Acqua in banca. Ferrara evita i razionamenti
Le forniture per uso domestico sono garantite. Il segreto delle vasche Hera di Pontelagoscuro
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FERRARA. Non piove. Ed è un problema. Un problema che in parte ha già messo in ginocchio l’Italia e che sta rischiando di riservare la stessa sorte a Ferrara, da 2 giorni città più rovente d’Italia. C’è poco da scherzare. Alcuni Comuni confinanti (senza scomodarsi troppo, il capoluogo di regione Bologna) sono stati costretti, con ordinanze del sindaco, a vietare l’uso dell’acqua se non per usi strettamente domestici. Quindi rinviati, a data da destinarsi, lavaggi delle auto, raffreddamenti estemporanei di cortili con getti d’acqua, piscine private, fontane (a meno che non si tratti di fontane storiche il cui funzionamento e la cui conseguente manutenzione è legata proprio allo scorrere dell’acqua.
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In rari casi, questo genere di fontane sono alimentate da pozzi artesiani). Insomma divieto di sprecare acqua se non (ma a quel punto non sarebbe più spreco) per questioni legate alla cura della casa e alle prime necessità. Ferrara non è dovuta ricorrere (ancora) a questo antipatico regime di razionamento, ma meglio non esultare prima del dovuto. Eppure le ragioni di questo “vantaggio” tutto ferrarese ci sono e sono molte vicine, strutturalmente, al Po (il fiume, lo ricordiamo, più grande d’Italia). È proprio a Pontelagoscuro, difatti, che sorge il Centro di potabilizzazione delle acque, all’interno del quale vi sono 5 vasche che raccolgono le acque provenienti direttamente dal Grande Fiume.
Sono le vere banche dell’acqua di Ferrara, i giacimenti idrici che consentono ai ferraresi, anche in questi giorni di terribile calura e siccità, di utilizzare i rubinetti delle loro case. È qualcosa di estremamente importante. Hera gestisce direttamente il Centro di Pontelagoscuro, capace di garantire a Ferrara una vitale autosufficienza idrica per giorni. Ma per fortuna, come spiega l’ingegnere Francesco Maffini (responsabile degli impianti acquedotto di Hera Spa) non c’è uno stato di allarme, né tanto meno di emergenza idrica. «Possiamo dire - sono parole dell’ingegnere - che la situazione è al momento sotto controllo da ogni punto di vista. Possiamo anche dire che la capacità di garantire acqua dal Po alle vasche è ottimale, nonostante le condizioni di una certa difficoltà dovute, in generale, al grande caldo». Sta di fatto che, vuoi per le vasche idriche di Pontelagoscuro, vuoi per la posizione morfologica del territorio, ed infine per la vicinanza di Ferrara al mare Adriatico, la città estense gode di una rete di protezione di non poco conto. Per quanto riguarda le cifre, queste danno l’esatta dimensione del fenomeno. Ad esempio in questo periodo, rispetto alla media dei periodi precedentemente presi in considerazione, Arpae ha registrato circa un meno 30% di precipitazioni piovose, un dato per nulla trascurabile con tutte le ricadute, ad esempio, sulle colture agricole. Terra arsa che langue sotto una canicola tremenda.
L’altro valore di riferimento importante, quello che maggiormente balza agli occhi di chi transita sul Po, è il livello dell’acqua: anche in questo caso si parla di un meno, precisamente meno 6 metri e 35 centimetri sotto lo 0 idrometrico (il livello medio/base del fiume). Un altro modo, sicuramente meno convenzionale e più tecnico è quello di ricordare la portata del fiume: attualmente il Po fa scorrere nella sua asta 550 metri cubi di acqua al secondo. Rilevazione effettuata proprio a Pontelagoscuro, divenuta in questi giorni la capitale di questi temi.
Ma non è finita: ieri (23 gennaio) a Ferrara si sono toccati i 37 gradi centigradi. Se si ricorda che le valutazioni termometriche vengono prese all’ombra e solitamente in punti ventilati, si comprende che la tanto discussa temperatura percepita sfiora i 40 gradi. Situazioni difficili per chi si trova in un letto di ospedale, per gli anziani che meno possibilità di muoversi hanno, e di coloro che per lavoro si trovano ad operare sotto il sole. Pioggia, dove sei?
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