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2016, l’estate delle polemiche Dopo lo scontro, l’“armistizio” 

2016, l’estate delle polemiche Dopo lo scontro, l’“armistizio” 

La lunga estate calda, il volontariato che presta servizio nel trasporto degli infermi e nell’emergenza sanitaria, l’ha vissuta l’anno scorso, tra luglio e agosto. Una sentenza della Corte di...

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La lunga estate calda, il volontariato che presta servizio nel trasporto degli infermi e nell’emergenza sanitaria, l’ha vissuta l’anno scorso, tra luglio e agosto. Una sentenza della Corte di Giustizia europea, all’inizio del 2016 (ma sembra che avesse dei precedenti) aveva fissato il principio che gli enti no profit possono svolgere trasporto sanitario d’urgenza e d’emergenza con affidamento diretto e senza gara d’appalto a fronte del rimborso delle spese sostenute. Un pronunciamento che ha poi supportato un atto dell’Asl, finito nel mirino dei sindacati. La determina (atto del dirigente) affidava alle associazioni di volontariato un’ulteriore quota del trasporto di soccorso, che viene espletato anche da personale dipendente del servizio sanitario pubblico, sottraendolo ad una cooperativa locale, la Cidas. La postazione fu assegnata all’associazione Comacchio Soccorso, una scelta che scatenò la reazione della società, per la conseguente perdita di posti di lavoro, e dei sindacati. Cgil e Cisl avviarono una mobilitazione con presidio permanente in centro storico che portò lavoratori e iscritti, assieme al personale della Cidas, in piazza municipale per una manifestazione comune all’inizio di agosto.

L’accusa dei sindacati era incentrata su alcuni aspetti considerati “critici”, a partire dal possesso di tutti i requisiti da parte del personale volontario per l’espletamento dell’attività di soccorso sanitario. Una osservazione a cui sia l’Asl che la Regione hanno sempre risposto sostenendo che le associazioni ammesse sono accreditate e quindi sottoposte a controlli severi sulla qualità del servizio prestato e sul livello di formazione del personale. Secondo Cgil e Cisl, inoltre, la scelta di assegnare una quota ulteriore del trasporto in emergenza sanitaria al volontariato è legata a un’esigenza di risparmio (confermata da alcune espressioni utilizzate nella determina di fine luglio 2016) che tende a restringere la presenza di lavoro dipendente retribuito. Tra le questioni sollevate, anche quella degli orari di servizio: un volontario può sostenere sei ore in ambulanza dopo aver lavorato in fabbrica per altre sei? Accuse respinte dall’azienda sanitaria, che ha ricordato di essersi “appoggiata” ad una sentenza della Corte di Giustizia europea e ad una indicazione regionale che risale al 2014, firmata dall’allora direttore generale della Regione, Tiziano Carradori, che illustrava le modalità di affidamento dei servizi «di soccorso e trasporto a soggetti accreditati», col volontariato da preferire al «privato accreditato». Pochi giorni dopo la manifestazione in piazza municipale fu annunciato l’“armistizio”: l’apertura di un tavolo di trattativa tra Asl e sindacati che fu salutato positivamente da Cgil, Cisl , Uil e Fials.

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