C’è solo Fabiani, Pd frastornato
Calvano: nulla da rimproverare. Vitellio: Fabbri non voleva accordi. Zappaterra: seria riflessione
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COMACCHIO. Piero Fabiani sarà per i prossimi cinque anni l’unico consigliere comacchiese a tenere alto il vessillo del Pd, dopo il flop democratico delle urne di domenica, ma nessuno in via Frizzi e dintorni mostra stupore o delusione per un risultato da minimi storici. Come se lustri di alleanze fallimentari (Pierotti, cinque anni fa) e presenza insufficiente sul territorio abbiano prodotto danni tali da non poter essere rimediati da un’elezione ad un’altra, in assenza del “cuscino” del ballottaggio che avrebbe potuto attutire la caduta attraverso un sostegno più o meno esplicito al sindaco ricandidato. E infatti i due responsabili della strategia dem, Paolo Calvano e Luigi Vitellio, non dichiarano rimpianti, in coda alle congratulazioni stereofoniche a Marco Fabbri, «ha puntato tutto sugli anni di amministrazione, senza alleanze, e ha avuto ragione», funzionali anche a depotenziare sacche di malumori interne alla federazione e disinnescare paralleli con la situazione del capoluogo. In realtà il segretario regionale accenna ad un’autocritica: «A Comacchio abbiamo presentato un candidato, Fabiani che ringrazio per aver costruito una base sulla quale ripartire, che non era molto conosciuto. In più - ragiona Calvano - la spaccatura a sinistra ci ricorda che il centro-destra unito è molto competitivo e non c’è nulla di scontato, in prospettiva, considerato anche che l’M5s non credo proprio sia morto come qualcuno dice. Il centro-sinistra unito è l’esatto contrario di quanto si sta sperimentando a Ferrara? Non mi sembra, in consiglio comunale c’è una forza, Sinistra italiana, che considero ancora coinvolta nella maggioranza, non ho segnali di presa di distanza».
Il discorso si fa più scivoloso sul rapporto con Fabbri, sul quale si erano intrecciate ipotesi di “desistenza” già al primo turno, «posso dire di non aver nulla da rimproverare al gruppo dirigente ferrarese per quanto successo a Comacchio e anche a Terre del Reno» si limita a dire Calvano. Più articolata la retrospettiva del segretario provinciale: «Fabbri non voleva accordi con nessuno, non c’è stata possibilità di discuterne - dice Vitellio - Ha messo sul piatto i suoi cinque anni di mandato e ha vinto così. I rapporti istituzionali (museo archeologico, turismo, parco, ndr) hanno rafforzato il sindaco? I bravi amministratori si sostengono, questa è la nostra linea e non la cambieremo. Non so se fosse possibile organizzare sul territorio, per tempo, qualcosa di diverso, a volte l’intervento del partito provinciale viene visto localmente come lesa maestà. A Comacchio si è tentato fino all’ultimo di tenere il tavolo unito con la sinistra, ma loro si sono presentati dicendo che avevano già il candidato. In questi casi si accettano le primarie, il Pd non può accettare condizioni del genere: alla fine abbiamo preso quasi il doppio dei voti».
Dal canto suo Fabiani non perde la sua proverbiale calma ed educazione, anche se il terzo posto pesa. «Pesa di più il numero di persone che non è venuto a votare - dice il candidato - Comacchio non era mai arrivata a percentuali simili che mettono in evidenza un dato più che negativo. Per il resto le distanze sono talmente larghe, Fabbri e i suoi sono talmente avanti che sinceramente c’è poco da dire. La nostra è stata una campagna elettorale lunga 28 giorni, troppo poco tempo».
Il risultato di domenica può innescare se non fibrillazioni, quanto meno un dibattito all’interno del Pd provinciale. «Visti i risultati della tornata elettorale, in vista del 2019 credo che il partito debba fare una serie riflessione» si limita a dire la consigliera regionale Marcella Zappaterra.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il discorso si fa più scivoloso sul rapporto con Fabbri, sul quale si erano intrecciate ipotesi di “desistenza” già al primo turno, «posso dire di non aver nulla da rimproverare al gruppo dirigente ferrarese per quanto successo a Comacchio e anche a Terre del Reno» si limita a dire Calvano. Più articolata la retrospettiva del segretario provinciale: «Fabbri non voleva accordi con nessuno, non c’è stata possibilità di discuterne - dice Vitellio - Ha messo sul piatto i suoi cinque anni di mandato e ha vinto così. I rapporti istituzionali (museo archeologico, turismo, parco, ndr) hanno rafforzato il sindaco? I bravi amministratori si sostengono, questa è la nostra linea e non la cambieremo. Non so se fosse possibile organizzare sul territorio, per tempo, qualcosa di diverso, a volte l’intervento del partito provinciale viene visto localmente come lesa maestà. A Comacchio si è tentato fino all’ultimo di tenere il tavolo unito con la sinistra, ma loro si sono presentati dicendo che avevano già il candidato. In questi casi si accettano le primarie, il Pd non può accettare condizioni del genere: alla fine abbiamo preso quasi il doppio dei voti».
Dal canto suo Fabiani non perde la sua proverbiale calma ed educazione, anche se il terzo posto pesa. «Pesa di più il numero di persone che non è venuto a votare - dice il candidato - Comacchio non era mai arrivata a percentuali simili che mettono in evidenza un dato più che negativo. Per il resto le distanze sono talmente larghe, Fabbri e i suoi sono talmente avanti che sinceramente c’è poco da dire. La nostra è stata una campagna elettorale lunga 28 giorni, troppo poco tempo».
Il risultato di domenica può innescare se non fibrillazioni, quanto meno un dibattito all’interno del Pd provinciale. «Visti i risultati della tornata elettorale, in vista del 2019 credo che il partito debba fare una serie riflessione» si limita a dire la consigliera regionale Marcella Zappaterra.
Stefano Ciervo
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