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Le sue “tane” protette da allarmi  

Le sue “tane” protette da allarmi  

Il suo Dna nei rifugi: la tenda canadese a Consandolo e un capanno nel Mezzano

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ARGENTA. Lo hanno braccato come si fa con gli animali. Posizionando fototrappole spesso usate anche dai naturalisti o dai fotografi specializzati per “catturare” le immagini di chi vive nelle tane nascoste. Erano due le “tane” di Igor/Norbert: la prima a Consandolo, a 800 metri dalla piadineria, teatro dell’agguato al metronotte rapinato della pistola con cui Igor ha poi ucciso due volte: è il primo episodio della saga del terrore lasciata dietro di sè tra marzo e aprile. La seconda “tana” , invece, era nel Mezzano, non lontano da dove poi ucciderà in un altro agguato, Valerio Verri e ferirà Marco Ravaglia.

Sono questi i due punti fermi delle indagini degli inquirenti nella caccia del killer in fuga: perché in entrambe le sue “tane” hanno trovato il suo Dna, che lo inchioda perché è lo stesso repertato nell’omicidio di Budrio, del barista Davide Fabbri. La prima “tana” era a Consandolo, ma non c’è più: la zona è stata bonificata da Soelia - nella massima segretezza imposta dagli inquirenti - già a metà maggio, da quanto di apprende. Era dentro un boschetto che si trova all’incrocio tra la vecchia Statale 16 e la variante di Consandolo, proprio di fronte al distributore del metano. All’interno del boschetto, Igor aveva una tenda canadese ricoperta di sacchi neri della spazzatura: a protezione dalla pioggia e come isolamento termico. Dentro, riviste di armi, scatolame vario di cibo e il giubbotto crema, invernale, con cui si ritrae nella foto a Portomaggiore (vedi sopra). Ciò che aveva colpito gli inquirenti, era l’allarme rudimentale installato attorno alla tenda, per controllare se qualcuno si avvicinava: aveva piantato a terra rami in cerchi concentrici, legati insieme con filo (bava da pescatore), attaccando oggetti di ferro, una sorta di sonagli: funzionava, ma non era una “genialata”, è il minino per chi conosce l’abc dei corsi di sopravvivenza. La tana fu trovata dai carabinieri del Tuscania che repertarono con la scientifica e poi tutto andò al Ris. Le fototrappole installate, però, quelle, non hanno mai funzionato: di lui nessuna traccia. Forse perché si era già spostato nell’altra “tana”, nel Mezzano, molto più elementare: una capanna abbandonata dagli agricoltori, lungo via Mondonuovo, territorio di Ostellato. Non lontano dal punto della sparatoria in cui Igor ha ucciso Verri e ferito gravemente Ravaglia. Ecco, allora la spiegazione sul perché si trovasse nel Mezzano: ed ecco perché - si ricorderà - la caccia dalla zona rossa delle valli tra Marmorta e Consandolo si spostò verso Portuense e Mezzano. E anche qui nella tana di via Mondonuovo, stesso Dna: del rifugio di Consandolo e dell'omicidio di Budrio. Queste le poche certezze investigative. Ora non resta solo che trovarlo. (d.p. e g.c.)

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