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«Irregolari sulle ambulanze». Sanzioni per 150mila euro

«Irregolari sulle ambulanze». Sanzioni per 150mila euro

Indagine dell’Ispettorato del Lavoro di Ferrara sui servizi affidati dall’Asl alle associazioni. Volontari solo di nome: nelle contestazioni le multe e il recupero dei contributi

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FERRARA. Montano in ambulanza e attraversano in lungo e in largo la pianura ferrarese per soccorrere persone ferite o trasportare pazienti ricoverati da un luogo di cura a un altro oppure negli ambulatori dove si erogano consulenze specialistiche ed esami diagnostici. Le associazioni di volontariato sono diventate negli anni uno dei pilastri dell’assistenza sanitaria pubblica: il 100% del trasporto dei pazienti ordinari passa a Ferrara per le postazioni loro assegnate, come una quota importante (che l’Asl nel 2016 quantificava intorno al 30-35%) del trasporto d’emergenza. Numeri che non cambiano molto se ci si sposta in altre province dell’Emilia Romagna dove l’incidenza del trasporto d’emergenza - dicono gli addetti ai lavori - può superare il dato ferrarese. Da anni le convenzioni che affidano alle associazioni di volontariato il trasporto dei malati, soprattutto nell’emergenza, sono finite nel mirino di sindacati e cooperative che, pur riconoscendo il ruolo fondamentale del volontariato, lo indicano come una delle strade scelte dalle aziende sanitarie e dalle Regioni per sottrarre quote crescenti di prestazioni al lavoro “regolare”, molto più costoso.

Proprio da segnalazioni del sindacato è partita l’ultima ispezione ad ampio raggio in provincia che ha portato alla contestazione di circa 400mila euro di reddito imponibile, soldi che avrebbero dovuto essere versati - secondo gli accertatori - da alcune associazioni di volontariato al loro personale in servizio. Infermieri e autisti soccorritori inquadrati come volontari ma che avrebbero dovuto essere legati ad alcune onlus da un rapporto di lavoro dipendente.

L’accertamento, durato alcuni mesi, è stato completato nello scorso mese di maggio dai funzionari dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, nato dalla fusione delle vecchie Direzioni del Lavoro di Ferrara e Rovigo, in collaborazione con l’Inps e la Guardia di Finanza.

L’esito, sulla carta, è clamoroso. Secondo gli ispettori che hanno visionato i registri delle associazioni di volontariato sottoposte all’accertamento 25 dei 27 operatori il cui rapporto di collaborazione con l’ente convenzionato è stato verificato (gli altri 2 non erano presenti o in servizio al momento dell’ispezione), avrebbero dovuto essere stipendiati come dipendenti. Le loro presenze, cioè, programmate sulla base di turni di lavoro prestabiliti (come avviene in un rapporto di lavoro dipendente), non sarebbero stati conformi ai canoni di una prestazione su base volontaria che dovrebbe riconoscere all’associato un grado di libertà molto più ampio nella gestione del proprio tempo libero.

Controlli sono stati fatti anche sui compensi, che per il lavoro volontario dovrebbero essere limitati ai rimborsi spese giustificati dai relativi scontrini (pranzo, carburante etc.). Da quanto si è appreso la verifica contabile si è estesa ai cinque anni precedenti il controllo. L’imponibile complessivo che, secondo i funzionati dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro e dell’Inps, avrebbe dovuto “coprire” le prestazioni lavorative sarebbe pari a 383mila euro. Su questo importo è stata calcolata la somma dei contributi che avrebbero dovuto essere pagati allo Stato, pari a circa il 50% della somma contestata. Una cifra che quindi dovrebbe essere vicina ai 150mila euro, suddivisa tra le onlus oggetto dell’ispezione. In questi casi scattano anche le sanzioni amministrative previste per la mancata comunicazione del rapporto di lavoro ai centri per l’impiego o per l’iscrizione di quel rapporto in appositi registri, valori che si limitano a qualche centinaio di euro. È importante sapere che questo tipo di contestazione non esaurisce l’iter amministrativo in corso perché il soggetto sanzionato può presentare un ricorso ad un livello di giudizio superiore (Comitato regionale per i rapporti di lavoro) o alla magistratura.

Il direttore dell’Ispettorato di Ferrara e Rovigo, Maurizio Tedeschi, spiega che «l’accertamento è stato lungo e complesso perché è stato eseguito a ritroso su un periodo di alcuni anni, ma si tratta solo dell’ultima verifica compiuta in un ambito nel quale abbiamo più volte operato negli ultimi 15-20 anni. Il ricorso al volontariato da parte delle aziende sanitarie per questa tipologia di servizi non è recente, anche se da qualche tempo a questa parte la tendenza, che non riguarda solo la nostra provincia, ha assunto dimensioni via via maggiori». Tedeschi conferma che l’Ispettorato si è mosso «sulla base di segnalazioni che hanno chiesto l’interessamento dei nostri uffici» e sottolinea che «non è la prima volta che eleviamo sanzioni per questo tipo di irregolarità. In diversi giudizi - uno molto recente - abbiamo ottenuto il riconoscimento del nostro lavoro da parte del giudice».

Gioele Caccia
 

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