Scorte di sangue sotto il livello di autosufficienza
Il "semaforo" indica carenze per tutti i gruppi, l'Avis provinciale cerca in particolare 0+ e A+
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FERRARA. Cresce la raccolta di sangue nel Ferrarese, ma il fabbisogno non si estingue mai nonostante una percentuale di soci Avis (il 3,28% degli abitanti) superiore alla media regionale (3,19%), e un indice di donazioni (58 unità si sangue intero ogni mille abitanti) non solo più alto di tutta la regione, ma anche di gran lunga superiore alla quota minima per l’autosufficienza (40 unità) fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Sotto questo tetto, in Emilia Romagna, ci sono solo Ravenna e Reggio Emilia, il capoluogo Bologna è sul filo.
Oggi, giornata mondiale del donatore, si rinnova dunque l’invito a donare il sangue: a chi è già socio, a farlo prima di partire per le vacanze (prima, cioè, che scatti la prevista sospensione per chi proviene da zone considerati a rischio di malattie infettive, come alcuni paesi tropicali); a chi non lo è, a rivolgersi alla sede provinciale Avis di Corso Giovecca 165 (0532 209349) per prenotare una donazione.
L’estate, si sa, è la stagione in cui il fabbisogno di sangue si fa più sentire e nel Ferrarese la presenza di alcuni centri di eccellenza, come il Day Hospital della Talassemia e delle Emoglobinopatie, comporta un utilizzo di sangue particolarmente elevato. Un indice significativo è quello, pubblicato sul sito dell’associazione ferrarese, del cosiddetto “meteo” dei gruppi sanguigni che riporta, per ciascuno, il livello delle scorte disponibili. Dato il 100% come scorta sufficiente a un fabbisogno minimo, per i gruppi più diffusi e “versatili”, come Zero positivo e A positivo, il barometro ferrarese è puntato su “Grave carenza” (rispettivamente 40 e 32%), mentre per tutti gli altri segna carenze lievi oscillanti tra il 79 e il 90%. In nessun caso viene raggiunto il pieno fabbisogno, nè tantomeno l’eccedenza come invece, si riscontra ad esempio a Forlì-Cesena.
«Questo però non deve significare che nel Ferrarese c’è un’emergenza, o peggio il rischio di non avere a disposizione scorte di sangue in caso di necessità - precisa Federico Gavioli, dirigente tecnico dell’Avis provinciale - Il livello di fabbisogno minimo corrisponde a una disponibilità di scorte sufficienti per tre giorni, sulla base dell’utilizzo medio da parte dell’ospedale Sant’Anna. Se, poniamo, l’utilizzo medio di sangue di Gruppo Zero Positivo è di 30 sacche al giorno, il 100% di scorta è pari a 90 sacche. Ma va da sè che in caso di necessità si fa ricorso alla banca del sangue regionale».
Del resto le campagne di sensibilizzazione alla donazione portate avanti con costanza sia dall’Avis che dalla Fidas di Renazzo in questi anni hanno dato i loro frutti, se si pensa che nel 2016, in controtendenza rispetto all’Emilia Romagna, nel Ferrarese le unità di sangue raccolte sono state 20.474 (oltre 27.300 sommate le 900 raccolte dalla Fidas e altre provenienti da altre associazioni come Cri, Adas, Advs e Fratres ) quasi 600 in più (circa il 2,5%) rispetto all’anno precedente. Un risultato ancora più importante se confrontato alla flessione di 300 unità registrata invece in regione.
Ancora più nette le cifre relative alla raccolta delle unità di plasma, che se nel Ferrarese si mantengono pressoché costanti, in tutta la regione hanno subito un crollo di 1.394 unità: un’intera provincia persa, considerato che il monte raccolta ferrarese è stato di poco più di mille unità.
Attualmente l’Avis provinciale di Ferrara conta 11.530 soci, riuscendo a “conquistare” quest’anno, attraverso una puntuale attività nelle scuole, 271 nuovi iscritti tra gli studenti ferraresi maggiorenni. Proprio in questi giorni, a livello nazionale, è emersa al contrario la scarsità d i donatori della fascia tra i 18 e i 35 anni.
«Quella dei giovani è la fascia più ambita, perché significa un investimento per il futuro, nel lungo periodo. Reclutare nuovi donatori costa impegno, tempo e fatica, e consideriamo i 271 nuovi iscritti tra gli studenti un ottimo risultato», sottolinea Gavioli.
Nel Ferrarese, continua il dirigente tecnico Avis, la presenza di donatori giovani negli ultimi tempi si è mantenuta costante, dopo aver accusato un calo nel passato, soprattutto con la modifica, nel 2014, delle modalità di reclutamento dei donatori che, per potenziare ancora più la sicurezza, impongono la donazione “differita” rispetto agli esami, che vengono svolti un mese prima. Questo comporta, per il donatore, l’impiego di due giorni anziché uno per ciascuna “seduta”.
Una circostanza che, come testimoniano anche gli stessi donatori delle generazioni più giovani, può essere penalizzante per chi ha ancora un impiego precario e non può usufruire della legge sulla giornata di riposo riconosciuta.
In generale, un’esistenza ancora “oscillante” e in formazione come quella di un ventenne alla ricerca di un proprio posto nel mondo, può a volte rendere meno costante un impegno come quello della donazione per trasferimenti, viaggi, cambi di città.
Un altro fattore è quello legato al peso corporeo: per donare occorre raggiungere almeno i 50 chili una soglia che le ragazze più minute spesso superano soltanto con l’avanzare dell’età.
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