un caso di violenza
Arrestato per le botte alla compagna. Non era il primo caso
di Davide Bonesi
Copparo, parla la ex del 39enne denunciato per le bastonate: lui è sempre stato così»
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COPPARO. L’episodio è avvenuto sabato notte, quando il protagonista (in negativo), un 39enne di Copparo in evidente stato di alterazione alcolica, ha colpito a bastonate la compagna (i due hanno anche un figlio), forse per gelosia, forse per rabbia o chissà per quale motivo. Di certo non si tratta della prima volta che questo accade, ma per la prima volta la donna ha denunciato il fatto ai carabinieri, i quali hanno arrestato il 39enne, nel frattempo tornato a casa dove però la compagna non c’è più, perché ha - finalmente - deciso di lasciarlo.
Ma che non fosse la prima volta che questo accadeva lo abbiamo saputo in seguito, quando ha contatto La Nuova Ferrara l’ex compagna del 39enne di Copparo (manteniamo l’anonimato in assenza di denunce nei confronti dell’uomo), la quale ha vissuto una decina d’anni con lui, prima di decidersi a lasciarlo per tornare con i genitori.
«Non sono rimasta sorpresa dalla notizia - spiega la giovane -, perché per dieci anni ho subìto violenze psicologiche e fisiche, che non hanno risparmiato perfino nostro figlio. Non sono sorpresa del fatto che si stia comportando allo stesso modo, lo fece anche con chi lo frequentò dopo la fine della nostra relazione. Spero che l’attuale compagna abbia il coraggio di portare avanti la denuncia, perché fu già grave il mio errore di non denunciarlo, finché ad un certo punto sono scoppiata e l’ho lasciato, portando via nostro figlio».
Quando si è accorta dei modi violenti del suo ex?
«Praticamente subito e non è solo perché beve: lui alza le mani perché è fatto così e ti prevarica. Ogni ragione era buona per farlo, mi picchiò perfino quando ero incinta e non perdeva occasione di umiliarmi in pubblico, specie nelle serate con i suoi amici. Lo lasciai una prima volta dopo tre anni, poi per il bene di nostro figlio mi convinse a tornare insieme ma le cose non migliorarono. Avevo paura soprattutto per il nostro bambino e per timore di conseguenze maggiori non ebbi il coraggio di dire questa cosa ai miei famigliari. Lo sapevano i suoi amici ma stavano zitti, solo qualche suo parente mi ha voluto bene e mi è rimasto vicino, anche in questi anni in cui mi sono allontanata».
E rivolgersi ai carabinieri?
«Non l’ho fatto per lo stesso motivo che mi ha impedito di parlarne ai miei famigliari: la paura. E lui diceva di avere tanti amici nell’Arma, così anche psicologicamente mi aveva sempre in pugno. Ho deciso di uscire allo scoperto solo ora perché nel frattempo ho vinto una causa con lui (il 39enne non può più vedere il figlio, ndr) e perché voglio dire alla sua nuova compagna di non ripetere il mio stesso errore: questa persona non può cambiare, fuori sembra una persona, ma poi dentro le mura di casa è completamente diverso e con il passare del tempo la situazione non può altro che peggiorare. Ho coraggio perché sono lontana, ma va messo in galera e poi buttar via la chiave..».
Quando ha trovato finalmente la forza di andarsene?
«Successe in estate, ormai avevo deciso e quando lo capì mi lasciò fuori di casa, assieme a mio figlio. Decisi di chiamare i carabinieri, a quel punto lui si trasformò, ebbi paura come non mai e chiamai perfino mio padre. Per fortuna successe nulla, ma appena potei raccolsi in fretta e furia alcuni oggetti personali e me ne andai con mio padre ed il nostro bambino. Ormai era il momento di dire basta».
Addentrandosi nel racconto di quei momenti si scopre che poi la fine non fu tanto semplice, come ci conferma la donna: «Fui perfino accusata di sottrazione di minore, intervennero gli assistenti sociali, per un certo periodo tolsero ad entrambi la genitorialità e iniziarono gli incontri sulla base dei quali decidere a chi dare in affido nostro figlio. Fu difficile, lui mi dava della pazza, della prostituta, passai per quella che maltrattava lui e nostro figlio. Io potevo solo piangere e rispondere dicendo la verità, quella vera, assoluta. Fortunatamente tutti capirono che non mentivo, mio figlio è con me e non può vedere il padre. La cosa buffa è che il mio ex non solo non paga gli alimenti del figlio che voleva con sé, ma dopo diversi anni deve ancora pagare le spese legali per quella prima sentenza (ora è in corso un secondo procedimento, ndr)».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ma che non fosse la prima volta che questo accadeva lo abbiamo saputo in seguito, quando ha contatto La Nuova Ferrara l’ex compagna del 39enne di Copparo (manteniamo l’anonimato in assenza di denunce nei confronti dell’uomo), la quale ha vissuto una decina d’anni con lui, prima di decidersi a lasciarlo per tornare con i genitori.
«Non sono rimasta sorpresa dalla notizia - spiega la giovane -, perché per dieci anni ho subìto violenze psicologiche e fisiche, che non hanno risparmiato perfino nostro figlio. Non sono sorpresa del fatto che si stia comportando allo stesso modo, lo fece anche con chi lo frequentò dopo la fine della nostra relazione. Spero che l’attuale compagna abbia il coraggio di portare avanti la denuncia, perché fu già grave il mio errore di non denunciarlo, finché ad un certo punto sono scoppiata e l’ho lasciato, portando via nostro figlio».
Quando si è accorta dei modi violenti del suo ex?
«Praticamente subito e non è solo perché beve: lui alza le mani perché è fatto così e ti prevarica. Ogni ragione era buona per farlo, mi picchiò perfino quando ero incinta e non perdeva occasione di umiliarmi in pubblico, specie nelle serate con i suoi amici. Lo lasciai una prima volta dopo tre anni, poi per il bene di nostro figlio mi convinse a tornare insieme ma le cose non migliorarono. Avevo paura soprattutto per il nostro bambino e per timore di conseguenze maggiori non ebbi il coraggio di dire questa cosa ai miei famigliari. Lo sapevano i suoi amici ma stavano zitti, solo qualche suo parente mi ha voluto bene e mi è rimasto vicino, anche in questi anni in cui mi sono allontanata».
E rivolgersi ai carabinieri?
«Non l’ho fatto per lo stesso motivo che mi ha impedito di parlarne ai miei famigliari: la paura. E lui diceva di avere tanti amici nell’Arma, così anche psicologicamente mi aveva sempre in pugno. Ho deciso di uscire allo scoperto solo ora perché nel frattempo ho vinto una causa con lui (il 39enne non può più vedere il figlio, ndr) e perché voglio dire alla sua nuova compagna di non ripetere il mio stesso errore: questa persona non può cambiare, fuori sembra una persona, ma poi dentro le mura di casa è completamente diverso e con il passare del tempo la situazione non può altro che peggiorare. Ho coraggio perché sono lontana, ma va messo in galera e poi buttar via la chiave..».
Quando ha trovato finalmente la forza di andarsene?
«Successe in estate, ormai avevo deciso e quando lo capì mi lasciò fuori di casa, assieme a mio figlio. Decisi di chiamare i carabinieri, a quel punto lui si trasformò, ebbi paura come non mai e chiamai perfino mio padre. Per fortuna successe nulla, ma appena potei raccolsi in fretta e furia alcuni oggetti personali e me ne andai con mio padre ed il nostro bambino. Ormai era il momento di dire basta».
Addentrandosi nel racconto di quei momenti si scopre che poi la fine non fu tanto semplice, come ci conferma la donna: «Fui perfino accusata di sottrazione di minore, intervennero gli assistenti sociali, per un certo periodo tolsero ad entrambi la genitorialità e iniziarono gli incontri sulla base dei quali decidere a chi dare in affido nostro figlio. Fu difficile, lui mi dava della pazza, della prostituta, passai per quella che maltrattava lui e nostro figlio. Io potevo solo piangere e rispondere dicendo la verità, quella vera, assoluta. Fortunatamente tutti capirono che non mentivo, mio figlio è con me e non può vedere il padre. La cosa buffa è che il mio ex non solo non paga gli alimenti del figlio che voleva con sé, ma dopo diversi anni deve ancora pagare le spese legali per quella prima sentenza (ora è in corso un secondo procedimento, ndr)».
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