizzò al pronto soccorso. Il bimbo stava bene, era perfettamente sano, e la vicenda si concluse con i disbrighi burocratici senza ulteriori approfondimenti.

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Dopo sette anni, un’altra gravidanza inconsapevole che avrebbe anche potuto essere un caso-fotocopia dei fatti del 2010, ma stavolta qualcosa è andato maledettamente storto. Là un lieto evento, qui un’immane tragedia. Eppure punti in comune ce ne sono, a cominciare dalla segretezza di quel parto, dalla decisione, una volta cominciate le doglie venerdì 2 giugno, di non chiedere aiuto medico ma di fare tutto in solitudine. Prima di svenire nella vasca da bagno, per la forte emorragia, Mirka Rolfini ha avuto il tempo e la lucidità di tagliare il cordone ombelicale. Poi quelle ore di buio su cui ora gli inquirenti cercano di fare chiarezza. Quel corpicino nascosto nel freezer, dove magari nessuno lo avrebbe mai scoperto se Mirka, sopraffatta da un’emorragia che poteva costarle la vita, non fosse stata costretta a rivolgersi al pronto soccorso di Cona, dove è arrivata lunedì 5 giugno, accompagnata dal marito, e dove è venuta a galla la più triste delle verità.
 

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