«Camminare mi fa vivere E a mille km dal tumore»
La storia di Simona Montanari e della malattia che le ha cambiato la vita Dopo il buio la ripresa grazie alle terapie e all’amore per i lunghi pellegrinaggi
FERRARA. Parla veloce, Simona Montanari, mentre racconta gli anni della paura, della speranza e della sua rinascita. Mentre ricorda quando si è perduta nel buio della malattia e di come, un passo dopo l'altro, ha cominciato a rivedere la luce. Camminando per centinaia, migliaia di chilometri per riscoprirsi giorno dopo giorno più forte di prima, con l'aiuto dei medici, dei propri cari, dello sport e di chi le ha aperto la strada per trasmettere agli altri un'esperienza senza prezzo, che non si apprende dai libri.
Simona, ha 44 anni, è nata e vive a Ferrara. Insegna ai bambini delle scuole primarie, ma fino a pochi anni fa faceva altro: laureata in chimica, ha lavorato a lungo in laboratorio. Nel 2012 ha ricevuto la telefonata «che nessuno vorrebbe mai sentire». Diagnosi confermata, tumore al seno. La pagina seguente della sua storia è identica a quella di tante altre donne che hanno lottato contro il cancro: l’intervento chirurgico, la chemio e la radioterapia. Ha potuto ricorrere anche a un “farmaco intelligente” che le ha dato una chance in più perché colpisce il “nemico” proprio là dove c’è bisogno.
Sono state la sensazione di avere il «vuoto intorno» e la stanchezza indotta dalle terapie a spingerla a cercare una via d’uscita, la molla che le avrebbe cambiato la vita. Ed è stata una svolta completa, perché a finire in pezzi era stata anche la sua vita professionale: con la chiusura dell’azienda di cui era dipendente a tempo indeterminato, il licenziamento e il precariato.
«Sono dovuta rinascere – Simona Montanari torna con la memoria ai primi anni di malattia - Ero stata una persona irrequieta e insoddisfatta, convinta di poter avere comunque il controllo totale sulla mia vita. Oggi ho imparato ad apprezzare cose che prima non “vedevo”». Come l’effetto benefico di una camminata. Simona “riscopre” le Mura e le calca con la sua falcata: inizia con 6 chilometri. Nel 2013 abbraccia il nordic walking. La terapia fa effetto, lo sport aumenta il benessere psicofisico.
Quando quel percorso diventa troppo breve allunga lo sguardo oltre le Mura. E oltre le Alpi: nell’estate del 2014, «assieme a mio marito – aggiunge – decidiamo di dare concretezza a un’idea». La coppia parte per affrontare uno dei sentieri di pellegrinaggio più lunghi e conosciuti del mondo. Attraverso la “via francese”, in 31 giorni, i due camminatori divorano 807 km verso Santiago di Compostela, in Galizia (Spagna) con le racchette da nordic walking. Una disciplina di cui lei diventa istruttrice nel 2015 dopo aver frequentato un corso organizzato dalla Scuola nazionale italiana.
«E’ stato come ringraziare la vita per tutto quello che di bello mi ha donato. E da Santiago, come è noto, non si torna perché si resta pellegrini per sempre». Un viaggio dell’anima, intimo e ricco di spunti. Simona Montanari non si ferma più. Continua a curarsi e a cercare nuovi stimoli. Nell’agosto del 2015 parte di nuovo. A piedi per Roma: via degli Dei, Appennino, via Francigena fino alla capitale: 660 km in 20 giorni. Oggi fa l’insegnante (precaria) ed è un’istruttrice di nordic walking dell’associazione “Camminatori Senza Confini”. Quest’anno, dall’8 luglio al 20 agosto, tornerà all’estero: prima quattro giorni lungo la costa francese, poi i Pirenei con destinazione Santiago, ma imboccando un tragitto alternativo. Arrivo a Finisterre: “1000 km per la vita”, questo il nome del progetto al quale hanno dato il patrocinio il Comune di Ferrara, l’Asl, l’azienda ospedaliera e il Coni.
Da tempo l’insegnante collabora con la Lilt, alla quale è iscritta. Il suo avvicinamento all’associazione e al suo presidente, il medico ferrarese Sergio Gullini, è stata una delle scelte che l’hanno aiutata a riprendersi: «Anche quando il mondo sembra caderci addosso - conclude - ci si può rialzare e ripartire con un’energia che non sapevamo di avere».
Gioele Caccia
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