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dopo il terremoto - processo tecopress per la morte di un operaio 

«A Ferrara sotto accusa, archiviazioni invece a Modena»

«A Ferrara sotto accusa, archiviazioni invece a Modena»

DOSSO. Entra nel vivo il processo per i crolli dovuti al terremoto alla Tecopress di Dosso, dove all’alba del 20 maggio 2012 morì un operaio, Gerardo Cesaro. E mostra le contraddizioni che sono alla...

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DOSSO. Entra nel vivo il processo per i crolli dovuti al terremoto alla Tecopress di Dosso, dove all’alba del 20 maggio 2012 morì un operaio, Gerardo Cesaro. E mostra le contraddizioni che sono alla base delle accuse: come è possibile - eccepiscono le difese dei 5 imputati - che a Ferrara sia in corso un processo mentre per fatti simili, con capannoni crollati e decine di operai morti nelle fabbriche del Modenese, procura e tribunale di Modena hanno archiviato tutto? Ieri al processo Tecopress hanno testimoniato i tecnici dei vigili del fuoco e soprattutto un tecnico dell’Asl di Cento, esperto in materia di prevenzione infortuni legati ad eventi sismici, Roberto Fornasini: testimone della procura, rappresentata dal pm Alberto Savino che ha voluto il processo arrivando a motivare le accuse con la “esigibilità” della messa in sicurezza dei capannoni. La struttura della Tecopress fu costruita nel 1992, quando ancora tutto il Ferrarese non era area a rischio sismico: nel 2003, con la nuove tabelle, il Ferrarese venne inserita in classe 3 (basso rischio, con previsioni di eventi violenti), mentre nel 2008 vennero varate norme di tecnica di costruzione per aree sismiche solo per le nuove costruzioni, si faccia attenzione. E l’obbligo di messa in sicurezza venne imposto solo a strutture sensibili (ospedali, caserme, scuole, aree industriali a rischio, fabbriche chimiche).

E per le altre, come Tecopress? L’udienza di ieri si è concentrata su questo. Sul fatto che il tecnico Fornasini, ripercorrendo norme e tappe, alla fine ha indicato - su richiesta delle difese - che Tecopress fosse esclusa dalle queste norme. Il processo è tutto qui. Ma nonostante non vi fossero, prima e dopo 2003-2008 obblighi di legge per la messa in sicurezza delle strutture, secondo la procura, «era esigibile» la «legatura tra travi e piloni (le scosse crearono l’ effetto domino e crollò l'intero tetto perché travi e piloni erano solo i appoggio, non legati): gli imprenditori avrebbero - per la procura- dovuto legarli, pur senza obblighi specifici. Prossima udienza in tribunale, il 13 luglio. (d.p.)

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