Addio a «un ragazzo sempre allegro»
Ieri in Certosa a Ferrara l’ultimo saluto di familiari e amici a Barioni. Presente anche il sindaco di Berra, Zaghini
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FERRARA. «La chiesa dice di cantare un Alleluia in queste occasioni di mestizia, perché l’alleluia è un inno alla vita che la Chiesa canta la notte di Pasqua, per ricordare che il Signore è risorto. Mirko sta celebrando la sua Pasqua, perché con gli occhi della fede questo non è un funerale, ma una messa di Pasqua».
Con queste parole don Franco Rogato ha toccato le corde dell’anima dei presenti, amici e familiari, venuti in Certosa, nell’ara crematoria, per dare l’ultimo saluto a Mirko Barioni, il quasi 40enne di Ambrogio ucciso dalla compagna Lara Mazzoni la notte tra il 3 e il 4 giugno, nella casa di lei della frazione copparese.
Tanti i volti rigati e addolorati per la violenta e improvvisa scomparsa dell’amico, forse ancora increduli di quanto successo. Un amico ricorda Mirko come «un ragazzo sempre allegro con una gran voglia di far baldoria. Andavamo insieme in discoteca, ci conoscevamo dalle elementari, e siamo stati compagni fino alla quinta». Durante la messa, i due fratelli Alessandro e Cristiano, e il padre, tengono un composto e dignitoso dolore; la nonna, forse per il caldo eccessivo all’interno della cappella, o per il dolore troppo intenso, viene accompagnata fuori, mentre la mamma di Mirko non c’era, probabilmente non si è sentita in grado di affrontare emotivamente una simile prova. Tra i presenti alla cerimonia anche Eric Zaghini, sindaco di Berra, che ha partecipato in veste privata, come amico di Mirko: avevano frequentato le scuole medie insieme e avevano militato nella stessa compagine di calcio amatoriale, a Cologna.
Don Franco, nell’introduzione alla sua omelia, annuncia che porta ai familiari, «le condoglianze personali e del vescovo, che ha manifestato la sua vicinanza e il ricordo di Mirko nella preghiera». Poi trova le parole più adatte per testimoniare la vicinanza ai familiari, e usa le parole della fede. «Abbiamo cantato l’Alleluia perché la chiesa lo canta la notte di Pasqua, per celebrare la resurrezione del Signore. È un inno alla vita. Mirko ha celebrato la Pasqua 39 volte, poche umanamente parlando. Ma ora Mirko incontra in Paradiso Gesù risorto, e vede una luce che pervade tutto. Oggi la luce che vediamo è solo un pallido riflesso della luce che ora Mirko vede e prova una gioia e serenità mai sperimentate prima. I suoi giorni continuano a essere in Dio, perché in Dio non si muore. Se leggiamo la Bibbia, c’è scritto che Dio ha creato tutto, ma non la morte. Uno che ha creato tutto per la vita, potrebbe aver distrutto la Sua opera? La vita dell’uomo va oltre la morte, perché questa non c’è. Dio ti ha dato la vita, te la lascia in eterno».
Veronica Capucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Con queste parole don Franco Rogato ha toccato le corde dell’anima dei presenti, amici e familiari, venuti in Certosa, nell’ara crematoria, per dare l’ultimo saluto a Mirko Barioni, il quasi 40enne di Ambrogio ucciso dalla compagna Lara Mazzoni la notte tra il 3 e il 4 giugno, nella casa di lei della frazione copparese.
Tanti i volti rigati e addolorati per la violenta e improvvisa scomparsa dell’amico, forse ancora increduli di quanto successo. Un amico ricorda Mirko come «un ragazzo sempre allegro con una gran voglia di far baldoria. Andavamo insieme in discoteca, ci conoscevamo dalle elementari, e siamo stati compagni fino alla quinta». Durante la messa, i due fratelli Alessandro e Cristiano, e il padre, tengono un composto e dignitoso dolore; la nonna, forse per il caldo eccessivo all’interno della cappella, o per il dolore troppo intenso, viene accompagnata fuori, mentre la mamma di Mirko non c’era, probabilmente non si è sentita in grado di affrontare emotivamente una simile prova. Tra i presenti alla cerimonia anche Eric Zaghini, sindaco di Berra, che ha partecipato in veste privata, come amico di Mirko: avevano frequentato le scuole medie insieme e avevano militato nella stessa compagine di calcio amatoriale, a Cologna.
Don Franco, nell’introduzione alla sua omelia, annuncia che porta ai familiari, «le condoglianze personali e del vescovo, che ha manifestato la sua vicinanza e il ricordo di Mirko nella preghiera». Poi trova le parole più adatte per testimoniare la vicinanza ai familiari, e usa le parole della fede. «Abbiamo cantato l’Alleluia perché la chiesa lo canta la notte di Pasqua, per celebrare la resurrezione del Signore. È un inno alla vita. Mirko ha celebrato la Pasqua 39 volte, poche umanamente parlando. Ma ora Mirko incontra in Paradiso Gesù risorto, e vede una luce che pervade tutto. Oggi la luce che vediamo è solo un pallido riflesso della luce che ora Mirko vede e prova una gioia e serenità mai sperimentate prima. I suoi giorni continuano a essere in Dio, perché in Dio non si muore. Se leggiamo la Bibbia, c’è scritto che Dio ha creato tutto, ma non la morte. Uno che ha creato tutto per la vita, potrebbe aver distrutto la Sua opera? La vita dell’uomo va oltre la morte, perché questa non c’è. Dio ti ha dato la vita, te la lascia in eterno».
Veronica Capucci
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