La Nuova Ferrara

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LA RASSEGNA

Agnes Obel apre "Ferrara sotto le stelle"

di Samuele Govoni
Agnes Obel
Agnes Obel

La cantautrice e pianista danese: «Canto storie di paura e intimità»

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FERRARA. Sarà la danese Agnes Obel martedì 20 giugno ad aprire la ventiduesima edizione di Ferrara Sotto le Stelle. La cantautrice e pianista nata e cresciuta a Copenaghen, salirà sul palco del Cortile del Castello alle 21 e quella estense, sarà la sua unica tappa italiana. Qualche giorno fa, mentre si trovava in Irlanda per un concerto a Dublino, l’abbiamo intervistata per saperne di più su Citizen of glass (cittadino di vetro), un disco delicato e profondo che, attraverso arrangiamenti sopraffini, affronta tematiche come privacy, identità e intimità.
Quando e come nasce “Citizen of glass”?
«Volevo creare un album dove scrittura e produzione musicale fossero allineate, un po’ come quando si crea la colonna sonora di un film e si ha un unico tema predominante. Nel 2014 mentre ero in tour con Aventine, il mio disco precedente, cercavo un tema su cui sviluppare un album e mi son avvicinata così al discorso della privacy; da lì ho iniziato a pensare a Cizen of glass (cittadino di vetro, ndr). Questa definizione penso rappresenti la nostra condizione attuale, quella di persone costrette a mostrarsi sempre e comunque; una condizione che ci porta a mostrare anche le nostre fragilità, il nostro lato interiore, i nostri segreti».
C’è dunque una tematica comune che collega tutte le canzoni dell’album?
«Ho cercato di raccontare aspetti della vita e situazioni da diverse prospettive. Un brano, per esempio, riguarda l’invidia, sentimento comune nella nostra immaginazione. Spesso vediamo vite altrui e, anche attraverso i social e la realtà virtuale, siamo portati a pensare che siano sempre e comunque meglio della nostra senza però sapere se è realmente così. Un’altra canzone parla di paranoia e della paura di essere visti e giudicati dagli altri per ciò che siamo veramente. Poi c’è Familiar, un pezzo che parla di segreti. Ci sono tanti modi per avvicinarsi a questo album e scoprire i “cittadini di vetro”».
Il titolo del suo disco precedente, “Aventine”, era un omaggio all’Aventino, uno dei sette colli di Roma. Conosce l’Italia? E Ferrara?
«Sì e non vedo l’ora di venire in Italia a suonare. Sono innamorata del vostro Paese. Ho bellissimi ricordi di quando ho suonato a Milano, Bologna, Roma, Bari. Sono posti stupendi e il pubblico che ho incontrato era davvero meraviglioso. L’Italia è un sogno per me e non vedo l’ora di essere lì per scoprire anche Ferrara».
C’è stato un episodio in particolare che le ha fatto scoprire la passione per la musica?
«Non c’è stato un momento preciso. Direi che questa passione è nata dal nulla. Ho iniziato a suonare il pianoforte da bambina. Ricordo che le prime partiture che ho studiato erano molto complicate e poi il mio insegnate mi ha fatto scoprire Debussy. Mi ha dato un suo pezzo da studiare e imparare. Più ascoltavo quella musica e più mi immergevo in un universo eclettico e romantico».
“Citizen of glass” è uscito da poco e lei è nel pieno del tour ancora fitto e intenso ma, ha già progetti per quando finirà?
«Sicuramente (sorride, ndr) finito il tour mi riposerò un po’ e poi si vedrà».

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