Squadra Lodi, tre assessori su cinque saranno donne
di Samuele Govoni
Per Terre del Reno il sindaco pensa alla squadra ma non si sbottona sui nomi Botta e risposta tra Poltronieri e Vitellio: campagna urlata e a tratti durissima
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SANT’AGOSTINO. A due giorni dalla vittoria Roberto Lodi pensa alla sua squadra di governo. Il neosindaco del Comune di Terre del Reno, che ha vinto con 1928 voti, contro i 1804 di Simone Tassinari, sta già pensando alla squadra con la quale lavorerà da qui ai prossimi cinque anni. Non si sbottona il primo cittadino di centrodestra, non fa nomi perché, dice, è ancora presto. «Il 26 o 27 si terrà il primo consiglio comunale, quello di insediamento e lì indicherò la squadra con tanto di nomine e cariche. Vorrei - afferma Lodi - fare ancora prima di così ma non posso; ci sono delle tempistiche da rispettare». Ieri Lodi ha firmato i decreti di nomina dei consiglieri, passaggi burocratici forse poco appassionanti ma doverosi. Sui 5 che potrebbero ricoprire il ruolo di assessori e vicesindaco il primo cittadino di Terre del Reno resta impassibile. Stando un po’ a quello che era trapelato nel corso della campagna elettorale, il vicesindaco potrebbe essere di Mirabello, per avere comunque una presenza forte sul territorio. E gli assessori? Non verranno affidate cariche esterne, quindi tra gli 11 consiglieri verranno “pescati” i 5 e se a questa cernita aggiungiamo che due assessori su 5 saranno donne, il cerchio dei possibili nomi si restringe.
Dall’altro lato della barricata invece, si cerca di medicare le ferite. C’è chi sceglie il silenzio, chi si sfoga sui social e chi vuole dire la sua verità. Il segretario provinciale del Pd, Luigi Vitellio, ha detto: «Vi comunico il commissariamento del circolo di mirabello, ma la sfida che abbiamo di fronte è di trovare una nuova classe dirigente che sappia interpretare al meglio le evoluzioni di un territorio in continuo cambiamento». Poi rivolgendosi all’ex sindaco di Mirabello, i nomi non ci sono stati ma il destinatario del messaggio era piuttosto ovvio, ha affermato: «Mai come questa volte le ambizioni di un ex dirigente hanno fatto male ad un progetto complessivo». Angela Poltronieri ha ribattuto: «La classe dirigente, di cui fa parte Vitellio, non può sottrarsi alla partecipazione prima e all’analisi poi, di un percorso che comprende valutazioni sia politiche che amministrative. Il segretario dovrebbe dire che mi sono autosospesa a marzo per lasciare al circolo di Mirabello la possibilità di continuare ad esistere e che non l’ho più frequentato. Non ho mai detto - scrive in una nota - di essere un candidato del Pd e non ho usato né simboli, né denaro o spazi del partito per la campagna elettorale. Il segretario avrebbe dovuto dichiarare a gennaio che il candidato Pd designato per l’Alto Ferrarese era Simone Tassinari, lasciando libero qualunque cittadino di candidarsi, naturalmente fuori dal Pd. Il segretario provinciale non avrebbe dovuto permettere una campagna urlata, a tratti durissima che ci consegna un territorio ancora più diviso».
Dall’altro lato della barricata invece, si cerca di medicare le ferite. C’è chi sceglie il silenzio, chi si sfoga sui social e chi vuole dire la sua verità. Il segretario provinciale del Pd, Luigi Vitellio, ha detto: «Vi comunico il commissariamento del circolo di mirabello, ma la sfida che abbiamo di fronte è di trovare una nuova classe dirigente che sappia interpretare al meglio le evoluzioni di un territorio in continuo cambiamento». Poi rivolgendosi all’ex sindaco di Mirabello, i nomi non ci sono stati ma il destinatario del messaggio era piuttosto ovvio, ha affermato: «Mai come questa volte le ambizioni di un ex dirigente hanno fatto male ad un progetto complessivo». Angela Poltronieri ha ribattuto: «La classe dirigente, di cui fa parte Vitellio, non può sottrarsi alla partecipazione prima e all’analisi poi, di un percorso che comprende valutazioni sia politiche che amministrative. Il segretario dovrebbe dire che mi sono autosospesa a marzo per lasciare al circolo di Mirabello la possibilità di continuare ad esistere e che non l’ho più frequentato. Non ho mai detto - scrive in una nota - di essere un candidato del Pd e non ho usato né simboli, né denaro o spazi del partito per la campagna elettorale. Il segretario avrebbe dovuto dichiarare a gennaio che il candidato Pd designato per l’Alto Ferrarese era Simone Tassinari, lasciando libero qualunque cittadino di candidarsi, naturalmente fuori dal Pd. Il segretario provinciale non avrebbe dovuto permettere una campagna urlata, a tratti durissima che ci consegna un territorio ancora più diviso».
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