COMACCHIO AL VOTO
di Annarita Bova
COMACCHIO. Marco Fabbri protagonista. Doppia Maura Tomasi e prova a scongiurare il ballottaggio. Quello che pochi, se non nessuno, erano convinti potesse succedere a Comacchio, si stava delineando...
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COMACCHIO. Marco Fabbri protagonista. Doppia Maura Tomasi e prova a scongiurare il ballottaggio. Quello che pochi, se non nessuno, erano convinti potesse succedere a Comacchio, si stava delineando nella notte: al momento di andare in stampa il sindaco uscente era arrivato a sfiorare il 51% di preferenze.
La città lagunare, ancora una volta, spiazza e mostra il suo lato più testardo. Che si sentisse fermento e tensione nell’aria, a dire il vero proprio no. La piazza era vuota così come i bar e i candidati hanno preferito restare in casa fino a dopo la mezzanotte, quando la situazione ha cominciato a mostrarsi abbastanza chiara.
I nomi di Fabbri, Tomasi e Fabiani ormai da giorni erano quelli più quotati anche se a dire il vero uno stacco così netto da parte della squadra di Fabbri non era preventivato. Forse. O forse si sarebbe potuto capire dal numero di firme raccolte e dalla presenza massiccia di elettori a incontri e dibattiti. A Comacchio centro, così come a Porto Garibaldi e soprattutto a Lido Estensi, le liste Per Fare e Persone territorio hanno visto le schede crescere sui tavoli e sentito i nomi rimbombare per i corridoio. Vuoti. Perché nessun cittadino questa volta, candidati a parte, ha partecipato attivamente, né dentro né fuori.
Nessuno, al contrario delle altre tornate elettorali, è rimasto davanti ai tabelloni a commentare e a confrontarsi e le strade così vuote e senza bandiere hanno mostrato fin da subito la poca voglia di scegliere, tanto che l’affluenza, anche dopo il ritorno dalla spiaggia, è stata bassa, troppo bassa. Il confronto con il 2012 è inevitabile e in cinque anni, se è possibile, la voglia di tornare alle urne è diminuita. Ma esattamente come cinque anni fa, gli avversari hanno sottovalutato “il ragazzo” convinti che la gente fosse stanca e scontenta e che avesse voglia di cambiamento.
Stando ai numeri dello scrutinio dei primi seggi, i comacchiesi hanno deciso di puntare sulla continuità, pensando che in fondo cinque annni sono pochi per amministrare fino in fondo un Comune come quello di Comacchio.
Maura Tomasi, dal canto suo, ha invece giocato la carta deI partiti creando un’alleanza con tutto il centrodestra che ha portato le persone a scegliere i simboli, simboli che altrove non si trovano più. Salvini a Comacchio ha fatto il suo, gli altri non hanno osato, non sono arrivati in terra lagunare a sostenere apertamente i candidati e tanti voti sono andati alla Lega. Continuità da una parte, dunque, ma voglia di provare a restare ancorati alle idde dall'altra. Fabbri e Tomasi, forse i più testardi o comunque quelli che più di altri, ad eccezion fatta forse per Davide Michetti dell'Onda 3.0, si sono fatti sentire e ci hanno messo la faccia , regalando anche il dibattito aperto sui social e rispondendo alle singole domande, centinaia se non migliaia che in questi giorni sono arrivate. Una lunga notte a Comacchio, che ancora una volta dimostra di non dare mai niente per scontato.
La città lagunare, ancora una volta, spiazza e mostra il suo lato più testardo. Che si sentisse fermento e tensione nell’aria, a dire il vero proprio no. La piazza era vuota così come i bar e i candidati hanno preferito restare in casa fino a dopo la mezzanotte, quando la situazione ha cominciato a mostrarsi abbastanza chiara.
I nomi di Fabbri, Tomasi e Fabiani ormai da giorni erano quelli più quotati anche se a dire il vero uno stacco così netto da parte della squadra di Fabbri non era preventivato. Forse. O forse si sarebbe potuto capire dal numero di firme raccolte e dalla presenza massiccia di elettori a incontri e dibattiti. A Comacchio centro, così come a Porto Garibaldi e soprattutto a Lido Estensi, le liste Per Fare e Persone territorio hanno visto le schede crescere sui tavoli e sentito i nomi rimbombare per i corridoio. Vuoti. Perché nessun cittadino questa volta, candidati a parte, ha partecipato attivamente, né dentro né fuori.
Nessuno, al contrario delle altre tornate elettorali, è rimasto davanti ai tabelloni a commentare e a confrontarsi e le strade così vuote e senza bandiere hanno mostrato fin da subito la poca voglia di scegliere, tanto che l’affluenza, anche dopo il ritorno dalla spiaggia, è stata bassa, troppo bassa. Il confronto con il 2012 è inevitabile e in cinque anni, se è possibile, la voglia di tornare alle urne è diminuita. Ma esattamente come cinque anni fa, gli avversari hanno sottovalutato “il ragazzo” convinti che la gente fosse stanca e scontenta e che avesse voglia di cambiamento.
Stando ai numeri dello scrutinio dei primi seggi, i comacchiesi hanno deciso di puntare sulla continuità, pensando che in fondo cinque annni sono pochi per amministrare fino in fondo un Comune come quello di Comacchio.
Maura Tomasi, dal canto suo, ha invece giocato la carta deI partiti creando un’alleanza con tutto il centrodestra che ha portato le persone a scegliere i simboli, simboli che altrove non si trovano più. Salvini a Comacchio ha fatto il suo, gli altri non hanno osato, non sono arrivati in terra lagunare a sostenere apertamente i candidati e tanti voti sono andati alla Lega. Continuità da una parte, dunque, ma voglia di provare a restare ancorati alle idde dall'altra. Fabbri e Tomasi, forse i più testardi o comunque quelli che più di altri, ad eccezion fatta forse per Davide Michetti dell'Onda 3.0, si sono fatti sentire e ci hanno messo la faccia , regalando anche il dibattito aperto sui social e rispondendo alle singole domande, centinaia se non migliaia che in questi giorni sono arrivate. Una lunga notte a Comacchio, che ancora una volta dimostra di non dare mai niente per scontato.
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