Di Brindisi, legale di Confconsumatori «Tempi stretti, cinque mesi per i ricorsi»
«Sì, abbiamo letto il decreto ed evidenziamo limiti che sono emersi con la pubblicazione del decreto stesso: subito uno degli elementi di critica è quello della tempistica per accedere all’arbitrato....
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«Sì, abbiamo letto il decreto ed evidenziamo limiti che sono emersi con la pubblicazione del decreto stesso: subito uno degli elementi di critica è quello della tempistica per accedere all’arbitrato. Vi sono tempi strettissimi, 5 mesi in tutto e posso dire che questo limite restringe molto le possibilità di accedere a questo arbitrato»: Stefano Di Brindisi (nella foto), legale di Confconsumatori, in prima linea nei contenziosi Carife per conto dei clienti azzerati commenta a caldo il decreto sugli arbitrati del dopo Salvabanche. E non si ferma qui: «Altra critica al decreto, verte sul fatto che si potranno chiedere rimborsi di obbligazioni di un istituto, Carife ad esempio, solo se proposte e vendute da Carife stessa: per quelle offerte da altri, ma vendute da Carife, non si potrà attivare la procedura e si guadi bene queste operazioni erano frequenti, tantissime obbligazioni sono girate tra banche e banche». Il giudizio di Di Brindisi non è certo lusinghiero e guarda al futuro. «Si pensi agli scenari di quanti potranno chiedere gli arbitrati: gli investitori azzerati e conteggiati nei 4 istituti sono 39mila: ipotizziamo siano il 10% coloro che ricorreranno agli arbitrati: quanto tempo impiegherà il collegio arbitrale a valutare tutte queste posizioni?» La domanda potrebbe avere una risposta diretta, perché tutta la catena di controllo sugli arbitrati mette in luce, sottolinea Di Brindisi, «meccanismi farraginosi e tempi incerti». Insomma, quanto impiegheranno gli arbitri a decidere sui rimborsi? «Posso dire - prosegue - che io non adotterei questa procedura. Noi abbiamo preferito attivarne altre di ordine diverso». Cause pilota attivate in tribunale a Ferrara, ottenendo la nullità dei contratti di vendita delle obbligazioni per inadempimento contrattale (dopo una contesa giudiziaria) e in altri casi innescando conflitto di incostituzionalità, poiché i tetti imposti dal ristoro diretto, cozzano contro i principi costituzionali del risparmio.
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