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Guercino agli infrarossi rivela i suoi segreti

Chiara Matteucci rivela i primi risultati dell'indagine diagnostica in corso sulle opere del grande pittore centese da parte del Dipartimento di Beni Culturali dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna (video di Federico Vecchiatini)<a href="http://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2017/06/21/news/guercino-agli-infrarossi-rivela-i-suoi-segreti-1.15517149">LEGGI L'ARTICOLO</a>
Chiara Matteucci rivela i primi risultati dell'indagine diagnostica in corso sulle opere del grande pittore centese da parte del Dipartimento di Beni Culturali dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna (video di Federico Vecchiatini)LEGGI L'ARTICOLO

I primi risultati dell'indagine diagnostica sulle tele del grande pittore centese da parte del Dipartimento di Beni Culturali dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna

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CENTO. “Dalle analisi in infrarosso, emerge tutta la velocità, e la spontaneità del Guercino nell'atto del dipingere. Facilità e scioltezza, è quello che caratterizza lo stile e l'impeto del grande pittore centese”. Sono le prime sorprendenti scoperte che emergono dalla campagna d'indagine diagnostica e scientifica in corso sulle opere del Guercino, realizzata dal Dipartimento di Beni Culturali dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna Laboratorio Diagnostico.

Prima importante iniziativa per il Centro Studi Internazionale Il Guercino presieduto da Salvatore Amelio, che ha presentato ieri assieme al responsabile tecnico Chiara Matteucci (unità Polilaboratoriale del Dipartimento Beni Culturali), l'attività di studio tecnico ed artistico in corso. All'opera in team infatti, la Matteucci, Mariangela Vandini (professore associato di Archeometria e Fisica per i Beni Culturali) e Barbara Ghelfi (professore associato di Storia dell'Arte Moderna). Sotto la lente d'ingrandimento, le 14 tele del grande maestro centese, custodite nella Pinacoteca di San Lorenzo. Un'altra grande novità: “Dalle riprese con fotografia infrarossa sul San Pietro riceve le chiavi da Cristo, è emerso che sotto il drappo rosso, il Guercino aveva disegnato l'angelo per intero. Poi numerose variazioni nel riprodurre la mano del secondo angelo”.

Sono solo alcune curiosità emerse nel corso dell'indagine. Si tratta di un progetto biennale volto a fornire una mappatura (comparata coi dati raccolti in precedenza) di tutte le opere del Guercino, e un punto fermo della sua tecnica pittorica. Un percorso partito a Piacenza, che fa tappa ancora per una settimana a Cento, per proseguire a Bologna e Genova: “Con quelle centesi – spiega la Matteucci - siamo a 20 opere studiate. Qui, nella città natale del pittore, il maggior numero e i più importanti dipinti. Un passo importante per spiegare tutto il percorso creativo intrapreso dal pittore nella realizzazione delle opere: dalla scelta della tela, alla preparazione per creare effetti estetici, dal mezzo fluido senza disegno preparatorio, fino all'utilizzo dei materiali e dei pigmenti. Ad esempio, il cinabro o solfuro di mercurio per creare il rosso del drappo e l'oltremare per il cielo nel San Giovanni Battista nel deserto, dipinto caratterizzato da ricchezza dei materiali”.

Al termine della rielaborazione dei dati raccolti, la pubblicazione dei risultati nel catalogo della mostra 'Guercino e Mattia Preti a confronto', e un convegno dedicato a tecnici ed esperti, aperto alla città. Tra riprese fotografiche ad alta risoluzione in luce visibile, ultravioletta, infrarossa, infrarosso falso colore e fluorescenza di raggi x, tre le aree coinvolte nell'indagine condotta gratuitamente in S. Lorenzo. La prima, dedicata alle riprese in infrarosso per andare oltre lo strato pittorico: “Nel Guercino, non esiste il disegno preparatorio, ma le sue opere si contraddistingue per i contorni delle figure ripassate a mezzo fluido”. Nella seconda area, è operativo uno strumento che svolge uno screening dei vari pigmenti per determinare la tavolozza dell'autore ed individuare i principali elementi cromofori nei colori.


Per studiare a fondo il Guercino, in campo nella Sala Mazzonis anche uno strumento del tutto speciale, già utilizzato per scansionare la Gioconda al Louvre di Parigi, la Dama con l'ermellino a Cracovia e altre opere famose. E' proprio il suo creatore M. Pascal Cotte ad illustrare il funzionamento della camera, che proietta sul dipinto una luce intensa, indagatoria: “Si tratta una luce speciale, collimata, simile a quella dei raggi del sole, che ha proprietà fisiche che la rendono capace di penetrare nello spessore del dipinto, per analizzarlo con maggiore precisione, rispetto all'infrarosso. Con questa tecnica, si raccolgono più di 1.600 immagini da analizzare e ricostruire la cronologia della realizzazione del dipinto, con la tecnica della Layer Amplification Method (Lam). Attraverso la rifrazione della luce sul dipinto, la camera (con 13 filtri per misurare altrettante lunghezza d'onda della luce) ne trae una misura scientifica. Il risultato: oltre 3 miliardi di dati da rielaborare”.

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