da lunedì
Via agli studi sulle opere del Guercino
CENTO. Lunedì inizierà la campagna diagnostica sulle opere del Guercino, custodite alla Pinacoteca provvisoria di San Lorenzo. Ad annunciarlo, il laboratorio diagnostico per i Beni culturali-dipartime...
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CENTO. Lunedì inizierà la campagna diagnostica sulle opere del Guercino, custodite alla Pinacoteca provvisoria di San Lorenzo. Ad annunciarlo, il laboratorio diagnostico per i Beni culturali-dipartimento di Beni culturali-università di Bologna, campus di Ravenna, in collaborazione con il Centro studi internazionale Il Guercino di Cento. La programmazione, coordinata da Chiara Matteucci, comincerà con l’installazione della strumentazione: le indagini si concluderanno venerdì 23 giugno. L’attività si inserisce nell’ambito del primo studio completo dei quadri del maestro centese Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (1591-1666). L’obiettivo è quello di offrire la prima mappatura scientifica su tutte le opere del maestro, custodite a Cento, ma anche a Bologna, Genova, Rimini e altre. La ricerca è articolata in tre fasi. La prima prevede l’avvio di una ricognizione scientifica, con la rielaborazione di tutte le indagini diagnostiche condotte in passato sui dipinti autografi del pittore. La seconda si attua attraverso un percorso messo a punto dal laboratorio diagnostico e già applicato, inizialmente per lo studio del “San Francesco” e di proprietà dei Cappuccini di Piacenza, in occasione della mostra “Guercino tra sacro e profano”, e successivamente per un altro gruppo di tele.
Le indagini sono condotte da un’equipe di sei tecnici, con strumenti di ultima generazione. Inoltre, grazie ad un accordo culturale tra il dipartimento di Beni culturali e la Lumiere Technology Optical Institute di Parigi, sarà possibile su alcune opere eseguire un’indagine con una particolare camera, progettata e realizzata e resa famosa per lo studio di grandi capolavori, come ad esempio la Gioconda, dall’ingegnere ottico Pascal Cotte. Dalle responsabili scientifiche del progetto, Barbara Ghelfi e Mariangela Vandini, l’auspicio che il progetto, di durata biennale, possa estendersi ad opere conservate all’estero, mediante collaborazioni internazionali.
Le indagini sono condotte da un’equipe di sei tecnici, con strumenti di ultima generazione. Inoltre, grazie ad un accordo culturale tra il dipartimento di Beni culturali e la Lumiere Technology Optical Institute di Parigi, sarà possibile su alcune opere eseguire un’indagine con una particolare camera, progettata e realizzata e resa famosa per lo studio di grandi capolavori, come ad esempio la Gioconda, dall’ingegnere ottico Pascal Cotte. Dalle responsabili scientifiche del progetto, Barbara Ghelfi e Mariangela Vandini, l’auspicio che il progetto, di durata biennale, possa estendersi ad opere conservate all’estero, mediante collaborazioni internazionali.
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