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“Un Ponte” per aiutare le famiglie 

di Samuele Govoni
“Un Ponte” per aiutare le famiglie 

A Pieve un locale confiscato alla malavita è diventato struttura che accoglie chi è in difficoltà

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PIEVE DI CENTO. Ridare vita a strutture confiscate alla criminalità organizzata ha una doppia funzione. La prima è fare in modo che immobili, a volte anche imponenti, non finiscano in rovina e la seconda è dare un segnale forte di legalità, trasparenza e lotta al crimine inserendo all’interno di quegli spazi associazioni e realtà che operano nel sociale su più fronti. L’Emilia Romagna ha così scelto di stanziare quasi un milione di euro per incentivare e aiutare, le amministrazioni comunali in questo percorso. Da un paio d’anni a Pieve di Cento quello che un tempo era un night club, con alloggi annessi per le lavoratrici, è diventato una struttura temporanea di accoglienza per famiglie in difficoltà nonché sede della Polizia Municipale. La struttura, ribattezzata “Il Ponte”, era stata confiscata con sentenza definitiva della Corte di Cassazione nell’ottobre 2010. Il bene immobile era risultato essere di proprietà della criminalità organizzata.

«Il proprietario - spiega Laura Pozzoli, assessore alle politiche sociali e scolastiche di Pieve di Cento - era un “personaggio” conosciuto sul territorio ed è stato condannato per usura. Come Comune avevamo manifestato il nostro interesse per il progetto della Regione che incentivava a realizzare progetti e iniziative riguardanti i beni confiscati per dar loro una “seconda vita”. Il nostro piano è risultato convincente e a novembre 2013 il prefetto ha consegnato al sindaco le chiavi dell’edificio». Da lì sono partiti i lavori di ristrutturazione che hanno portato alla realizzazione di otto monolocali gestiti dal progetto sociale Unione Reno Galliera, con il supporto dei volontari di Caritas. «Ci sono voluti circa 18 mesi per portare a termine i lavori e, oltre alla struttura di accoglienza, abbiamo voluto inserire al pian terreno gli uffici della Polizia Municipale anche per dare un significato simbolico di presidio di legalità costante in quello che un tempo era simbolo di malaffare».

Il contributo regionale complessivo per la realizzazione del progetto è stato di 61.200 euro, mentre il Comune ha destinato all’opera 26.800 euro; in definitiva l’investimento complessivo è stato di 88mila euro. «“Il Ponte” è stato inaugurato ad aprile 2015 e in due anni di attività abbiamo raggiunto numeri e risultati molto soddisfacenti. I nuclei familiari inseriti il primo anno sono stati cinque e altri quattro nel secondo». La struttura offre ospitalità per massimo dodici mesi, un soluzione che “tampona” l’emergenza abitativa di una famiglia in difficoltà. I genitori però nell’arco di questo periodo devono attivarsi per cercare soluzioni autonome. «Il nostro progetto fu uno dei primi ad essere presentati in Regione nell’ambito della riqualificazione dei beni immobili confiscati alla mafia. In questi anni abbiamo lavorato molto anche sulla sensibilizzazione dei più piccoli. Con Libera abbiamo tenuto laboratori e attività con ragazzi tra i 12 e 14 anni; un’esperienza che ci ha dato molte soddisfazioni». Dal 2011 al 2016 sono stati finanziati dalla Regione 139 progetti, con un impegno finanziario di quasi 3 milioni di euro. A Cervia (nel Ravennate) un alloggio confiscato alla criminalità organizzata è oggi utilizzato come casa rifugio per donne vittime di violenza. A Berceto, invece, una villa confiscata ad un esponente della camorra è stata trasformata in piscina coperta, palestra e biblioteca comunale.

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