comacchio
Tragedia del Mezzano, strade senza manutenzione
di Alessandra Mura
Tre lavoratori stagionali morti: a processo dirigente del Comune. I fondi dirottati su altre spese e la segnaletica rifatta subito dopo l’incidente
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COMACCHIO. Quando, il 24 aprile del 2014, tre persone morirono nello scontro tra un’auto e un furgone nelle campagne del Mezzano, la segnaletica stradale lungo le vie interessate era «usurata e occlusa da piante e arbusti». Lo ha confermato ieri l’ispettore della polizia stradale di Codigoro Claudio Stagni, al processo che vede imputato, per omicidio colposo, l’ex dirigente dei Lavori Pubblici di Comacchio (ora all’Urbanistica) Claudio Fedozzi.
La tragedia costò la vita a tre lavoratori stagionali: Nicola Buonafede, un ragazzo comacchiese di 23 anni, e due donne serbe di 45 anni, Spasoika Kukjlo e Radmilla Pejovik, che viaggiavano con altre connazionali sul Ford Transit guidato da Zeliko Kukjlo, marito di una delle vittime. L’incidente avvenne all’incrocio tra Strada Umana e Strada Fosse, entrambe cedute dall’Ersa (Ente di bonifica) al Comune di Comacchio, che ne era così diventato responsabile per la manutenzione.
Buonafede, come ha ricostruito ieri l’ispettore della Stradale, proveniva da Strada Fossa e svoltando a sinistra si era immesso su Strada Umana dove in quel momento proveniva il furgoncino. Sia la Volkswagen Polo su cui viaggiava il ragazzo, sia il Ford Transit procedevano a una velocità troppo elevata rispetto ai limiti, (Kukjlo ha patteggiato una pena di dieci mesi), e il giovane non indossava la cintura di sicurezza al pari delle donne rimaste uccise, ma le responsabilità di quell’incidente - è convinto il pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante - vanno attribuite anche alla mancata manutenzione stradale, per cui né il cartello di preavviso di stop a 150 metri dall’incrocio, né la segnaletica orizzontale erano adeguatamente visibili.
Una mancanza accentuata dal fatto che il Comune di Comacchio aveva a disposizione 2 milioni e mezzo di euro di fondi regionali per la sistemazione delle strade ex Ersa: un contributo annuo di 230 mila euro dal 2002 al 2011 secondo una convenzione tra Regione e Comune. Si trattava di fondi vincolati, ovvero da utilizzare solo per quelle precise finalità.
Ma le successive indagini della Guardia di Finanza, come ha riferito il maresciallo Paolo Vigilante della Tenenza di Comacchio che ha svolto gli accertamenti su delega della procura, scoprirono che solo parte di quella somma (985mila euro) era stata investita allo scopo; il restante milione e mezzo era stato utilizzato invece per la costruzione del ponte San Pietro (828mila euro), per incentivi per il personale 458mila euro) o accantonato (576mila euro) in un fondo per spese di gestione. Circostanza, questa, che ha innescato un secondo filone di inchiesta che vede indagati tre dipendenti del Comune lagunare.
Dunque l’ultimo intervento sulle strade della tragedia risale al 2010, quando venne rifatta la segnaletica orizzontale; bisogna tornare agli anni 2007-2008 invece per quella verticale. Eppure non si trattava di opere troppo onerose né particolarmente complicate se è vero che il successore dell’architetto Fedozzi, l’ingegner Pini (entrato in carica tre settimane prima della tragedia e ascoltato ieri come testimone) si affrettò a provvedere nell’arco di una ventina di giorni dopo l’incidente sia allo sfalcio che al rifacimento della segnaletica, spendendo poco meno di 20mila euro.
La difesa (avvocati Caniato e Venturi) ha sottolineato che al momento dell’incidente le strade interessate erano chiuse a causa di lavori di ripristino di due ponti, ma è altrettanto vero che le stesse strade, secondo specifica ordinanza, erano percorribili sia dai residenti sia dai lavoratori stagionali che si recavano quotidianamente in vari fondi del Mezzano.
A premere per sapere se quelle vite avrebbero potuto essere salvate con una maggiore attenzione alle condizioni delle strade sono rimasti i familiari del giovane Buonafede, assistiti come parti civili dagli avvocati Samuele Bellotti e Gloria Persanti. Alla prossima udienza, gli altri testimoni dell’accusa e i consulenti.
La tragedia costò la vita a tre lavoratori stagionali: Nicola Buonafede, un ragazzo comacchiese di 23 anni, e due donne serbe di 45 anni, Spasoika Kukjlo e Radmilla Pejovik, che viaggiavano con altre connazionali sul Ford Transit guidato da Zeliko Kukjlo, marito di una delle vittime. L’incidente avvenne all’incrocio tra Strada Umana e Strada Fosse, entrambe cedute dall’Ersa (Ente di bonifica) al Comune di Comacchio, che ne era così diventato responsabile per la manutenzione.
Buonafede, come ha ricostruito ieri l’ispettore della Stradale, proveniva da Strada Fossa e svoltando a sinistra si era immesso su Strada Umana dove in quel momento proveniva il furgoncino. Sia la Volkswagen Polo su cui viaggiava il ragazzo, sia il Ford Transit procedevano a una velocità troppo elevata rispetto ai limiti, (Kukjlo ha patteggiato una pena di dieci mesi), e il giovane non indossava la cintura di sicurezza al pari delle donne rimaste uccise, ma le responsabilità di quell’incidente - è convinto il pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante - vanno attribuite anche alla mancata manutenzione stradale, per cui né il cartello di preavviso di stop a 150 metri dall’incrocio, né la segnaletica orizzontale erano adeguatamente visibili.
Una mancanza accentuata dal fatto che il Comune di Comacchio aveva a disposizione 2 milioni e mezzo di euro di fondi regionali per la sistemazione delle strade ex Ersa: un contributo annuo di 230 mila euro dal 2002 al 2011 secondo una convenzione tra Regione e Comune. Si trattava di fondi vincolati, ovvero da utilizzare solo per quelle precise finalità.
Ma le successive indagini della Guardia di Finanza, come ha riferito il maresciallo Paolo Vigilante della Tenenza di Comacchio che ha svolto gli accertamenti su delega della procura, scoprirono che solo parte di quella somma (985mila euro) era stata investita allo scopo; il restante milione e mezzo era stato utilizzato invece per la costruzione del ponte San Pietro (828mila euro), per incentivi per il personale 458mila euro) o accantonato (576mila euro) in un fondo per spese di gestione. Circostanza, questa, che ha innescato un secondo filone di inchiesta che vede indagati tre dipendenti del Comune lagunare.
Dunque l’ultimo intervento sulle strade della tragedia risale al 2010, quando venne rifatta la segnaletica orizzontale; bisogna tornare agli anni 2007-2008 invece per quella verticale. Eppure non si trattava di opere troppo onerose né particolarmente complicate se è vero che il successore dell’architetto Fedozzi, l’ingegner Pini (entrato in carica tre settimane prima della tragedia e ascoltato ieri come testimone) si affrettò a provvedere nell’arco di una ventina di giorni dopo l’incidente sia allo sfalcio che al rifacimento della segnaletica, spendendo poco meno di 20mila euro.
La difesa (avvocati Caniato e Venturi) ha sottolineato che al momento dell’incidente le strade interessate erano chiuse a causa di lavori di ripristino di due ponti, ma è altrettanto vero che le stesse strade, secondo specifica ordinanza, erano percorribili sia dai residenti sia dai lavoratori stagionali che si recavano quotidianamente in vari fondi del Mezzano.
A premere per sapere se quelle vite avrebbero potuto essere salvate con una maggiore attenzione alle condizioni delle strade sono rimasti i familiari del giovane Buonafede, assistiti come parti civili dagli avvocati Samuele Bellotti e Gloria Persanti. Alla prossima udienza, gli altri testimoni dell’accusa e i consulenti.
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