«Basta rancori per amore dei figli»
La famiglia scoppia? «Ecco come noi giudici tuteliamo gli interessi dei minori»
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C’è una giustizia che non compare mai, sulla famiglia, quando scoppia, si sgretola. E fa danni, sui figli. I numeri sono impietosi: a Ferrara, boom di separazioni e divorzi: + 51% per separazioni consensuali, + 59% per quelle in contenzioso. «Essenzialmente sono dati dovuti all’introduzione del divorzio breve, con la norma modificata, passata dai tempi di 3 anni di attesa, a 6 mesi per separazioni consensuali, a 1 anno per quelle giudiziarie. E così si sono accumulati nei tribunali i precedenti che dovevano attendere 3 anni».
Dunque nuova regola che funziona, almeno nei tempi?
«Attenzione, vi sono valutazioni soggettive e culturali: se un matrimonio è fallito si potrebbe dire che sei mesi sono pochi per dar tempo ai coniugi per tornare indietro (ripensarci, ndr): ma 3 anni sono troppi e 6 mesi troppo pochi. Ciò che emerge è che la struttura della famiglia è in profonda crisi: in molti stati europei non c’è separazione, si va subito al divorzio, i coniugi decidono di dividere le loro sorti subito, è una opzione a livello legislativo su cui si sta lavorando».
Boom di conflitti giudiziari soprattutto in presenza di figli o figlie minori.
«Quando la coppia va in crisi il primo passo è quello di rivolgersi al giudice che adotta provvedimenti che possano regolare questa separazione: se adulti, ognuno va per la propria strada, ma con figli minori bisogna regolare le fasi della separazione».
Casi che sono quasi la normalità: lei è esperta di diritto in famiglia, apprezzata per l’equilibrio con cui gestisce affidamenti condivisi dei minori.
«Il problema dei genitori in crisi ha ripercussioni importanti: psicologicamente ognuno dei due partner è concentrato con attenzione su proprio dolore, rabbia, disillusione. In questo contesto è facile che un genitore, pur bravo, non pensi al figlio ma a sè, non pensi al danno aggiuntivo che gli viene arrecato con la separazione conflittuale».
Ma i conflitti esistono, spesso non gestibili, e allora?
«Il giudice che ha il compito di massima tutela sui minori ha anche quello di far comprendere ai genitori “conflittuali” che odio, rivendicazioni creano estreme situazioni di disagio che in futuro potrebbero svilupparsi in patologie. Un figlio che perde la consuetudine della vicinanza, soffre dell’abbandono, i genitori non possono essere più onnipresenti e compresenti come prima. Allora i genitori dovrebbero essere forti, riuscire a nascondere il proprio dispiacere umano: il genitore deve separare se stesso dall’interesse del figlio: questa è una manifestazione d’amore per i figli».
Ma non è facile essere genitori, bravi e forti: come decide un giudice in questi casi?
«Il nostro interesse è quello dei minori, gli adulti non destano preoccupazione, dobbiamo verificare per loro condizioni legittime poi ognuno è libero di disciplinare la propria vita».
Coi figli cambia tutto .
«Se ci sono figli entra in gioco il potere d’ufficio del giudice per tutelare al 100% il minore, tutelando l’interesse del figlio e farlo soffrire il meno possibile».
Decisioni spesso interpretate come ingiuste da parte di padri e madri, nessuno pensa siano giuste per i figli.
«L’obiettivo del giudice è adottare decisioni che facciano il bene, non facciano del male al figlio. Tutti i genitori vogliono avere il figlio con sè, per sempre: non è possibile. Dare prescrizioni che garantiscano genitorialità ai coniugi e sicurezza e tranquillità al minore è sinceramente difficile: un compito che cerchiamo di svolgere al meglio».
Dunque nuova regola che funziona, almeno nei tempi?
«Attenzione, vi sono valutazioni soggettive e culturali: se un matrimonio è fallito si potrebbe dire che sei mesi sono pochi per dar tempo ai coniugi per tornare indietro (ripensarci, ndr): ma 3 anni sono troppi e 6 mesi troppo pochi. Ciò che emerge è che la struttura della famiglia è in profonda crisi: in molti stati europei non c’è separazione, si va subito al divorzio, i coniugi decidono di dividere le loro sorti subito, è una opzione a livello legislativo su cui si sta lavorando».
Boom di conflitti giudiziari soprattutto in presenza di figli o figlie minori.
«Quando la coppia va in crisi il primo passo è quello di rivolgersi al giudice che adotta provvedimenti che possano regolare questa separazione: se adulti, ognuno va per la propria strada, ma con figli minori bisogna regolare le fasi della separazione».
Casi che sono quasi la normalità: lei è esperta di diritto in famiglia, apprezzata per l’equilibrio con cui gestisce affidamenti condivisi dei minori.
«Il problema dei genitori in crisi ha ripercussioni importanti: psicologicamente ognuno dei due partner è concentrato con attenzione su proprio dolore, rabbia, disillusione. In questo contesto è facile che un genitore, pur bravo, non pensi al figlio ma a sè, non pensi al danno aggiuntivo che gli viene arrecato con la separazione conflittuale».
Ma i conflitti esistono, spesso non gestibili, e allora?
«Il giudice che ha il compito di massima tutela sui minori ha anche quello di far comprendere ai genitori “conflittuali” che odio, rivendicazioni creano estreme situazioni di disagio che in futuro potrebbero svilupparsi in patologie. Un figlio che perde la consuetudine della vicinanza, soffre dell’abbandono, i genitori non possono essere più onnipresenti e compresenti come prima. Allora i genitori dovrebbero essere forti, riuscire a nascondere il proprio dispiacere umano: il genitore deve separare se stesso dall’interesse del figlio: questa è una manifestazione d’amore per i figli».
Ma non è facile essere genitori, bravi e forti: come decide un giudice in questi casi?
«Il nostro interesse è quello dei minori, gli adulti non destano preoccupazione, dobbiamo verificare per loro condizioni legittime poi ognuno è libero di disciplinare la propria vita».
Coi figli cambia tutto .
«Se ci sono figli entra in gioco il potere d’ufficio del giudice per tutelare al 100% il minore, tutelando l’interesse del figlio e farlo soffrire il meno possibile».
Decisioni spesso interpretate come ingiuste da parte di padri e madri, nessuno pensa siano giuste per i figli.
«L’obiettivo del giudice è adottare decisioni che facciano il bene, non facciano del male al figlio. Tutti i genitori vogliono avere il figlio con sè, per sempre: non è possibile. Dare prescrizioni che garantiscano genitorialità ai coniugi e sicurezza e tranquillità al minore è sinceramente difficile: un compito che cerchiamo di svolgere al meglio».
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