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Per gli azzerati Carife via libera agli arbitrati 

di Daniele Predieri
Per gli azzerati Carife via libera agli arbitrati 

Dal 13 giugno decreto legge esecutivo, ecco chi potrà attivare la procedura Interessato chi chiede risarcimenti al 100% o sfora i tetti dei rimborsi diretti 

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E’ il decreto legge sugli arbitrati di Carife, che permetterà a migliaia di risparmiatori azzerati dell’istituto cittadino (e delle altre banche interessate dal tristemente famoso decreto Salvabanche) di chiedere rimborsi integrali, al 100%, delle proprie obbligazioni subordinate ricorrendo, appunto, ad arbitri esterni alle banche. Potranno accedere a questa procedura, però, solo i risparmiatori che non hanno ancora attivato le richieste di rimborsi direttamente con Carife, in questo caso, nella procedura di “ristoro semplificato” che però prevede alcune condizioni.

Attenti ai tetti per i rimborsi

A questo rimborso “diretto” hanno avuto accesso finora quai 20mila risparmiatori, coloro che avevano acquistato obbligazioni prima del 12 giugno 2014, e che hanno un patrimonio mobiliare sotto i 100mila euro e un reddito complessivo denunciato per le imposte nell’anno 2014 inferiore ai 35mila euro: ma per tutto questo popolo di azzerati che ha seguito questa via per i rimborsi da Carife, i risarcimenti “diretti” potranno arrivare solo all’80% delle somme investite.

Per avere rimborsi al 100%

Per tutti gli altri, coloro che “sforano” da questi tetti e coloro che invece vogliono ottenere il 100% dei rimborsi, ecco il decreto legge sugli arbitrati, diventato esecutivo. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 giugno, martedì scorso, burocraticamente viene presentato come «Regolamento disciplinante la procedura di natura arbitrale di accesso al fondo di solidarietà...». Meno diplomaticamente si potrebbe parlare della classica “pezza” dopo il “buco”, da intendersi questo come il decreto Salvabanche del 22 novembre 2015 che aveva azzerato investimenti e risparmi di migliaia di ferraresi, clienti della vecchia Carife, andata prima in risoluzione e poi fallita e di altrettante migliaia delle altre banche interessate dal Salvabanche: in tutto sono oltre 39mila gli investitori coinvolti.

In coda migliaia di risparmiatori

Il Regolamento diventato esecutivo dopo l’approvazione del decreto 83 del 9 maggio scorso era atteso appunto da queste migliaia di risparmiatori, anche delle altre banche interessate (Etruria, BancaMarche e Carichieti) e pone le condizioni per potersi avvalere della procedura arbitrale e ottenere un risarcimento delle obbligazioni subordinate vantate nel proprio portafoglio, per un importo anche fino al 100% della richiesta.

Parola alla commissione

Ma...Ma a stabilire quanto dovrà esser rimborsato all’investitore che accende la procedura di arbitrato, sarà una speciale commissione arbitrale che sarà formata - anche in questo caso è il decreto 82/28 aprile, pubblicato sempre martedì scorso in Gazzetta ufficiale a indicarlo - dal presidente Anac (autority anticorruzione) o suo delegato e da tecnici «di comprovata imparzialità, indipendenza, professionalità e onorabilità», scelti da presidente del consiglio e ministro economia. Giudizio, giudici e scadenze

Queste le indicazioni del decreto su “giudizio” e “giudici” degli arbitrati che verranno attivati. Tuttavia occorre fare la massima attenzione sui tempi di presentazione dei ricorsi, poiché vi sono scadenze che se non rispettate fanno decadere il diritto all’arbitrato.

Chiunque volesse attivare questa procedura dovrà farlo entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto (dal 13 giugno) e potrà presentare la propria richiesta (corredata da tutta la documentazione) al Fondo di solidarietà che dovrà proporre poi, agli investitori la cifra dei rimborsi.

Il contenzioso in commissione

Nel caso in cui l’investitore non si ritenesse soddisfatto, potrà fare ricorso - entro 4 mesi - al collegio arbitrale che dopo aver ricevuto il dossier dell’investitore dovrà attivare il “confronto” con il Fondo di solidarietà. Dunque, spiegano gli addetti, se il decreto sugli arbitrati è importante, la sua tempistica rischia di vanificare ogni sforzo per soddisfare migliaia di investitori: la classica “pezza” rischia davvero di diventar peggio del “buco”.



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