confagricoltura - Settore ortofrutta
Brexit e protezionismo minacciano l’export
Confagricoltura Ferrara, sezione frutticola, ha organizzato un convegno dedicato al commercio estero. Dopo i saluti del presidente di Confagricoltura Ferrara Pier Carlo Scaramagli, ha introdotto i...
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Confagricoltura Ferrara, sezione frutticola, ha organizzato un convegno dedicato al commercio estero. Dopo i saluti del presidente di Confagricoltura Ferrara Pier Carlo Scaramagli, ha introdotto i lavori il presidente della sezione Frutticola Lorenzo Chiericati, che ha svolto anche il ruolo di moderatore.
Il presidente di Fruitimprese Marco Salvi ha ricordato come il 2016 si sia chiuso con un fatturato in aumento del 5% per l’ortofrutta italiana, con una bilancia commerciale attiva di circa un miliardo anche grazie a un leggero calo delle importazioni (-2,4% in termini di valori). Salvi ha confermato come sia ormai acclarato che il futuro della nostra frutticoltura è strettamente condizionato dalla capacità di aumentare l’esportazione dei nostri prodotti. Ma gli scenari che si aprono sono poco rassicuranti, stante gli effetti che potrebbero provenire dalla Brexit (con la possibile introduzione di dazi fino al 15-20%) e dalle politiche protezionistiche di Trump (a rischio 86 mln di export ortofrutticolo), senza contare i danni arrecati dall’embargo russo, dato che quel mercato assorbiva il 40% dell’ortofrutta Ue.
Inoltre la primavera araba ha determinato la perdita di mercati importanti, come quello della Libia, in passato importante acquirente della nostra pera Abate. Basta pensare che nel 2016 la riduzione di export di mele italiane, rispetto al 2015, è stata pari al 33% in Egitto, al 50% in Libia e addirittura del 73% in Algeria.
A seguire l’intervento del Cso, con il presidente Paolo Bruni che ha sottolineato come sia imperativo esportare la nostra frutta, perché produciamo più di quanto consumiamo e perché i consumi continuano a calare e che se si perde di vista questo obiettivo, si finisce per discutere di questioni secondarie.
Ha proseguito la referente della sezione Progettazione e Legislazione del Cso Simona Rubbi, la quale ha affermato che alla progressiva eliminazione delle barriere doganali si è assistito a un parallelo incremento delle barriere fitosanitarie che mascherano vere e proprie barriere commerciali.
Le conclusioni del convegno sono state affidate a Mario Guidi, componente dell’assemblea dei delegati di Confagricoltura Ferrara, già Presidente nazionale, il quale ha affermato che l’internazionalizzazione è fondamentale e bisogna continuare a sostenerla. Ma i mercati vanno anche adeguatamente riforniti perché occorre lavorare sull’aggregazione per essere più competitivi, migliorare la commercializzazione, la logistica e i trasporti. Ai frutticoltori Guidi ha consigliato di «cercare di coltivare quello che richiede il mercato, che non significa rinnegare il passato ma avere il coraggio di guardare avanti e cogliere le novità più promettenti».
Andrea Tebaldi
Il presidente di Fruitimprese Marco Salvi ha ricordato come il 2016 si sia chiuso con un fatturato in aumento del 5% per l’ortofrutta italiana, con una bilancia commerciale attiva di circa un miliardo anche grazie a un leggero calo delle importazioni (-2,4% in termini di valori). Salvi ha confermato come sia ormai acclarato che il futuro della nostra frutticoltura è strettamente condizionato dalla capacità di aumentare l’esportazione dei nostri prodotti. Ma gli scenari che si aprono sono poco rassicuranti, stante gli effetti che potrebbero provenire dalla Brexit (con la possibile introduzione di dazi fino al 15-20%) e dalle politiche protezionistiche di Trump (a rischio 86 mln di export ortofrutticolo), senza contare i danni arrecati dall’embargo russo, dato che quel mercato assorbiva il 40% dell’ortofrutta Ue.
Inoltre la primavera araba ha determinato la perdita di mercati importanti, come quello della Libia, in passato importante acquirente della nostra pera Abate. Basta pensare che nel 2016 la riduzione di export di mele italiane, rispetto al 2015, è stata pari al 33% in Egitto, al 50% in Libia e addirittura del 73% in Algeria.
A seguire l’intervento del Cso, con il presidente Paolo Bruni che ha sottolineato come sia imperativo esportare la nostra frutta, perché produciamo più di quanto consumiamo e perché i consumi continuano a calare e che se si perde di vista questo obiettivo, si finisce per discutere di questioni secondarie.
Ha proseguito la referente della sezione Progettazione e Legislazione del Cso Simona Rubbi, la quale ha affermato che alla progressiva eliminazione delle barriere doganali si è assistito a un parallelo incremento delle barriere fitosanitarie che mascherano vere e proprie barriere commerciali.
Le conclusioni del convegno sono state affidate a Mario Guidi, componente dell’assemblea dei delegati di Confagricoltura Ferrara, già Presidente nazionale, il quale ha affermato che l’internazionalizzazione è fondamentale e bisogna continuare a sostenerla. Ma i mercati vanno anche adeguatamente riforniti perché occorre lavorare sull’aggregazione per essere più competitivi, migliorare la commercializzazione, la logistica e i trasporti. Ai frutticoltori Guidi ha consigliato di «cercare di coltivare quello che richiede il mercato, che non significa rinnegare il passato ma avere il coraggio di guardare avanti e cogliere le novità più promettenti».
Andrea Tebaldi
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