Venduti i crediti “cattivi” Nuova Carife verso Bper
Atlante II ha comprato 343 milioni di impieghi deteriorati: prezzo basso, il 19% Ora i debitori ferraresi sono nelle mani di Quaestio. Cessione della banca a luglio
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Passo avanti probabilmente decisivo per la conclusione della lunghissima procedura di vendita di Nuova Carife a Bper. Ieri pomeriggio, infatti, il Fondo Atlante II ha comunicato l’acquisto di un portafoglio crediti deteriorati della banca ferrarese pari a di 343 milioni, con un prezzo medio della transazione pari a circa il 19%. Nelle casse di Nuova Carife, quindi, sono entrati circa 65 milioni di euro, da sottrarre al capitale fresco che il Fondo di risoluzione dovrà iniettare nella banca ferrarese prima del passaggio a Bper, secondo gli accordi siglati mesi fa. L’ultima operazione che il sistema finanziario nazionale deve portare a termine prima del sospirato closing è appunto la ricapitalizzazione, ma vanno comunque acquisite anche le autorizzazioni di Bce e del Dipartimento concorrenza dell’Unione europea, il che fa ragionevolmente fissare alla prima settimana di luglio la formalizzazione della vendita. Non a caso nel comunicato ufficiale si parla del 30 giugno come termine per «la sottoscrizione di titoli da parte del fondo», cioè la definizione della sola operazione annunciata ieri.
Colpisce il prezzo di cessione dei crediti deteriorati, perché il 19% è una delle soglie più basse mai toccate in questa travagliata stagione di salvataggi bancari, migliore solo del 17% con il quale passarono di mano gli Npl delle quattro banche risolte, a fine 2015. Basti pensare che i 2,2 miliardi di nuovi crediti deteriorati di Etruria, Marche e Chieti, prima del passaggio a Ubi all’inizio dell’anno, sono stati acquistati sempre dal fondo controllato da Quaestio Sgr al 32,5% di valore facciale: avevano caratteristiche simili a quelle di Nuova Carife (coperture non complete, presenza di leasing) anche se erano molto “giovani”, quindi presumibilmente meno complessi da gestire. Il portafoglio ferrarese era composto sia da inadempienze probabili che Npl veri e propri, con un 48% di crediti garantiti da immobili e per il rimanente 52% da crediti unsecured con una componente di leasing che arriva da Commercio e Finanza. A posteriori si può senz’altro sottolineare come il ritardo nella fusione della società napoletana di leasing nella Nuova Carife, avvenuta solo la scorsa estate, abbia comportato un peggioramento della qualità complessiva del pacchetto in vendita: bisogna vedere ora la composizione del portafoglio crediti rimasto in corso Giovecca, questione primaria per il piano industriale che dovrà impostare Bper.
La due diligence e la valutazione del portafoglio dell’operazione-Atlante II è stata svolta con l’assistenza del Credito Fondiario, che coordinerà anche i servicer incaricati di impostare il recupero crediti, operazione che interessa ovviamente i tanti debitori della banca da ieri in gestione a nuovi soggetti. Questi nuovi gestori, informa Quaestio, «verranno scelti tra primari operatori del settore del recupero crediti», attraverso procedure competitive.
I crediti deteriorati passati di mano sono maturati in parte nella gestione Nicastro-Capitanio, con esclusione delle sofferenze sviluppate negli anni precedenti e già transitate nella Rev, la bad bank comune alle quattro banche risolte. I debitori ex Carife sono ora nella mani di una delle principali società di gestione italiana, con attivi per circa 13 miliardi di euro e fra le prime indipendenti per asset, che ha come principali azionisti lo stesso management guidato dal presidente Alessandro Penati e la Fondazione Cariplo.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Colpisce il prezzo di cessione dei crediti deteriorati, perché il 19% è una delle soglie più basse mai toccate in questa travagliata stagione di salvataggi bancari, migliore solo del 17% con il quale passarono di mano gli Npl delle quattro banche risolte, a fine 2015. Basti pensare che i 2,2 miliardi di nuovi crediti deteriorati di Etruria, Marche e Chieti, prima del passaggio a Ubi all’inizio dell’anno, sono stati acquistati sempre dal fondo controllato da Quaestio Sgr al 32,5% di valore facciale: avevano caratteristiche simili a quelle di Nuova Carife (coperture non complete, presenza di leasing) anche se erano molto “giovani”, quindi presumibilmente meno complessi da gestire. Il portafoglio ferrarese era composto sia da inadempienze probabili che Npl veri e propri, con un 48% di crediti garantiti da immobili e per il rimanente 52% da crediti unsecured con una componente di leasing che arriva da Commercio e Finanza. A posteriori si può senz’altro sottolineare come il ritardo nella fusione della società napoletana di leasing nella Nuova Carife, avvenuta solo la scorsa estate, abbia comportato un peggioramento della qualità complessiva del pacchetto in vendita: bisogna vedere ora la composizione del portafoglio crediti rimasto in corso Giovecca, questione primaria per il piano industriale che dovrà impostare Bper.
La due diligence e la valutazione del portafoglio dell’operazione-Atlante II è stata svolta con l’assistenza del Credito Fondiario, che coordinerà anche i servicer incaricati di impostare il recupero crediti, operazione che interessa ovviamente i tanti debitori della banca da ieri in gestione a nuovi soggetti. Questi nuovi gestori, informa Quaestio, «verranno scelti tra primari operatori del settore del recupero crediti», attraverso procedure competitive.
I crediti deteriorati passati di mano sono maturati in parte nella gestione Nicastro-Capitanio, con esclusione delle sofferenze sviluppate negli anni precedenti e già transitate nella Rev, la bad bank comune alle quattro banche risolte. I debitori ex Carife sono ora nella mani di una delle principali società di gestione italiana, con attivi per circa 13 miliardi di euro e fra le prime indipendenti per asset, che ha come principali azionisti lo stesso management guidato dal presidente Alessandro Penati e la Fondazione Cariplo.
Stefano Ciervo
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