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Rating della legalità strumento da perfezionare 

Rating della legalità strumento da perfezionare 

Le associazioni di categoria commentano il dato negativo di iscrizioni ferraresi Solo 24 aziende hanno la certicazione dell’Agcm, proposte per incentivare

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In provincia di Ferrara solo 24 aziende hanno certificato il rating della legalità vidimato dalla Agcm, l’autorità garante per la concorrenza e il mercato. Le associazioni di categoria intervengono e interpretano, questo dato.«A livello locale – sottolinea Diego Benatti, direttore provinciale della Cna di Ferrara - dobbiamo lavorare insieme tra associazioni imprenditoriali, in accordo con la Camera di Commercio, per promuovere la certificazione volontaria di legalità tra le imprese con un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro annuo. Il rating di legalità rappresenta una occasione importante, che non comporta oneri aggiuntivi per le imprese ma, al contrario benefici, nella valutazione di merito per la concessione di contributi e finanziamenti da parte della Pubblica Amministrazione e delle banche e il dimezzamento dei tempi e dei costi di istruttoria. Di tale opportunità debbono godere anche le imprese di più piccola dimensione, che costituiscono la grande maggioranza del sistema produttivo ed economico provinciale. Fattore di cui bisognerà tenere conto, contrastando il rischio che le piccole e piccolissime imprese vengano tagliate fuori da questo strumento, attraverso un’iniziativa capillare di informazione e divulgazione. In linea generale, resta comunque confermata la necessità di lavorare per costruire un nuovo rapporto tra finanza, banche e piccole imprese, che risultano, a tutt’oggi, le più penalizzate nell’accesso al credito, in primo luogo per gli investimenti di cui hanno bisogno per crescere e allargare il proprio mercato».

«L'argomento è ad un tempo di grande interesse e preoccupazione - afferma Giuseppe Vancini, direttore della Confartigianato - va pertanto studiato e approfondito. In un Paese come il nostro, in cui in tema di diritto non c'è sempre certezza tra lungaggini, interpretazioni e abbondanza di burocrazia, bisogna evitare che un'opportunità si trasformi in penalizzazione. Come Confartigianato accettiamo l'invito del Presidente della Camera di Commercio, Paolo Govoni, a collaborare, ma sull'estensione alle imprese che hanno un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro vanno fatte caute valutazioni. La trasparenza deve essere sempre un obiettivo, bisogna tuttavia evitare, non trattandosi di obbligo ma di possibilità, che diventi uno strumento per dividere le imprese in due categorie, di serie A e di serie B, virtuose e non virtuose. La legalità sta da sempre a cuore alla Confartigianato, come dimostrano le innumerevoli iniziative che promuoviamo anche all'interno delle scuole e la divulgazione di una cultura tesa a superare quei pregiudizi, ancora presenti, che vorrebbero le piccole realtà meno etiche delle grandi. Il percorso va dunque studiato e misurato sulla base della nostra vocazione territoriale, fatta di piccole aziende, che ai 2 milioni di euro di fatturato spesso non arrivano, ma che operano nella massima eticità senza bisogno di stellette che lo certifichino. Ritengo dunque che si debba usare prudenza, perché il fatto stesso che del rating assegnato da Agcm si tenga conto in sede di concessione di accesso al credito bancario, può rivelarsi un freno invece che un pertugio».

«Il rating della legalità deve dare effettivi vantaggi e benefici - sentenzia Roberto Bonora, direttore di Confindustria Ferrara - se effettivamente questo strumento consente di avere migliori possibilità di accedere sia al credito che avere requisiti migliori, le aziende non tarderanno a richiderlo. Viceversa se non si sono vantaggi concreti non prevedo spinte».

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