«Volontari, contratti da rifare»
Caso ambulanze, la Regione al lavoro per rivedere i criteri di accreditamento delle associazioni
FERRARA. La stangata dell’Ispettorato del lavoro sulle associazioni di volontariato che, in convenzione con l’Asl, svolgono in provincia circa un terzo del servizio di trasporto sanitario d’emergenza non è il solo esempio, in Emilia Romagna, ad aver evidenziato problemi e criticità nella collaborazione tra sanità e terzo settore. Proprio sulla base di queste criticità, fa sapere la stessa Regione, era stato avviato un tavolo di confronto per rivedere i criteri di accreditamento delle associazioni.
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In viale Aldo Moro il caso ferrarese era noto, ma non sarebbe l’unico. Altre problematiche, emerse non solo in tema di trasporti di emergenza ma anche nella gestione di altri servizi in convenzione con associazioni di volontariato, hanno indotto la Regione a mettere mano alle regole generali sull’accreditamento e a rivedere i rapporti tra le Asl e i soggetti a cui vengono affidati servizi esterni. I lavori sono alle battute finali, si punta ad arrivare in tempo prima della scadenza dell’attuale convenzione, a fine luglio. Della necessità di rivedere in termini di maggiori tutele l’attuale convenzione si dice d’accordo il direttore generale dell’Asl di Ferrara, Claudio Vagnini. I controlli dell’Ispettorato del Lavoro hanno di fatto contestato un utilizzo delle associazioni che travalica l’attività di volontariato per configurarsi in un vero e proprio rapporto di lavoro dipendente.
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Ammontano a 400mila euro dunque le retribuzioni mancate agli autisti volontari. Ed è di 400mila euro la sanzione, a detta degli stessi legali, contestata a Comacchio Soccorso che perciò, cifre alla mano, risulterebbe essere la sola associazione ferrarese finita nel mirino dei controlli eseguiti dagli ispettori del lavoro, affiancati da personale dell’Inps e dai militari della Guardia di Finanza. E a tanto ammonterebbe, tornano ora a puntare il dito i sindacati, il risparmio realizzato grazie alla convenzione a spese del lavoro “regolare” svolto da altri soggetti (a cominciare dalla Cidas).
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Non a caso, conferma lo stesso Vagnini, il problema scoppiato nel Ferrarese «si è manifestato anche in altre province della Regione, in modo trasversale», ma non metterà fine alla collaborazione con il volontariato, «un sistema che finora ha fatto comodo a molti. Ora si parla di questi aspetti negativi, ma non dimentichiamo che fornisce un sostegno importante». Si prosegue dunque, ma «rivedendo la convenzione per poter assicurare le necessarie garanzie e tutele legali, ed evitare che si ripeta quanto è successo, ovvero che un’associazione passi da un’attività volontaria a una di tipo professionale. Da parte nostra - continua Vagnini - si dà per scontato che l’associazione svolga un servizio di volontariato, nel momento in cui questa condizione cambia, dobbiamo prenderne atto». I contratti, dunque, saranno riscritti «per tutelarci da possibili situazioni pericolose. Una soluzione potrebbe essere richiedere la presenza un numero di volontari sufficiente a svolgere turni limitati e sottoscritti, compatibili appunto con un’attività di volontariato».
Alessandra Mura
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