Pertosse dopo il vaccino. «Sì, ma il bimbo è vivo»
Al convegno della Sala Estense i dubbi di una madre e le risposte degli esperti. Negli anni di alta copertura morbillo calato del 96%: «Ma ora fa di nuovo paura»
FERRARA. Chiarire i dubbi, informare, spiegare i rischi. Questo l’obiettivo dell’incontro pubblico promosso ieri dal Segretariato italiano studenti di medicina, con il patrocinio del Comune e di Unife, per fare chiarezza sulle vaccinazioni, tema oggi di grande attualità, anche in seguito alla reintroduzione dell’obbligatorietà vaccinale a scuola. Dalle parte degli esperti Giovanni Gabutti, professore di Igiene e medicina preventiva a Unife, Giuseppe Maggiore, professore di Pediatria presso Unife, Florio Ghinelli, direttore sanitario Avis Ferrara, Marisa Cova, responsabile vaccinazioni Asl. Tanti i dubbi emersi da parte del pubblico. In particolare in merito all’effettiva efficacia dei vaccini, alla loro sicurezza. Non è mancato chi ha contestato l’obbligatorietà delle vaccinazioni e chi ha criticato l’organizzazione dell’evento per non avere previsto sul palco qualche relatore di idea diversa.
Tra il pubblico una signora ha raccontato di avere 5 figli, vaccinati ma tutti hanno contratto la pertosse. «Perché dite che i vaccini durano 10 anni se non è vero? E a me nessuno ha fatto compilare il foglio di anamnesi, per sapere se i miei figli fossero allergici». Pronta la replica di Cova, «la prassi in tutti gli ambulatori è quella di fare l’anamnesi, ma non viene consegnata al genitore bensì tenuta nei nostri servizi». Sul tema della pertosse che arriva nonostante la vaccinazione, i medici hanno spiegato che «scopo del vaccino è non far morire di malattia i bambini, non per far sì che non abbiano una malattia fastidiosa». Su un punto insiste Flavio Ghinelli, «nel 1993 in Veneto ho istituto un gruppo di studio sulle vaccinazioni. Fino al 2011 26 milioni erano i vaccinati, gli eventi importanti legati ai vaccini 21, dei quali nessuno mortale».
I relatori hanno poi spiegato che le vaccinazioni servono per la prevenzione primaria. Attraverso le slide mostrano come, prima dell’introduzione del vaccino, fossero 74mila i casi di morbillo, tra il 2012 e 13 i casi sono diventati 2.949, con una riduzione del 96%. Ma non basta, perché è sparita la poliomielite, non ci sono più casi di difterite, il tetano è sotto controllo, con l’introduzione del vaccino contro l’epatite b nel 1991 i casi sono calati drasticamente. Maggiore ha puntualizzato come il «problema sia il morbillo. L’idea che i bambini possano morire di morbillo è incomprensibile».
Veronica Capucci
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