Comacchio soccorso in bilico
Ricorso all'Ispettorato del lavoro. Insostenibili 400mila euro di sanzioni: «Da noi solo volontari»
COMACCHIO. Per la sola Comacchio Soccorso le contestazioni dell’Ispettorato del lavoro valgono circa 400mila euro, tra sanzioni e contributi da versare, il che viene tradotto in maniera brutale dai diretti interessati: «L’unica conseguenza sarà quella di far chiudere un’associazione il cui unico scopo è di aiutare e soccorrere le persone malate e ferite per causa d’infortunio o d’incidente, quindi in condizioni di difficoltà e fragilità».
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È quanto viene messo nero su bianco nel ricorso presentato il 19 maggio dai legali dell’associazione, Giorgio Sacco ed Alberto Piccinini, al Comitato per i rapporti di lavoro dello stesso ispettorato. I membri del comitato (un rappresentante dell’Inps, uno dell’Inail e uno dello stesso ispettorato) dovranno accogliere o respingere entro 90 giorni le tesi di Comacchio soccorso, che in caso negativo ha già preannunciato ricorso al giudice del lavoro.
Il cuore di questo primo ricorso amministrativo è la tesi secondo la quale non basta la presenza di somme forfettarie pagate ai volontari nè di un’organizzazione del lavoro, anche di tipo gerarchico, per concludere che si tratta non di volontariato ma di lavoro dipendente. I legali di Comacchio soccorso contestano come «inforntata la tesi, sottesa nei verbali contestati, di svolgere un’attività lavorativa esternalizzata dall’Azienda sanitaria, e, dunque, subordinata, perché consistente in effettuazione di trasporto pazienti rientranti nei compiti del Servizio sanitario nazionale». Anzitutto lo statuto dell’associazione proibisce la distribuzione di utili e avanzi di gestione, rendendo obbligatoria la destinazione del patrimonio all’Anpas.
La convenzione firmata con l’Asl, poi, rientra nella giurisprudenza della Corte di giustizia Ue e del Consiglio di Stato. Bisogna dunque valutare le modalità con le quale i membri dell’associazione svolgono l’attività di soccorso nelle ambulanze. È prevista, si sostiene nel ricorso, la possibilità di un rimborso spese forfettario «che tiene ragionevolmente conto delle spese sostenute dal volontario per recarsi da casa alla postazione ambulanze (0,40 cent per km) e per consumare un pasto (massimo 10 euro), e dalla documentazione bancaria fornita all’Ispettorato si desumerebbe il rispetto «dei criteri predeterminati».
L’Ispettorato contesta «orari e turni prestabiliti, registri delle presenze», e «una struttura gerarchica e di controllo»? Ma ciò, sostiene il ricorso, è indispensabile in caso di «attività di soccorso di malati e feriti: una organizzazione e regolamentazione oraria della loro attività dovrà pur esserci per la regolare e tempestiva effettuazione del servizio e per non lasciare un malato a morire nel suo letto o un ferito nel luogo dell’incidente. Quindi la legge non proibisce che alcune caratteristiche della subordinazione possano essere riversate nel rapporto di lavoro del volontario, tuttavia ciò non comporta la subordinazione».
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